Approfondimenti

Avanti con le visioni. Aleggio sulla superficie della luna

ipnosi

Servizio di un canale satellitare sui medium. Discorsi sugli ectoplasmi che fuoriuscirebbero, almeno in certi casi, non solo dalla bocca ma (pensa te!) da qualsiasi orifizio del corpo. Pareri di un medico, un parapsicologo e un teologo in proposito. Dopo un lungo spot pubblicitario, ricompare il faccione saccente del giornalista-intervistatore.
«La scienza sta analizzando da anni il fenomeno della trance, basandosi anche su dei residui di ectoplasma ritenuti autentici. In entrambi i casi, è inutile scomodare il soprannaturale. È stato ampiamente dimostrato, ormai, su base empirica che bla bla bla…».
 

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Non c’è niente, per me, di più struggente di un film il cui protagonista è morto prima che la pellicola sia uscita. O forse sì. Un film il cui protagonista è morto ancora prima di aver concluso le riprese, com’è accaduto, per esempio, con Il corvo diretto da Alex Proyas. Mancavano soltanto tre giorni, per finire il girato. E il figlio di Bruce Lee, Brandon Lee, è stato ucciso da una pistola che avrebbe dovuto essere caricata a salve. In sintesi, questa tragica storia è una storia fatta di disattenzione, capsule a percussione e cariche deboli, canne ostruite e proiettili veri, e soprattutto sfortuna. Sfortuna, sì, va detto e ripetuto. E poi anche distanza. Che fu breve, soltanto qualche metro, e sfortunatamente rese vana ogni forma di resistenza umana fra lo sparo e l’addome.

Quando lessi la notizia, una sera che mi ero lambiccato senza costrutto sulla tematica Amore-Morte nel romanticismo, rimasi turbato nell’apprendere che la scena fatale a Brandon Lee era stata quella in cui all'appena resuscitato Eric-Lee, ritornano alla mente le dinamiche della propria morte, e di quella, imperdonabilmente brutale, della sua fidanzatina Shelly. Preda dei sentimenti, non riuscii quasi più a dormire quella notte. Alle prime luci del giorno, in uno strano, inaudito, inconcepibile risveglio, all’improvviso sentii un rumore, come se qualcuno stesse bussando alla mia porta. E mi trovai a pensare che anche al di là del Corvo e di Lee Jr., naturalmente, ogni spirito inappagato, reso invulnerabile dalla sua nuova natura ultraterrena, può aggirarsi silenzioso fra vicoli e alture di una città del tipo della mia così come nei meandri di una mente impressionabile. Ma questa sarebbe un’altra storia, e stavolta, forse, una storia bella.

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Avanti con le visioni. Aleggio sulla superficie della luna, è notte fonda, e provo ad assaporare la mia solitudine nel nero delle ombre. Cerco di chiudermi in me stesso ma non vedo niente, non sento niente, né il silenzio né il rumore… mi areno nello spazio… senz’eco e senza voce. La luna, adesso, è solo il trampolino per un balzo verso il nulla. Mi do una spinta e affondo sempre di più dentro all’enigma.
L’immaginazione perde colpi. Dopo la morte di Lee Jr., a Hollywood hanno deciso che quando si gira la scena di una sparatoria l’arma non deve essere puntata direttamente verso l’individuo, ma con un’angolazione di 30°. Nel cosiddetto post-moderno non c’è alcun vero motivo per non guardare con indifferenza ai fantasmi, quando il mondo di mezzo in cui si muovono i già morti, le Anime-specchio e i revenants tende a eclissarsi, e con loro le vie di fuga dall’onnipresenza del buon senso e delle sue passioni tristi. Così come l’albergo bianco abbarbicato alla Baie des Trépassés che chiude per far posto a un gasdotto, l’immaginazione, ormai, non ha più asilo. O quasi.