Approfondimenti

Camus - Casarès 25

Questo martedì 22 febbraio [1955]

Sono così felice, amore mio, di aver ricevuto la tua lettera. Felice e, in qualche modo, risarcita. Sono stata male per lo sforzo che mi è costato lasciarti andar via, perché mi hai fatto pensare che fosse inutile sentirsi così e persino fuori luogo. Ma ormai ti conosco bene, sai, e sono felice sapendoti felice. E allora spero proprio che l’energia aromatica dell’Africa possa neutralizzare per un po’ di tempo l’odore debilitante di Parigi.

A me, invece, tocca viver qui. Di fatto, sono sempre occupata. Le giornate straripano di cose da fare. Dopo la mattina e la sera di domenica, lunedì mi sono svegliata alle 7 per andare alla radio a ululare in zigano «Armano!» (penoso) l’intera mattinata. Sono tornata nel pomeriggio, ho rivisto una vecchia compagna che si è venuta a sfogare (lei felice non è!) e la giornata è finita da Annie Nöel, dove ho incontrato Serge e la stessa Annie. Mi sono sentita un po’ a disagio e mi sono annoiata, ma questo genere di noia non dipendeva da loro: è che non posso stare più di mezz’ora con qualcuno (eccezion fatta per te) senza provare a un certo punto una sorta di nausea improvvisa che mi investe come un’onda e che riconosco subito dopo esser noia. È inquietante, credimi.

Oggi, dopo aver dormito tanto—meraviglia!—sono andata a trovare Rouvet, l’amministratore di TNP, per parlare del prossimo contratto. Capivo così male quel che diceva e seguivo ancor meno i suoi ragionamenti intricati che alla fine gli ho chiesto: «Dunque, ricapitolando, preferite che firmi un contratto fino al primo febbraio accettando aumento e pagamento entro questo mese o che non reciti?». È diventato tutto rosso.

Sembrava difficile per lui parlare di numeri davanti a me.

1) Risultato: a quanto pare qui dentro faccio quello che voglio, almeno per il momento.

2) Risultato: camperò senza troppi pensieri fino al primo febbraio.

Campare senza pensieri? Ma che? Mi è arrivata un’offerta dalla televisione. Come rifiutarla? Mi hanno chiesto di registrare il Cantico dei cantici e un altro passo biblico. È un testo talmente bello che è impossibile dir di no.

Sigaux mi chiama per tre dischi: un Montherlant, un Claudel e l’Antigone di Cocteau. È un peccato rifiutare…

E ci sono quattro trasmissioni radiofoniche che mi aspettano.

Farò tutto alla fine. E la radio. E la televisione. E i dischi. E Strasburgo. E Marsiglia. E Avignone. E Venezia. E Mary Tudor. E Lôla… E la Vergine Maria, che mi han chiesto di fare anche lei per la registrazione sulla Vita di Gesù.

Suvvia!

Ho pranzato con Leonor Fini, che non vuole mai andarsene. Siccome Réalités le ha chiesto il ritratto per lunedì, si è recata all’evento solo dopo avermi chiesto di andare nuovamente a trovarla o a pranzare con lei. Quanto al quadro, me lo manda non appena lo avrà fotografato.

Lunedì mattina, vedrò per l’ultima volta André Marchand che mi aspetta piede fermo con i fotografi; poi tutte queste avventure pittoriche avranno fine.

Stasera ho cenato con Meyer, un Meyer leale e affascinate, spoglio di tutto quello che non serve. Ti prego di non fare giochi di parole. Mi ha detto un sacco di cose sul Théâtre Français che mi sono entrate da una parte e mi sono subito riuscite dall’altra. Così, a metà cena, nonostante la carne eccellente, una meravigliosa crêpe d’aragosta e una squisita coscia d’agnello accompagnata (intendo dire dai fagioli) mi è salita la nausea.

Da che sarà dipesa questa noia nauseabonda?

Ti avevo già detto di come mi ero sentita mancare al «Bal de la violette» e di come mi aveva fatto sentire a disagio quella sensazione. Ecco! Era la stessa cosa, ma si è fermata appena in tempo. Però, in ogni caso, non è una cosa normale. Oh! Quando ti sarai ripreso, vieni alla svelta, prima che svenga davvero! Mi curerai tu. Ci sta che la cosa dipenda dalle sigarette? Sono troppe? Chissà. Può darsi che sia il risultato della somma crescente degli anni che passano.

Il tempo, d’altronde, non aiuta. Mi nutro di purea di fagioli diluita con acqua o neve sciolta, e solo il canto degli uccelli sui caminetti annuncia l’arrivo della primavera. Da parte mia, se avessi una mezz’ora libera, tornerei a casa a contemplare i tulipani, e fantasticherei di abiti estivi, invaserei l’edera sul balcone e me la spasserei al Quat’sous.

In più sto anche leggendo qua e là delle cose e sento salirmi dentro un desiderio gioioso che prende forma. Il mio corpo si è ridestato! Ti aspetto.

Però mandami ancora qualche messaggio. Nulla come le parole che scrivi mi fanno sentire a casa. Le tue buste fuori sanno delle madeleine di Proust e dentro hanno quell’odore di stufato caro alla Compagnia Amaya! C’è un che di divino in tutto questo.

Bene — basta sciocchezze. Non mi scordare tra le bougainville, non perderti nel muschio e un minimo proteggimi dal tuo fascino. Ti amo appassionatamente amore mio.