Approfondimenti

ALBERT CAMUS A MARIA CASARÈS 7 (1950)

Albert Camus à Maria Casarès

Martedì h 15 [3 gennaio 1950]

     Da quando ti ho lasciata le ore sono passate non so come - nell’indifferenza. Una volta sul treno, al suono del fischio, qualcosa si è svegliato. Avevo male. Ho guardato la bocca delle persone. I passeggeri dei wagons-lits non ci rendono fieri. Era un’incredibile accozzaglia di ceffi feroci o volgari. Ho pensato ai Giusti. Esattamente, ho pensato che la sola giustizia possibile sarebbe una nuova redistribuzione dell’ingiustizia. Perfetto. Mi sono coricato. Ho preso un sonnifero. Eppure non mi sono addormentato che all’alba. Il rumore delle rotaie, le fermate nelle stazioni, la notte, le persone che corrono, che chiamano: io pensavo a te, io pensavo a te. Che cosa ci faccio qui? È tutto quello che penso. Alle otto, mi sono alzato, ho aperto le tende: ero davanti al mare. Non ho sentito niente. Mi sono lavato, sono andato al vagone-ristorante, attraversavamo l’Estérel. C’erano gli alberi che amavo, le colline, la terra rossa. Non ho sentito niente. Dopo Saint-Raphael, il mare di nuovo. E sempre niente.

     A Cannes, ero atteso dall’auto del centro elio-marino di Vallauris (centro diretto da Robert). Sfortunatamente il direttore e sua moglie erano venuti ad accogliermi. “La credevo più vecchio, maestro.“ “Lo sono, madame, ma le apparenze sono contro di me.“ “E la vita a Parigi, maestro?“ “Alti e bassi, madame“ eccetera eccetera. Infine, Cabris. Là, è il vero silenzio. Il vasto paesaggio davanti al villaggio su un picco, l’aria pungente e leggera. Qualcosa si è risvegliato in me. Un odore di erba e ho rivisto Ermenonville, il bel cielo di settembre - e una sorta di furore, una rabbia di disperazione e amore mi è salita bruscamente il cuore.

     Ti scrivo dal mio letto, in albergo. È una camera di quelle che non piacciono a Michel, ma dove ho pace. Aspetto che la casa sia pronta. La fontana del villaggio scorre sotto le mie finestre e sento il suo leggero rumore. Ti amo. Vivo di nuovo. Vivrò con te qui, nella pena ma nell’amore. Aspetterò soprattutto le tue lettere. Scrivi ad A. Camus, Cabris, par Grasse, Alpes-Maritimes. Basterà. Ripeto, CABRIS par GRASSE, Alpes-Maritimes. Scrivi. Presto. Dimmi tutto di te e delle tue giornate. Io, ti racconterò i dettagli. E soprattutto l’amore inebriante che mi colma ora, la mia fiducia e la mia tenerezza. Maria, Maria cara, tutto questo è un brutto sogno dal quale ci sveglieremo insieme e per sempre. Ti abbraccio, mio caro amore, ti stringo contro di me. Mi sento così male, lontano da te.

AC

00006689

Venerdì h 11.30 [13 gennaio 1950]

     Sono un po’ inquieto per la mia lettera di ieri. Non avevo il francobollo e in effetti l’ho affidata a un contadino di Grasse che aveva l’aria alticcia. Ma l’ho capito troppo tardi. Dimmi se l’hai ricevuta (quella datata giovedì).

      Oggi il tempo è stato meraviglioso, una valanga di luce e vorrei stare con te sotto questa pioggia di luce, e colare insieme, noi e fonderci. In mattine come questa la vita grida dentro di me. Ma non è sgradevole.

     Ieri pomeriggio ho risposto a un’interminabile corrispondenza. Niente di appassionante. Ho ricevuto il numero dell’Esprit che mi è in parte consacrato. L’articolo di Bespaloff è ammirevole. Quello di Mounier è come gli spaghetti: fila. Non ha corpo. Ma io non mi sapevo così oscuro. Credevo che ci fosse del sole nella mia opera. Tuttavia mi sbagliavo senza dubbio. A meno che questi cretini ignorino sistematicamente il lato pagano di quello che faccio. Vuoi che ti invii questa copia?

     Stamattina ho corretto le bozze dei Giusti. Con un’emozione che non era letteraria. Il libro uscirà in febbraio. Ah! Dora cara!

     Domani arrivano i Gallimard. Ieri è venuto un pastore tedesco, magnifico, che la padrona di casa ci ha mandato in custodia per qualche giorno. Kim, si chiama Kim, non mi lascia più e pretende anche di dormire con me. In questo momento mi sta leccando i piedi per distrarmi da te. Ma gli ho spiegato la situazione e credo che abbia capito.

     Conosci un produttore che si chiama Cartier? (Marcel). Mi fa delle proposte per La peste con un tono che mi piace. Ma vorrei saperne di più.

     Ah! Cara, c’è qualcosa in me che voglia di estendersi, allungarsi verso te! La primavera, presto! Ritrovare il naturale, l’abbandono, un gioire innocente. Scrivimi molto. Che cosa fai? Pensi a me? Morirei se ti perdessi, sappilo almeno. Bisogna che dia questa lettera al fattore se voglio che parta domani. Ma non senza dirti ancora che ti amo e che conto le ore che mi separano dal tuo bel viso. Riposati soprattutto, riposati nel mio amore. Vivo di te, solamente e sempre, Maria cara.

A.