Lorenzo Foltran

Misuro il tempo perso in aeroporto
all’andata e al ritorno.
Deposito, ritiro del bagaglio,
insieme pieno e vuoto,
stipato nella stiva con il peso
dei ripetuti addii
di un apolide oppresso dal congedo,
ritornando all’esilio.
Il volo della fine delle feste,
il conto alla rovescia
verso il prossimo imbarco, nuovo viaggio,
con doppio passaporto.
Come turista della propria terra,
il prodigo riflusso.

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Quando è inverno, c’è nebbia
e la città galleggia
posata appena sull’antico legno
e sulla pietra, approdo dei mitili,
la risacca del tempo bagna lenta
pontili e boccaporti.
Ponti celano tra fumi e vapori
gradini verso il nulla
di silenziose calli e balaustre.
Né lumi né ombre, tutto è stasi, attesa
della marea che sale.
Slaccia così gli ormeggi salsi il mare
e gli stremati remi.
 
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Terra, terra di coste e di ricordi
sui cementi, rovine di limoni.
Colonne, capitelli, archi, parenti,
costretti, rassegnati a vivere oggi
dove domani moriranno soli.
Stretta tra mari, fiumi e terremoti,
tangenti e scarti umani,
isola bella solo da lontano,
al riparo di esili volontari.
Senza futuro tremi
e con storie di imperi ti consoli.
Poeti in cerca di rima e di naufragi
sono ricchi i tuoi porti,
di santi declamati senza incensi.

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Sottintese presenze nelle stanze,
di parenti e famigli,
di porte che si chiudono, di passi,
la luce che si spegne,
uno starnuto, il suono di una voce:
il respiro di casa.
Ciascuno con la certezza dell’altro
nelle proprie faccende.
L’illusione che tutto resti tale
domani pomeriggio.
Di quei giorni che lenti si attardavano
resta un bisbiglio calmo,
un silenzio che mormora discreto:
perché non sei rimasto?
 

Nota biografica: 

Nel 2011, ho conseguito la laurea magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre con la tesi La Musa e il Poeta: la relazione io-tu nella lirica amorosa tra origini e contemporaneità. Successivamente, mi sono diplomato in management dei beni e delle attività culturali dopo aver seguito un master di secondo livello tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ho lavorato per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma, e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi, dove attualmente risiedo. Mie poesie sono comparse sulle riviste letterarie Poetarum Silva, La presenza di Erato, Margutte, Yawp, Locomotiv, Ellin Selae, Lahar Magazine e sul quotidiano La Repubblica. Nel 2019, ho vinto il Concorso Nazionale Sinestetica per poesia inedita e ho partecipato alla manifestazione Polisemie – Festival di poesia iper-contemporanea.