Approfondimenti

Camus - Casarès 16

Venerdì ore 15:00 [26 gennaio 1951]

Mio caro amore,

mi sono più o meno sistemato con il lavoro. Ho fatto montare tre tavolini nella mia camera, li ho disposti a ferro di cavallo, e seduto a capo del ferro, circondato da miei appunti e dalle mie opere immani, ho iniziato la ricostruzione di questo saggio maledetto.

Da ieri applico il mio programma che ti riassumo una volta per tutte, perché la mia vita diventerà così monotona che rileggendolo ogni giorno saprai tutto quello che c’è da sapere su di me. Svegliarsi alle 8, colazione, toilette, al lavoro dalle 9 fino alle 12:30. Pranzo. Dalle 13:30 alle 15:30 riposo, e cioè lettura o corrispondenza. Dalle 15:30 alle 19:30, lavoro. Cena. Dalle 20:30 alle 22:30, lavoro. Andare a dormire. E ricominciare.

Ricordo bene le tue raccomandazioni sulle passeggiate. Ma se riesco a immergermi completamente nel mio lavoro, lo preferisco. Il giorno in cui me ne sarò liberato, la mia vita riprenderà un corso normale, finalmente, e mi prenderò cura del mio corpo. Per il momento, questo è il vero rifugio, reso ancora più austero dalla pioggia ininterrotta.

Image and video hosting by TinyPicCabris sotto la pioggia in febbraio

Ho appena letto nel Combat la critica di La Seconde. È buona per te, ma la trovo ingiusta per la pièce. Se fosse stata recitata più onestamente dagli uomini, avremmo visto al contrario che valeva più di Chéri. Detto questo, non vedo l’ora di saperne di più.

La tua bella lettera, trovata al mio arrivo, mi ha scaldato il cuore, ma io ne avevo, ne ho bisogno, e spero in molte altre. Raccontami soprattutto le tue giornate, ho sete del tuo tempo.

Per il resto, voglio dimenticarmi di tutto, salvo la mia decisione di portare a termine ciò che ho intrapreso. Non temere nulla, resisterò alla spaventosa passione che respiriamo in quest’epoca. Non è più la verità ciò di cui io ho paura, e lo dirò tranquillamente, se ce ne sarà modo. Ho solo timore di non trattenerla e di ingannarmi. L’intelligenza non è nulla senza il coraggio. Ma senza intelligenza il coraggio è vile, frivolo. Sì, temo solo di essere al di sotto delle mie possibilità. Ma lo saprò solo percorrendo fino alla fine questa strada. […]

Giovedì ore 15:00 [1 febbraio 1951]

Mia dolce amica, la sua lettera di ieri, arrivata oggi, era molto nervosa — ma bella da leggere, tuttavia. E poi c’erano queste foto, che mi mettono l’acquolina in bocca. Quanto al testo di Luguet, ne avevo già assaporato la tessitura. È lucido. […] Sei sicura di non essere stata influenzata nella tua scelta da qualche basso pensiero? In ogni caso, userò le forbici per guardare solamente la mia Fanny. Di colpo, la mia stanza nuda diventerà sontuosa.

Non capisco bene la tua reazione di fronte alla mia dissertazione su coraggio e intelligenza. Naturalmente è a me stesso che mi riferivo. Pensavo ad alta voce insieme a te. Importanza: zero. Quando conoscerai le intenzioni di Brule, dimmele. Sono preoccupato per questo giudizio unanime della critica e non vorrei saperti annoiata da questioni stupide. È vero che da un altro lato… Ma facciamo tacere la nostra immaginazione.

Qui, da due giorni fa bel tempo e questo aiuta. Ne ho bisogno, a dire il vero. Continuo il mio lavoro ma credo di essere stanco di questo mondo di ululati e di odio, di fredda logica e convulsioni, in cui sono immerso. Ne ho abbastanza di questi eroi di niente, di questi pensatori malati di orgoglio, di assassini e di poliziotti. Quando avrò finito sarò malato, è certo. A meno che all’ultima linea tracciata, non tiri un pugno contro un muro al sole, per riuscire a dimenticare e ridere […] Ma per il momento è necessario camminare all’inferno e prendersi sul serio. […]