Il carcere dei bambini.

stanotte sono debole
molto debole amore mio.
non è la prima volta
che non riesco a dormire
ma stasera sento forte il peso
della mia condizione.
salvo di me
la mia innocenza
la mia mancanza di malafede
e la mia capacità
di inventare
cose peraltro che non mi danno
di che vivere.

sono stanco stanotte
stanco amore mio
stanco di uscire la mattina
e tentare di mangiare
e di far mangiare
a rischio e pericolo
stanco di dover chiedere agli altri
di aiutarmi
stanco di non sapere
se riuscirò a mantenere questa casa
stanco di cercare e non trovare.

certe volte come adesso
questa casa è come un carcere
questa città è come un carcere
questa mia testa è come un carcere
e ciò che è peggio
penso che tutto il mondo
tutto il mondo lo sia.

fuori dal mondo
in tutti i sensi
standoci dentro:
in questi momenti
mi sembra davvero
un paradosso.

mi domando
che senso possa avere questa condizione
penso
che ciò che ho già fatto
sia quello che dovevo fare
e che altro non devo
non che non riesco.

mai come in questa notte
che fuori piove
pioggia sottile
ed aria calda ancora
mi pesa come non mai
la tua lontananza
mi perdonerai?
mi perdonerai tu questa lettera?
ti prego solo
di non farmela pesare
di non chiamarmi egoista
almeno questa notte
in cui sarebbe tutto più facile
se tu fossi qui
solo per farmi addormentare
solo per permettermi di riprendere le forze
e continuare a cercare
e continuare ad aspettare
e continuare a sperare
che tutto si risolve
che prima o poi ritorni.

stanotte
tento di pensare al futuro
e non lo vedo
non ci riesco
penso a me
come a qualcosa di inutile
e non in senso intimamente spregiativo
inutile per gli altri

tranne che per i miei figli
ci voglio credere

e per te
ci voglio credere.

detesto non dormire
io ho sempre dormito
detesto l'insonnia per i soldi
per i debiti
per le paghe in ritardo
per le tasse
purtroppo stanotte
stanno vincendo loro
è la realtà che conta
per poter dormire
non i sogni
ed io stanotte
sono sconfitto dalla realtà.

amore mio
so che questa lettera ti porterà angoscia
so che un uomo dovrebbe saper tenersi dentro
e disturbare il meno possibile.
ma io stanotte
non mi sento un uomo
non mi sento affatto un uomo
mi sento incarcerato
nel carcere dei bambini
là dove vanno reclusi i deficienti
nel senso letterale
che deficiano
che non hanno
se non carenze
da colmare.

ed io stanotte
non ho la forza di colmare più nulla
nemmeno la mia incapacità di tacerti il mio stato
sperando tu mi possa lo ripeto perdonare.

adesso sono in stallo
avevo previsto tutto
allora non sapevo fino a che punto
stessi parlando di me!
in questo mi riconosco
un potere agghiacciante
di andare sempre in ogni cosa
e in ogni caso fino in fondo
forse ne morirò.

anche stanotte sono fino in fondo.
mi riconosco
e mi sento un po' meglio.

Commenti

Anaforica spossatezza

"che deficiano" è il verso intorno a cui tutto ruota

/.!?

pensavo: senza a capo, senza punteggiatura, senza pause, nessuna domanda, nè esclamazioni, senza fiato o meglio tutto d'un fiato, come sarebbe?
non mi piace, ma senza far andare le frasi a capo, in un flusso ossessivo e ossessionato, continuato, forse l'angoscia e il "carcere" sarebbero più netti, e non solo (de)scritti.
un saluto.
mgd