Approfondimenti

Camus - Casarès 23

   

Domenica mattina [11 marzo 1950]

Ieri mi sono portata avanti col programma e, viste le condizioni in cui imperversano i miei capelli, stamani li ho passati al setaccio — ed eccomi rannicchiata a terra, di fianco al letto, vicina al radiatore elettrico, rossa, fiammante ma solo dalla parte destra.

Aricia non si azzarda a dire nulla e mi chiedo se lo farà uno di questi giorni. Be’, spero cha almeno tu non ne rimanga troppo deluso.

La replica di Yerma fatta ieri mi ha procurato uno di quei momenti di rivelazione che non si scordano. Non credo ci sia qualcuno di più meschino della gente che mi circonda! Sono meschini e neppure se ne accorgono! Ora ti spiego meglio. Pensare che stanno pure lì ad annunciare come un disco rotto che lo spettacolo andrà in TV quando mancano ancora quindici giorni. Quelle persone non sono soltanto attori da biasimare, dei cani incapaci, hanno pure quell’aria soddisfatta di chi fa e poi si chiede stupito perché recito in maniera così “dimessa”, senza far nulla per “brillare” un po’.
Che dispiacere però che registriamo martedì e tu non possa assistere alle riprese. Perdi una grossa occasione per farti due risate!

Ieri a teatro si è rotto l’incanto. Centomila franchi appena, meno della scorsa domenica. Perché mai? Mistero ed effetto boomerang. Di nuovo visi lunghi.

Tutto qui.

Ma torniamo a noi, amore mio.
Sono felice ma c’è una cosa, una sola, che pesa sul mio stato d’animo: è il fatto di non poterti fare dono di tutta me stessa quando arrivi. Mi sento una pessima padrona di casa e mi dispiace; perché comincio a fremere di gioia quando ti penso con me, in piedi, seduto o chinato, che sembri riempire la stanza, e mi impressiona, sai, come riesci da solo a colmare lo spazio e ogni momento, e tutta la mia vita. Pensa che razza di effetto puoi avere su di me, lo sapevi?

Ma com’è possibile che dopo avere tanto amato si possa anche morire? Vieni! Vieni subito! Non ho più voglia di parlare, le parole non mi bastano. Non riesco a scrivere una riga di più. Vieni! Sono qui che ti aspetto,

M
V
 

        Sabato 10 marzo 1951

Amore mio, mi è arrivato oggi il tuo post-scriptum. Non ho preso nessun altro appuntamento dal 15 in avanti; ho accettato soltanto una cosa in radio che mi occuperà qualche mezzo pomeriggio il 29, il 30 e il 31 di questo mese e il 2 e il 3 di quello prossimo. Quindi sono libera la mattina di sabato mentre venerdì sera recito, ma vedrò di far presto.

La gioia che provo adesso sarebbe sconfinata se non mi sentissi da meno e così terribilmente in difetto con te. Non ho dubbi: Aricia non ha dato alcun segno di vita e avendo ancora crisi molto prolungate, come sai, non possiamo far altro che assistere trepidanti. Non immagini quanto me ne dispiaccia.

Io, in fin dei conti, mi sono rassegnata volentieri: la furia di quella principessa si fagocita il resto, ma tu!, tu ne rimarrai deluso, lo so. Come faccio?
Come farmi perdonare? Come accontentarti?
Mi sono fatta prendere delle pillole magiche e aspetto il momento di usarle a mio piacimento per vedere se almeno loro hanno poteri miracolosi; ne dubito, e poi… bisognerebbe che la rabbia di Aricia esplodesse, che arrivasse il momento.
¡Ay! ; ¡ Fatalidad!

Mi passerebbe pure l’orticaria. Sulla mani mi è andata già via, ma sulla coscia destra ce n’è ancora qualche traccia, proprio nel punto dove toccano i lacci della giarrettiera.

Sarebbe anche il caso che guarissi: sono passati cinque giorni e devo ancora contenere il mio appetito così vorace che si divorerebbe chili di carne alla griglia e contorni di patate a sacchi.

Per il resto, tutto bene. Le ricette de La Seconde aumentano con regolarità e io di pari grado aumento di peso.

Ho pranzato con un Marcel [Herrand] gonfio e rubizzo e un Roger Pigaut quasi elegante. Ho sbrigato la corrispondenza e ogni giorno dedico una mezz’ora alle lettere che mi sono arrivate da poco — risparmio tempo. Ho denti bianchissimi. E mi lamento con Angeles di Paul Raffi che non è soltanto brutto ma pure maleducato (è arrivato a un appuntamento che lui stesso ha fissato con un’ora di ritardo!), scherzo con Pierre [Reynal], al Quat’sous alterno nervosismo e buonumore e per il resto, me ne sto qui ad aspettare.

Ecco i miei impegni fino a giovedì:

Sabato 10:

Dalle 9 alle 13 Radio Le temps est un songe.
Sono le 15.30
Alle 17. Radio. Yerma.

Domenica 11:

Teatro.
Cena, dopo la matinée, in camerino, al risparmio per via delle tasse.

Lunedì 12:

11.30 — Mme Escalante (da me).
12.30 — Pr.[anzo] con i Galindo (da loro).
15 — Adattamenti da Pascaud.
17 — José Bergmín (da me).

[…]