Approfondimenti

Camus - Casarès 26

VIA AEREA

          3 maggio [1955]

 

Amore,

giusto due righe, per dirti ciao e mandarti un bacio. Ho ricevuto la lettera che mi hai spedito con gli omaggi della dama misteriosa, un soffio d’aria greca e il tuo amore.
Ah! Che bello saperti così, sempre felice.

Io sto lavorando. Ogni tanto vedo Alain, aspetto che Vilar mi chiami da un momento all’altro, perché dovrebbe stare a Parigi per tre giorni, registro qualche cosa in radio, e cerco di ripassare Le Père humilié prima che arrivi, così poi non avrò troppo da fare dal 15 al 30 maggio.

Ho voglia di festeggiare insieme, perché va tutto estremamente bene. E poi ogni volta sembra come se qualcosa mi riconducesse fino a te—o percorsi misteriosi della Provvidenza!—, specie quando, lasciata la via maestra, cerco riparo in luoghi inaccessibili. Adesso, poi, non so neanche cos’hanno tutti quanti—e tutte quante—, ma una situazione così non riesco a sopportarla; ne ho fin sopra la testa di occhiate languide, dei loro palesi sbalzi d’umore, di rifiuti improvvisi, di desideri mascherati ecc. Peggio di una lavanda gastrica! 

E tu invece? E le donne ateniesi? Le fanno proprio con le anfore? Te la godi? Pensa piuttosto a me.

Vieni qua, mi manchi. Grazie della cartolina indirizzata a Jimenez. Ti amo. E ora al lavoro. Il sole ormai ha lasciato Parigi, mi chiedo se un giorno tornerà. 
Forse sbaglio a mandarti questa lettera, ma ho l’impressione che le altre non ti siano arrivate o siano giunte troppo tardi. Scusami.

Ti amo. Ti voglio…!
A prestissimo.

           M.

Lunedì 2 aprile 1956

La tua ultima lettera è stata molto breve, bellezza mia, riconoscilo.
Sei gelosa? E di cosa potresti esserlo?
Hai avuto ragione di esserlo, un tempo, in passato, e lo comprendevo.
Ma ora sei tu a regnare e quello che c’è tra noi non può competere nemmeno lontanamente con tutto il resto del mondo. […]

A.

Martedì 24 aprile 1956

Ti scrivo al sole, mio caro amore, cosa che sfavorisce lo zampillio delle idee. Ma voglio approfittare di questa bella terrazza che mi verrà sottratta tra una settimana, Jules Roy rientrerà il tre, in effetti sto per telefonare al mio Hotel du Palais Royal dove mi sarò sicuramente sistemato per il tuo ritorno.
Sono stato felice di sentirti, ieri. Ma inquieto per la tua salute e per la tua negligenza a riguardo. Rispetta almeno la dieta. Avrai bisogno di tutte le forze di qui a Bordeaux — e anche dopo.

Felice in ogni caso di scoprire confermate le mie previsioni per Tudor.

Che cosa ho fatto di rilevante dalla mia ultima lettera? Venerdì sera ho visto Tour di Nesle ai Mathurins. Molto desolato per la memoria di Marcel Herraud.

Sono tornato eccitato da questo concorso di nullità: Vidalin, Montero e Choisy in testa.
Sabato Virginie mi ha trascinato fuori dalla mia sonnolenza 1) per andare ad ascoltare Amalia Rodriguez che cantava il fado all’Olympia. Creatura ammirevole, poetica, appassionata e ne sono tornato conquistato. Bisognerà comprare i suoi dischi. Ma mancherà di presenza, e lei ne ha!
2) Per perfezionarmi, grazie ad alcuni dischi, nel cha cha cha, un uomo dotato di talento come me non potendo/ può rimanere incolto su questo punto essenziale. Quindi mi sono perfezionato e trarrai beneficio delle mie conoscenze non appena tornerai.

Essendo sparito il giovane uragano sono tornato a dormire al sole per tutta la domenica.
Ieri mi sono rimesso al lavoro e ho cenato con Francoise Vauclin la cui tristezza ben nascosta mi ha segretamente desolato.

Ecco. C’è bel tempo. Aspetto la pioggia per occuparmi dello spettacolo.

Serge, che è rientrato dall’Italia, ha il copione, ma non dà segni di vita.

Tatiana mi ha telefonato per dirmi di non essersi accordata con Radifé “è una questione d’onore” diceva al telefono la sua voce assente da schizofrenica. “Quale onore?“, “Non posso accettare una paga inferiore a quella di Catherine“. Strano, no? Informazione acquisita, madre Bauer le proponeva una paga di 5000 (8 a Catherine) essendo il ruolo meno lungo. Non è eccessivo e non è disonorevole.
Ma non vedo come aggiustare le cose, se l’orgoglio interferisce. Che sconfitte complesse e malamente accettate nel nome di quest’onore!

Patricia (terribilmente dispiaciuta per la mia partenza — ah! ho il biglietto per una prima con lei! La prova: “Cena qui stasera?“, mi domanda “No“, “Ah! Sarebbe troppo, no? Ha pranzato. Non può cenare.“ distratto, rispondo “Cosa vuole! Sono molto richiesto!“ Allora, la carissima, con un tono inimitabile di avidità misto rancore “Ecco che significa essere belli. Tutti quanti le corrono dietro!“.
Mi ha steso. Certo, sono abbronzato dal sole. Ma dopotutto ognuno fa le conquiste che si merita. Finite le Grace Kelly. È l’ora delle Patricia!)

Patricia quindi mi ha appena portato la tua lettera frammentaria. Dolcezza e reverie!
[…]

Bene, abbi cura di te e si felice. Non dimenticare il tuo guardiano del faro (sono io). E amami come io ti amo. Ti bacio deliziosamente. A. […]
 

1 maggio 1956

Mio caro amore,
sono molto felice di avere letto la tua lettera ieri, soprattutto perché mi portava la notizia di un successo nel quale speravo.

Successo, tanto più significativo in quanto è molto difficile convertire gli inglesi a talenti che non siano dell’isola.

Per il resto, avevo bisogno di un po’ di calore e di un segno che mi dicesse che esisti ancora.

Mi sono trasferito ieri in questo hotel dove tutto è fuori luogo ma che si sopporta grazie al meraviglioso giardino. E come sempre, quando mi trasferisco di nuovo, quando non mi sono ancora sistemato nella tana, vengo preso da una tristezza nera. Non ti accuserò di questo.

Furioso ieri anche a causa di un nuovo articolo su France Dimanche su La caduta. Credo che sia la stessa persona di France Soir. Doveva ricevere le bozze a porte chiuse. Le ha sfogliate e ha riassunto il libro in modo idiota e fazioso. Ho protestato con Gaston Gallimard, ma a che serve! Il clima ormai si è creato!

Ogni volta che la società intellettuale in cui vivo si manifesta, mi mette il bavaglio. Se solamente potessi mutare convinzione scriverei i miei libri senza pubblicarli o li pubblicherei in edizioni limitate. Ma ho sempre creduto che un artista non scrivesse per se stesso, che non potesse separarsi dalla società del suo tempo. Divertente matrimonio tra uno scuoiato vivo e una puttana impassibile. So bene che scriviamo per altri esseri, più generosi e più ingenui. Ma tra questo pubblico e noi stessi, c’è lo schermo del sotterraneo mondo giornalistico, di questa piccola società provinciale scontrosa, arida, volgare, complessata dal fatto che la si chiami intellighenzia, senza dubbio perché sprovvista di reale intelligenza, e con rapporti nostalgici con la cultura.

Altro motivo di buon umore: Serge [Reggiani] che ha letto per dieci giorni il manoscritto senza chiamarmi, che avevo chiamato io una buona decina di volte prima di stamattina, rifiuta il ruolo. Innanzitutto, il ruolo in sé non è abbastanza lungo, e poi tu non sei più nelle trattative, il che cambia tutto, infine gli è stato proposto un ruolo che gli piace nello spettacolo di Tennessee Williams.

Questo ragazzo è curioso. Che sia stato duro e disinvolto in questa mediazione, e poco educato, non importa.

Ma ha messo, mi sembra, abbastanza impudenza nel parlare a me della tua assenza, come se da una parte mi stesse rimproverando, e senza domandarsi quali fossero i miei sentimenti al riguardo, e come se, d’altra parte mi stesse dicendo “con Maria, sì. Con te è molto meno interessante.”
In sintesi, il meno amichevole possibile.

Bon. Il problema è ora quello di trovare un Gowan. […]

Alla fine, penso che sceglierò Leonor Fini. Lo spettacolo è troppo ascetico per lei. Ma è intelligente e sa adattarsi. E, tecnicamente, è incomparabile.

Ho avuto una settimana intensa e più per scoraggiamento che per fatica ho trascurato un po’ il mio lavoro. Bisognerebbe che mi rimettessi seriamente dopo essermi arrangiato nella mia nuova tana.[…]
Non ti ho raccontato le mie giornate. [...] A.

di martedì, 11 settembre [1956], ore 16.20

Amore mio,

 
ieri sera non ti ho telegrafato perché non avevo con me neanche un copeco. Anche ora siamo qui, tutti quanti, che aspettiamo i nostri settantacinque rubli per poter compare qualche cartolina postale e bere un bicchiere di vodka a nostre spese. Ci viene offerto molto, ma non piace, almeno a me, approfittarmi del fatto che sono ospite. 

Mi sento un po’ stanca. Sono andata a dormire alle 4 di mattina (ora locale) dopo un viaggio in aereo interminabile, due scali, un’accoglienza calorosa e insieme estenuante, mille discorsi, le valigie da portare, mazzi di fiori che pesavano quanto i bagagli, certe impressioni passate al setaccio dalla stanchezza e un bagno quasi freddo in una Mosca dalle temperature polari (per noi, voglio dire), ma alla fine sette ore di sonno meritate!

Oggi ho dovuto disfare le valigie, sistemare, acclimatarmi e poi pranzare.
E ora ti scrivo questo messaggio veloce che imbucherò non appena mi riesce.

Sono triste come un salice piangente. Passare tanto tempo lontano dalle persone che amo mi stringe il cuore e sfortunatamente non ho neanche il piacere, a coronamento del mio stato d’animo, di svagarmi squagliandomela per la steppa.

Penso comunque che la stanchezza sia una cosa passeggera. Ha certamente a che fare con la condizione fisica in cui mi trovo.

Spero che invece le cose vadano bene dall’altra parte e che al Mathurins le prove ti tengano occupato. Ho le dita incrociate per il 20. Sempre.

Ama la tua Moscovita, non lo scordare, malgrado le distanze e i sipari. Avrei tanto bisogno di averti qui con me. Ti mando un lungo bacio.

M.V.
 

traduzioni a cura di Diego Bertelli e Paola Silvia Dolci