Approfondimenti

Camus - Casarès 27

1 ottobre 1956.

Mio caro amore, ho ricevuto stamattina il tuo telegramma da Leningrado.
Avevo ricevuto sabato mattina la tua lettera del 23.
Aveva impiegato una settimana per arrivare (come la mia, se ho capito bene).
Siamo autori di successo, abbiamo molti lettori. Bello!

Questa deve essere la perfezione storica: la condanna al monologo. Monologhiamo, dunque.

Ma ho bisogno di averti accanto a me, di nuovo. Non russificarti troppo. Ti amo spagnola, dopo dodici anni ed io, figlio spirituale di Tolstij e di Dostoevskij, ho cessato di credere alla loro posterità. Una sola speranza: se il pubblico russo ti ama e ti fa ovazioni, applaude il calore, la realtà viva, la luce, il libero genio, ciò che io ammiro e amo da sempre.

Il Requiem procede spedito, è il solo a Parigi. Noi rifiutiamo il mondo, cadiamo, mischiamo applausi e sfottò, la critica delira e la gente piange. È la vittoria del teatro di partecipazione contro la distanza. A dire il vero, il successo è sproporzionato, gli attori ed io ne ridiamo con un pizzico di scherno.
Ma conosci Parigi. Eppure, I giusti valevano più di questo spettacolo, mi sembra.

Che cosa mi succede? L’influenza aggiunta alla fatica e al vuoto dopo il lavoro, sono piuttosto esausto e la tua assenza e le lungaggini del corriere aiutano, mi sento piuttosto impotente. Solo, incapace di riprendere il mio lavoro, con il desiderio di fuggire o di sbronzarmi a morte. Dovrei essere contento, e lo sono, del successo che la mia prima impresa teatrale a Parigi sta riscuotendo, eppure sono mortalmente triste e distaccato.

Ho solamente voglia di calore, vorrei che tu tornassi, e che ci stringessimo l’uno contro l’altro. Sì, mi manchi, maledico le distanze e le dottrine, vago, senza di te. […] A.

          16 giugno 1957

PER FAVORE CHIAMA PER DETTAGLI SONO AGITATO ABBRACCI ALBERT

         16 giugno 1957

IMPOSSIBILE CHIAMARE TUTTO BENE NON TI AGITARE BUON LAVORO ABBRACCI MARIE

         18 giugno 1957

LE PERSONE VOLGARI STRAPARLANO UNO SOLO SI DISTINGUE QUI NON TORNA NULLA TI PENSO INTENSAMENTE ALBERT

[Rome, Basso-rilievo (Museo Barracco).]

         Il 10 agosto [1957]

Roma, a quanto pare sono a Roma! E infatti sono a Roma!
Questo è quanto! Mi mancava. Finalmente! Ci sei tu: vengo.

          M. 

         [1° settembre 1957]
         Madrid. Les Arènes

Prendo il caffè a Madrid. Ha fatto un caldo tropicale e un sole nero. Un po’ aiuta. Ma comunque è pesante. Ti penso tanto tanto. 

          M.

[Rio de Janeiro. Copacabana.]

         2 settembre [1957].

Dopo un viaggio che non penso supererò incolume, sono qui, in questo luogo straniero, nel cavo di una palma gigantesca che lo spauracchio brasiliano tende all’Europa.
Non mi colpisce nulla. Guardo le cose a caso. Guida alla mano, gira e rigira ci sono il Pan di Zucchero e il Corrovado.
Muoio di sonno e mi preparo ad andare a ballare la samba a Copacabana.
Almeno tu resta vigile.

          M.

         3 settembre [1957]

Amore mio,

Ieri ti ho spedito una cartolina postale, ma lo scombussolamento del viaggio mi ha fatto scordare di dire al commesso dell’ufficio «via aerea», quindi mi sa che ti arriverà parecchio avanti. Anche oggi attanagliata, ti assicuro. Stasera o domattina, scriverò di più ma intanto voglio che tu sappia che il pensiero di te non mi ha abbandonato per un solo istante e che al termine di un viaggio disumano, in questo paese mostruosamente sproporzionato, penso a te che sei la sola cosa capace di farmi superare lo scoramento. Até logo [portoghese: A presto!].

          M.
 

traduzioni a cura di Diego Bertelli e Paola Silvia Dolci