Approfondimenti

Camus - Casarès 30

Mercoledì 17 settembre 1958

Mio caro amore, ecco l’ultimo messaggio prima del tuo lungo volo.
Inizio a realizzare ora che non ti rivedrò che novembre.

Ma trovo anche che tu abbia ragione, ci comportiamo in modo ingrato e abbiamo di meglio da fare che lamentarci. La tua piccola lezione indiretta mi ha fatto bene, e ho deciso di scuotermi, di essere riconoscente alla vita per tutto ciò che mi ha donato, a cominciare da te, e a non lagnarmi col pretesto di non lavorare.

Alla fine, è sempre stato qualcun altro a lavorare dentro di me, a modo suo, a prescindere dalle mie minuscole idee. Quando il frutto era pronto a cadere, cadeva. Accadrà forse di nuovo domani e nell’attesa non posso adempiere meglio a questa maturazione che accogliendo i giorni e le gioie con un cuore ricolmo. Lo farò anch’io!

Ho trovato ieri a Lourmarin una casa che mi piace. Può essere che l’acquisti. Se lo facessi, resterei qualche giorno in più per occuparmi degli atti e di un inizio di trasloco. Ti parlerò di questa casa. Sarebbe predisposta alla meditazione silenziosa, al lavoro, e anche alla vita semplice. È bella, all’antica. […]

A.

Lunedì 18 maggio 1959

Amore mio,

Grazie della lettera e di avermi rispedito la corrispondenza sindacale, che per adesso lascio da parte. Non ci riesco a rispondere a un tale cincischio e poi è talmente inutile che le buone intenzioni vanno a farsi benedire.

Spero che le questioni post «Primo piano» siano concluse e che il breve soggiorno al mare — il tuo mare — le abbia sepolte per sempre. Io invece non ho letto nulla delle cose di cui mi avevi parlato per non offuscare il buon umore e non contribuire ulteriormente al mal di fegato che ho avuto in questi giorni. Non so se il pollo sia responsabile di quel che mi accade alle gengive, ma di certo mi germina nell’organismo e fa seri danni; quando va bene ho male allo stomaco, i seni mi si gonfiano e mi fanno male, e ho un dolore fisso al cuore, però mi tocca mangiare quattro volte al giorno quella carne inevitabile fatta alla griglia con i legumi cotti o crudi di contorno che alla minima apparizione — anche solo uno spaghetto con un sugo di lenticchie — mi viene la nausea.

Verrebbe da credere a una gravidanza e penso con orrore a cosa mai potrebbe finire nelle mie ovaie.
 

A parte questo malessere, sto bene. Bella cera, in forze, occhio vispo. Però il tempo è quel che è: da venerdì nuvoloso, il cielo basso, cupo; fa freddo e aspettiamo soltanto la pioggia, che però si fa pregare. Ne ho approfittato per fare qualche compera sabato mattina, due vesti da spiaggia che userò per stare in casa, pantaloni larghi, una camicetta, un bikini e un paio di pantaloncini. Il resto del tempo l’ho passato a disperarmi alle prove, a leggere una storia sulle civilizzazioni e i vangeli; e al cinema, ho visto Génie du mal, tratto da Compulsion, libro che mi avevi dato tu. Niente male davvero: un po’ pasticciato al momento del processo, dove Orson Wells fa la parte dell’avvocato ma la fa male. In confronto a lui, Brassuer è un poppante alle prime armi, ma quanto meno si muove! Al contrario, i due giovani scelti per fare Judd e Artie sono davvero bravi anche se non rispondono proprio all’immagine che uno si fa di quei personaggi leggendo il libro. Ieri, ho visto Ma tante d’Amerique, una classica commedia americana con Rosalind Russel; era da tanto che non mi divertivo così al cinema e ho riso tutto il tempo. Non ti dico nulla perché vorrei tu lo vedessi se ti capita.

Poco da dire invece della vita parigina; so solo che Planchon ha riscosso molto successo con il suo Shakespeare. Le critiche sono veri e propri ditirambi, meschini tuttavia i giudizi di chi lo ha visto, ma è tutta gente che non va per il sottile quella che me ne ha parlato. Bisogna che ci vada direttamente io per farmi un’opinione; è solo che sono in piena crisi, una di quelle «totali», e credo di riuscirmene dal Théatre Montparnasse talmente abbattuta e pronta, prima del tempo, per ritirarmi in convento.

A casa è il solito tran-tran. Juan lavora ancora all’estero, Angeles si gingilla ed è abbastanza serena, Dominique sta dietro alle sue questioni principesche e Tonton ascolta la radio nazionale e ogni tanto trova il tempo di discuterne. Io da domani comincio invece il grosso delle prove: battute, costumi ecc.
Ci sta che d’ora in avanti mi venga difficile scriverti di più ma non ti agitare, sono immersa nel personaggio di Titania. E come ti ho detto anche al telefono, perché agitarsi? Non farlo.

Lavora e non scrivermi più, tranne per cose urgenti o per avvertirmi che hai cambiato la data del ritorno. In ogni caso non si sa ancora quando potremo stare insieme per via delle prove ma vorrei che fino ad allora ci separasse il lavoro e basta.

Tutto qui, caro. Torno alla mia storia sulle civilizzazioni, ai vangeli e alla mia carne alla griglia. Forse potrei dire ad Angeles di guardare Les Amants. MI piacerebbe vedere come reagisce.

Prenditi cura di te, amore.
Sorridi sempre e sii sempre te stesso. Sono felice quando so che sei felice. Sono felice di avere te. E sono felice per tutto. Non mi lasciare mai.

Ti bacio forte forte.

M.