Approfondimenti

Camus - Casarès 22

Lunedì 21 luglio 1958

Mio caro amore,

sono molto malinconico nello scriverti questa lettera.

La tua assenza, il tuo silenzio, e questi telefoni, in cui non riesco a sentire all’altro capo del filo, l’esilio in cui tutto questo mi getta, mi pesano sempre di più e mi rattristano, stupidamente, lo so bene, ma irresistibilmente.

Senza di te, non valgo niente, ecco la verità.

Mi sta bene, relativamente, non vederti, non leggerti, ma ho bisogno di sentire che ci sei, attenta, protesa verso di me, nonostante l’assenza, e che da lontano il tuo passo affianca il mio.

Dopo la Grecia, forse già in Grecia, non l’ho più provato.

È colpa mia?

Eppure qui o là il mio cuore si esalta e si serra, ma vive, sempre, per te.

So anche che hai il diritto di essere stanca, o distratta e che mi prenderai per il naso. Ma non ridere, perdona piuttosto e comprendi.

Col passare degli anni io ho perso le mie radici, invece di crearmene, salvo una, tu, che sei la mia fonte di vita, la sola cosa che oggi mi leghi al mondo reale.

Quando ti immagino lontana, perduta, comincio a vagare, inutile, senza scopo o direzione, perdo peso e, mi sembra, il mio stesso corpo.

Mi basta immaginare che tu mi ami di meno, o di dispiacerti, o anche di piacerti meno o di non piacerti più (ci pensavo bene ieri da Michel [Gallimard] riguardandomi nel film della crociera — il cinema è una buona scuola di modestia) perché inizi a girarmi la testa e mi senta smarrito.

Immagino, certo, di avere torto e di rischiare di farti arrabbiare scrivendo tutto questo.

Ma mi sono detto che forse tu ti senti lontana e assente a causa mia — e forse dubiti del mio amore. Quindi non è male che ti ripeta che mi sento solo e pieno di dolore senza di te.

Tu sei la mia dolce, la mia tenera, anche la mia gustosa, e la mia unica.

Scherziamo spesso sui nostri flirt e sulle nostre uscite. Ma giunge il momento, di tanto in tanto, in cui è necessario smettere di scherzare, forse.

Al tuo confronto, il mondo intero non è per me che un’ombra sbiadita. Eccezion fatta per i miei figli, potrebbe svanire, e non cambierebbe nulla. Tu sola resti fissa, tu sola mi colmi.

Non è vero che quindici anni cambino un amore. Lo rendono più silenzioso, meno eloquente, meno felice di se stesso. Ma lui è ancora lì, vivo, acuto, alla fine, al fondo dei teneri anni, del morbido sonno dei corpi, resta in allerta alla minima frase e al minimo sospetto.

Dopo quindici anni, tu non hai condiviso la mia vita, tu sei la mia vita, non dubitare di questo, né del tuo fedele compagno.

Io ti amo, meglio e più di prima. Se sono cresciuto in forza e in esperienza in questi anni, come credo, il mio amore si è accresciuto altrettanto. […]

A.