Approfondimenti

Alfonso Lentini

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Grazie alla parola, noi umani possediamo un potere immenso, ma attraverso di essa scopriamo anche i nostri limiti: la parola non basta a rivelare del tutto la nostra condizione. Non basta a spiegare il mistero che avvolge ogni cosa. Esiste una barriera semantica oltre la quale le parole, specialmente quelle che usiamo nella quotidianità, non possono andare.

A partire da questa riflessione, negli anni, ho “scritto” su qualsiasi superficie scrivibile ed ho voluto attuare un progetto di fuga: fuga dalla gabbia della pagina cartacea, fuga dall’univocità verso la pluralità dei sensi. Tale progetto, la messa in crisi della “pagina”, ha radici lontane e risale almeno alle avanguardie storiche o ancora prima, ma nei nostri anni assume un valore forse anche maggiore, in seguito alla sempre maggiore molteplicità dei linguaggi e complessità della rete comunicativa dove il ruolo della pagina tradizionale perde gradualmente centralità.

Ma cosa ho scritto? A differenza di testi più compiuti che ho pubblicato in altri contesti, quasi sempre nelle mie operazioni artistiche ho scritto asemicamente. Più che il contenuto significante della parola, infatti, mi ha attratto l’azione dello scrivere in sé, il gesto consapevolmente irregolare che dà forma a una scrittura anch’essa irregolare.

Scrivere asemicamente significa prima di tutto puntare l’attenzione sulla problematicità del fatto comunicativo. Significa prendere atto di un corto circuito della comunicazione che nel linguaggio abituale, logorato dall’uso e dai condizionamenti di ogni tipo, azzera il senso profondo delle parole. Significa mostrare, su un piano politico, la falsità, l’inaffidabilità della lingua quando essa viene usata per opprimere e per mistificare. Ma significa anche andare alla ricerca di una modalità altra di costruzione del nesso significante/significato: un progetto di fuga, appunto; un percorso per azzardare l’uscita dalla gabbia.

Alfonso Lentini

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