Diego Bertelli

Ama le cose leggere come
il solletico sul collo un bacio
sul capezzolo fare l’amore
sulla sabbia.
La sua natura
è quella — penetrante — della piuma.

/

La sigaretta messa in bocca,
quasi in gola, e la sua voce masticata
perché fuma, finché tace
e aspira
con le gambe incrociate
quell’odio ventenne
per tutte le cose scontate.

/

Bisogna esserci portate
per certe vacanze per certi
sorprendenti luoghi e cose
per farle andare come vuoi
facendo
come se
a farlo fossi io.

Bisogna esserci portate,
e io ci porto te.

/

Ti ricordo come l’odore di bagno-
schiuma dopo la doccia nell'aria
di luglio la mattina
ti bacio fresca
come i capelli bagnati come
lo shampoo che va negli occhi

con gli occhi chiusi.

/

Ragazza bionda dalle trecce da tirare
come a una compagna
della prima elementare
su quell’asciugamano guardo
la tua ora da gabbiano sullo scoglio
che si scuote come piume
il corpo sul costume

delicato e senza protezione.

/

Cedo di fronte
alla sua offerta bionda,
penso al sole
che tramonta e non ha dubbi,
non importa:

penetra il mare il monte
la pianura.

/

Domandarsi che cosa sia stato,
perché ieri mi eri vicina
e oggi sei scomparsa,
forse, non bisogna,
ma resti il profilo di una donna,
«indiscutibile come il destino»,
ho letto una volta.
/

In questi quaranta minuti
di ritardo alla stazione
mi hai baciata come si bacia
a quindici anni, tanto, e con
la lingua, e con le mani dentro
ai jeans dicendo

la gente ci guarda, lo vedi?,
la gente vorrebbe baciarci.

/

Tu che slacci il vestito
nell'ingresso quando io
non me lo aspetto sembri
l’onda del mare che arriva
alla pancia a un certo punto:

nessuno può stare lì fermo
ad aspettare troppo.

/

Con tutta quell’acqua che
ci è entrata nelle orecchie
nella bocca tuffandoci
nuotando, con tutte le
onde che abbiamo preso
dritte in petto con un salto
e con il sole, che rendeva la
pelle iridata, brillante di sale:

ci siamo sentiti un po’ pesci,
ed era bello
non aver bisogno di parlare.

/

Adesso lo sai, lo sappiamo.
bisogna arrivarci a certe cose,
piano piano. A certe cose
che sono — a saperlo — una mano

giocata dal destino.

/

Avevi odore di bucato
sin dal primo bacio,
e baciavi con un po’
di titubanza su che cosa fare
dopo. Se io salgo, tu non
torni, se non salgo tu non torni
in ogni caso: faccio così
perché mi piaci, perché mai
mi hai cercato?

/

Qui fuori il rumore di pioggia
si sente sugli alberi e i miei
pensieri abbagliano la stanza
in ombra come lampi
tra le nuvole la notte e tu
sei il tuono, non serve neanche dirlo,
arrivi dopo, fai la tua grande
entrata, rotoli anche nelle
costole.

/

Una breve variazione
di spazio o forse il pensiero
di fare qualcos’altro, mi muove
lì dove non devo sapere il tuo odore
nella camera da letto nelle faccende
improvvise nel niente in ciò

che è perso e non si perde.

/

Bianca come il segno
del costume sulla schiena,
come la traccia lasciata
quando mi saluti. Bianca
in ogni caso come a dire
la pagina che oggi
ho potuto — pensandoti — riempire.

/

La tue mani siano sempre curate,
quando le stringo
senza pensare. Me ne accorgo
solo dopo se fanno bene,
se fanno male. Sento tutto
in quel momento
come un coltello. Sulla pelle
le mani sono lame — dell’anima.

/

La stretta o la fretta, non so bene,
è questa mora confusione
della pelle, dei tuoi occhi,
del confine tra parole e fatti

che non ha neppure fine.

/

La pioggia improvvisa d’estate
è come il pensiero di te:
costringe ad andare, lascia
quel vuoto inatteso sul mare

non fa, per un po’, ritornare
nessuno.
 

Nota biografica: 

Diego Bertelli (Pietrasanta, 1977) vive e lavora a Firenze. Suoi articoli e saggi sono usciti su riviste italiane e internazionali, fra cui «Paragone», «La Rassegna della letteratura italiana», «Poesia», «MLN» e «Forum Italicum». Ha pubblicato L’imbuto di chiocciola (Edizioni della Meridiana, 2005), Premio Astrolabio Opera Prima, I giorni del vino e delle rose (Valigie rosse, 2016), in collaborazione con Silvia Rocchi, Viaggio al termine delle scrittura e un volume di tautogrammi con illustrazioni di Giuseppe Calandriello per le Edizioni GDFAEOA. Calvino Pasolini Bazlen Parise Cattafi (Le Lettere, 2017). Suoi racconti e poesie sono usciti su Nazione Indiana, Poetarumsilva, Niederngasse, Cadillac, e Little John e nell’antologia Toscani maledetti (Piano B, 2013). Ha curato il volume: "Tutte le poesie" di Bartolo Cattafi. È redattore della rivista «TheFLR».