L'ultimo giro di giostra

Cos’hai da offrire a una donna? Chiedilo alle altre, piccola incantatrice insolente, la tua fronte arrotondata reclama tutele e mi impone indesiderati sguardi paterni: nessuno ha mai parlato abbastanza delle tue mani. Eppure basta un attimo per capire come andrà a finire, ma non mentirmi e non simulare mai, ti prego. È difficile spiegarti le cose se mi guardi così: perché non mi hai ricevuto nella stanza più grande, al tavolo di vetro? Non era necessario, qui sei altrettanto pericolosa e non ho alcuna intenzione di disinnescarti. Fermami, sono eccitata, non reggo il tuo sguardo, mi paralizzi. Mollerei tutto per te stanotte, non ti giudico male, ma cos’hai da offrire a una donna? Tieni alla tua intelligenza, al tuo pragmatismo, un amore tiepido ti farebbe impazzire. Stai attenta, è pericoloso vivere di slanci, il nostro gioco non prevede il risultato di parità. Parto avvantaggiato, ti domo, prevedo le tue mosse, cos’ho da offrirti? Un canto distratto, una voce rotta, la pietà di alcune biografie, racconti di viaggio, il mio dolore a puntate.

Nella spa di una lussuosa palestra della periferia gentrificata di Milano l’acqua mi avvolge l’occipite e peace will come, and peace will come, and peace will come in time e sento il desiderio di vedermi scivolare, per un attimo il sollievo del respiro interrotto, l’idea di vincere a temperature e in colori finalmente confortevoli. Passo in rassegna le sconfitte: le sciocchezze, un’orsa, la mia storia vera, il modello migliore rotto, il prototipo funzionante del modello migliore, alcuni disperati appigli scivolosi. Chiedo che venga anticipato il momento del giudizio, mi dichiaro colpevole, ho le prove: una palla di cannone nel petto, indossata da anni con un certo aplomb; un tempo si presentava solo al mattino, ora mi invade il torace, schiacciandomi il diaframma e contraendomi il dorsale, occasionalmente dolente – dosi sperimentali di un farmaco non gastroprotetto mi rimettono in piedi per l’ultimo giro di giostra – non ho più nulla da perdere.

Lucida e insolente, già colante di piacere, l'incantatrice fissa le labbra del ragazzo, che aveva ipotizzato di non violarla: io sono libera e tu mi fai bruciare. Veniamo al punto. Dalle mani al viso il percorso più breve per ricordarmi com’è essere desiderati – là fuori il bagliore di una pistolera che piange nell’abbraccio del ragazzo, siamo entrambi rotti, lo so che tu non molli mai nessuno, ma mi deprimeva l’idea di averti perso per strada: ho fatto una strage, ma sono morto solo io, dedico questo calice al tuo bellissimo cuore, l’ultimo a commuovermi – e l’incantatrice beve il vino di entrambi, la fronte larga e arrotondata dovrebbe ispirare tenerezza e invece tocchi il ragazzo incredulo, il dolore è rinviato per alcune ore.

Sul prato di piazza Leonardo un carlino corre attorno a due figure e attorno allo sbaglio, un monito tenero, come tutto non è mai potuto essere: più mi confondi e più comprendo, hai il merito della spontaneità e della bellezza, da cui il ragazzo si difende con esperienza, se non altro, e orgoglio. I pensieri osceni vivono asserragliati in ricordi frammentari, la caccia al tesoro del suo sangue in giro per l’Italia, la lapide in Stazione Centrale, dove il ragazzo fu eroe per l’ultima volta: l’ultimo vero bacio, l’ultima sincera erezione.

L’acqua sale e io scivolo in basso, sento la vibrazione dell’impianto, il ritmo della discesa, mentre invade i condotti uditivi. Della meccanica dei fluidi ho sempre ammirato la prevedibilità solo parziale, la casualità dei percorsi: ho il tempo di riflettere su leggi fisiche immaginarie, mentre una luce blu intensa si rifrange sul pelo dell’acqua, senza penetrare il centro delle pupille, disperse nel nero assoluto che si genera dai miei ventricoli. Il sollievo di smettere per un attimo, il silenzio, l’assopimento più dolce, la violenza svanita. Molto era da offrire, ma fu dissipato: a me, come uomo fortunato, fu offerto di godere alla pari di tutto il bianco accecante, di ogni lembo di pelle, di ogni gemito provocato. Nessuna redenzione per il sabotatore.

Time will come, and time will come, a time will come for us.