Bellomi Daniele
dal poemetto inedito La testa
la testa non abitua al fondo
e neppure
il resto ci permette di scavare
ma stare
come altri a sdraiarsi sulla bocca
no
non si può fare
che non c’è spazio di casa
che interessi
ogni stanza ha il suo loculo
spaventoso e basta se l’esterno
è libero
di girare per la propria traiettoria
asciutta
indenne
allora svegliati o àlzati correndo
porta l’acqua sul corpo come schiaffo
portalo e mischiati
fuori se la testa
non si è ancora incastrata nei muri
che siano davanti ai fossati
le cinte
da scavalcare
oltre le quattro mura
che conosci
e rinunciabili
da distimie (quattro variazioni disarmoniche sul tono dell’umore)
gas, telefono, centomila rubli sono solo
frazioni,
quasi membrane lì fuori, non sanno
di ossidarsi
(della fatica con rottura) gli argini
e le piaghe
metalliche nelle catene di respirazione:
ancora ho
una bicicletta che dà spazi di manovra,
ma non prima di un esame al cranio,
ai movimenti che può fare
la mandibola se rotta,
due assi convergenti
non mai pensare a ciò che è stato calcolato, non
la posizione delle docce nelle ossa, non
le anse
che paiono nicchie, absidi per le infezioni,
non più nemmeno
oltre le strutture, mai i nervi
in fasce,
gli eventi sottoposti a una frattura
so ciò che penetra, ancora
oltrepassa la matrice
e non è un balzo, una foto
in diverse posizioni, un cardine
delle incisure
che porta la continuità dei solchi, i tratti
di strada tolti alle automobili,
ma lo spazio giusto per fissarsi al manubrio,
mani ferme
all’impatto, a ciò che forse non precede
*
da altre oscillazioni
ora si cade
e il meno possibile è vedere se questo crampo
che è quasi un corpo
si apre ed è un ritorno che svela
il legamento
un nervo che si stringe e si allarga seguendo
lo spazio nascosto dalla terra
e così questo accade per tutti
un corpo si muove e se i tutti sono
milioni o sono vite
sottovoce cieli inferiori
dove sono i soffitti e cosa portano
fra noi?
solo una cosa nuova
lascia la propria lingua altrove
non si può avere traccia
di segni sconosciuti accettare
la pietra come pietra
il noto la statica le zone
morte come zone morte
perché lì si entra
dappertutto
e dove si esce se si esce
ovunque si è solo luce trasversale
*
non siamo ancora al racconto, non stiamo a dirci che mezze misure
e poco altro in una volta è inverno anticipato, perché
c’era una volta la primavera e da sempre il ritardo è di ieri sono ore
lunghissime, a fiato corto sempre io, e loro più atroci, restando
internamente lievi eternamente sui bicchieri o fatte fuori dal ballo
e dal vaso solo io, ci sono solo io e gli altri pure mentre
altri ci saranno nonostante, uguali in questa confusione
non è un racconto e non so dove andare a parare, che tutto
è troppo e la luce strilla e in nessun modo suona a vuoto
l’astinenza delle corse in cui si spera, sparata fuori dal mucchio
insperata attorno al proprio giro la smania non si accoglie
come fede e il solco sulle dita non si lascia e il tornio non si batte
sui cento metri o al filo della lama, perché gli spazii sono uguali,
restano chiusi in quarta allo stacco della mano è come
se la schermaglia contenesse il salto del dire che il resto
non è che uno, il racconto non è il resto, uno è lo spazio che ci sbalza
per sempre l’incisione di una vita e allora torna sempre
al lavoro del tuo dire che non possiamo ancora stare qui se non possiamo
rimanere appesi ed entra in tempo ed entra qui prima che tutto si richiuda

Nota biografica:
Daniele Bellomi è nato il 31 dicembre 1988 a Monza, dove vive. Conseguita la maturità classica, è iscritto al Corso di Laurea Triennale in Lettere (indirizzo Moderno) presso l’Università degli Studi di Milano. Ha seguito il Corso di Poesia Integrata, nel periodo 2010-2011, sotto la direzione di Biagio Cepollaro. È co-fondatore e autore del blog Plan de clivage, incentrato su poesia e scritture sperimentali, e del blog Arsemicosis, dedicato ad elaborazioni grafiche e asemic writing. È autore del blog asemic-net e membro del collettivo di scrittura e blog di ricerca eexxiitt, avviati entrambi da Marco Giovenale.
Presenta alcuni testi da una raccolta inedita intitolata La testa ed altre poesie.
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