Approfondimenti

ALBERT CAMUS A MARIA CASARÈS 4 (1949)

Camus

ALBERT CAMUS A MARIA CASARÈS

Rio
h 10.30, 27 luglio [1949]

     Mio caro amore,
     sono rientrato l’altro ieri sera da Bahia, per trovare la tua lettera del 18 luglio. Ma sono tornato a letto con una febbre e un’influenza moltiplicate. Ho passato l’intera giornata di ieri a letto, incapace di scrivere. Ma sono riuscito a pensare alla tua lettera e non ho smesso. Stamattina, va molto meglio.

     Tu hai ben compreso le mie intenzioni, in effetti non riepilogherò quanto sopra. E voglio dirti subito che la tua lettera è troppo angosciosa, troppo persuasiva, per cui io non cerchi di fare ciò che tu credi di essere il meglio. Ma vorrei parlarti con tutto il mio cuore come ho sempre fatto. E dirti che non ho molta speranza in questo miglioramento. Continuare la mia vita, è continuare a recitare il mio ruolo, è, a dire il vero, partire per il Sud o altrove quando sarà necessario, accompagnare coloro che mi circondano, lasciarti a volte, e cercare di esprimere sofferenze inutili, e scegliere il buono finché è possibile. E tutto quanto possa essere immaginato teoricamente, è praticamente insopportabile per una creatura come te. Ogni conseguenza, ogni evocazione di questa vita, risuona nei tuoi gesti, lo so. E per me basta che il tuo viso taccia perché tutto mi abbandoni.

     Senza dubbio, tutto sarebbe possibile se mi aiutassi. Un pizzico. Perché resterei ancora io e la sfortuna con cui gioco a dadi nella menzogna, e quella sensazione di soffocamento che mi accompagna per giorni. Ma è vero che sono pronto a tutto, tu mi ci hai condotto. Ma penso che non mi aiuterai. Non credo che saranno generosità o amore a mancarti, ma la forza fisica. Scoppierai e allora saranno la tua fronte corrucciata, delle parole terribili e atteggiamenti che non riuscirò a dimenticare. Io ti amo così profondamente da poter resistere a lungo e guardarti ancora a forza d’amore. Ma ogni volta questa forza viene distrutta in me, e potrebbe venire un giorno in cui non avrò più la forza di trattenerti. Non avrò che quella di soffrire.

     Forse mi sbaglio. Rileggendo la tua lettera, trovo ogni volta una fiamma e una decisione che mi donano speranza. Sì, è alla tua felicità che ho pensato e che penso. Tu lo sai bene, non ho mai desiderato altro che quella fiamma sul tuo viso. Durante quei lunghi anni in cui sei stata lontana da me, mi dicevo che se avessi avuto la certezza della tua felicità, l’amarezza in cui mi trovavo, sarebbe sparita. Ma non potevo credere a quella felicità. Oggi una grande parte della mia sofferenza è costituita dalla mia impotenza in questo. E dall’idea terribile che mi viene a volte, quando mi dico che ti impedisco forse la vita che ti converrebbe. Ma la tua lettera mi convince che quello che volevo fare non ti porterebbe felicità (ah! tu non conosci l’eloquenza di cui sei capace!). Quindi tutto è davvero basato sulla forza del nostro amore. È vero che non ho mai riposto speranza che in lui.

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     Anche io, amore mio, ho sognato e sogno una vita con te. Ma altre volte, quando mi ritrovavo in difficoltà, sognavo di un accordo superiore, di una sorta di matrimonio segreto che ci avrebbe uniti al di sopra delle circostanze, ovunque ci trovassimo l’uno e l’altro, di un mirabile legame che non avremmo cessato di fortificare, inaccessibile agli altri ma per noi vero cordone nutriente. Ho pensato allora che tu ed io, promessi, agganciati l’uno all’altro fino alla morte, per come la sento io, allora avremmo potuto vivere quello che doveva essere vissuto ma lasciando intoccabile il vero cuore della vita, della nostra vita, ritornando l’uno all’altro con la stessa certezza, la stessa intelligenza, la stessa tenerezza. Una patria perpetua, per entrambi, e per noi due soli, capisci? Una certezza così profonda e così naturale, da rendere facile tutto il resto e che ci rendesse liberi e migliori per gli altri. Un sogno, senza dubbio? Ma noi non siamo edificati sul modello comune e potrebbe non essere possibile avere il destino di tutto il resto del mondo. Quello che ci è mancato in quattro anni è la reciproca conferma del nostro amore. Oggi, ce l’abbiamo. Sulla base di questa certezza tutto è possibile, tutto senza eccezioni. Ho voluto per tutta la mia vita la complicità (nel senso buono della parola) totale con un essere. Io l’ho trovata con te e allo stesso tempo un nuovo significato per la mia vita. Allora forse, in effetti, possiamo provare a fissarci al di sopra di ogni cosa. In ogni caso, o sarà questo sogno o sarà la distruzione.

     Ma è anche vero che preferisco correre incontro alla distruzione insieme a te, che conoscere una solitudine confortevole. In ogni caso, e poiché tutto dipende dalla nostra forza, non possiamo abbandonarci alla sfortuna senza avere lottato fino all’esaurimento. E io ti amo così tanto che è abbastanza per donarmi un’energia inesauribile.

     Ecco una lettera folle, mia cara, ma te lo dico con entrambi, dubbio e speranza. Cerca solo di capire che la mia speranza non si appoggia che su di te. Che io conosco abbastanza miei punti di forza, i miei doni, il mio amore, per dedicarmi con fiducia a tutto quello che dipende da me. Per quello che ti concerne, ho vinto il gusto per la distruzione che mi era familiare insieme a te. Non sono sicuro che tu abbia fatto altrettanto. Io ti ho spesso detto che era la strada più facile. Quello che si offre a noi è un cammino in salita. Ma io conosco fin troppo bene il tuo animo e le tue esigenze per dubitare di te e della tua decisione. Come che sia, lascia andare la tua angoscia. Non farò mai nulla senza essere in accordo con te. Il tuo accordo, la tua approvazione profonda, è tutto ciò che possiedo al mondo e tutto ciò che desidero realmente. Scrivimi velocemente per dirmi che mi ami e che mi aspetti. Dammi la forza di finire questo interminabile viaggio e perdonami di non aver saputo portare che una felicità così difficile e così strappata. Presto, l’esilio finirà, e tu mi starai addosso. Presto, il tuo viso, i tuoi capelli, e la tua luce tremeranno tra le mie braccia. Sì, a presto mio caro amore. Io vivo di te, nel frattempo.