Approfondimenti

Camus - Casarès 31

traduzioni a cura di Diego Bertelli e Paola Silvia Dolci

Martedì 14 luglio 1959

Ed eccomi dunque rientrato, mio caro amore, dopo una settimana molto strana. Il calore e il vento del Sud che soffiavano su Venezia hanno fatto impazzire la città. E non è tanto per dire. Il giornale locale ha riportato la notizia di tre crisi di panico, l’altra mattina, dovute al caldo. Uno dei cretini, che era anche un matto, si è lanciato dalla finestra del quarto piano, per sfuggire alla calura. Quanto a me, ho tenuto duro, e così anche la troupe. I quattro giorni di lavoro antecedenti la prima sono stati estenuanti.

Poi non c’è rimasto che il caldo a fare la sua ronda intorno alla città. Era così intenso che uccideva tutti i gatti folli a sufficienza da attraversare i Campi e dava, al contempo, un aspetto smunto agli umani.

Tutto allora si è sfumato nei contorni, non si poteva più dormire: vagabondi, ci nutrivamo di gelati e di caffè, non sapevamo bene dove iniziassero i giorni e dove finissero le notti.

Tuo "figlio" ed io, inseparabili, ma perseguitati dalle gonnelle e dalle ansie della troupe, ci ritrovavamo al Lido di Venezia, in gondola, a guardare il sole sorgere sulla laguna, o meglio, nel mare, alle quattro del mattino. Riuscivamo a dormire vagamente tra le otto e mezzogiorno; e poi il giro dei caffè freddi, dei vermouth gelati, e dei piatti di insalata, ricominciava.

La sera, loro recitavano a 35 °C sotto i pelliccioni russi.

Io non ho fatto niente, detto niente, letto niente, scritto niente, amato niente, desiderato niente, ma ero felice nel modo degli Innocenti e Venezia, dove non accetterei mai di vivere, mi è apparsa stavolta come una città affascinante alla vigilia della sua sparizione nella laguna, con i suoi palazzi sempre più decadenti e i suoi stucchi di anziana vedette. E dopo tutto questo rumore, questa folla di turisti, orribili e a gruppetti, c’era la troupe che mi ronzava incessantemente attorno, con la torre di Chanaleilles che mi è sembrata un Escorial dove seppellire per qualche giorno senza doverla più vedere tutta questa frenesia. […]

A.

              16 luglio [1959]

Amore mio, finalmente trovo la forza e il momento per scriverti qualche riga. Oggi non ho prove né recito e va un po’ meglio. Finora, le ore più fresche sono state consacrate al lavoro e siccome mi sono coricata ogni notte verso le 4 ho dormito della grossa fin quasi alle due del pomeriggio. Fa caldo e il sole greco ha un che di sdolcinato in confronto al cielo spettrale e bianco di burrasca che incombeva su Avignone nei tre giorni che ero lì […].

Ieri abbiamo recitato in una sala «riservata» alle associazioni di volontariato. Quella «povera gente» ha reagito così intensamente che sembrava di essere al Circo d’Inverno o al Médrano, col pubblico del giovedì sera.

Oh! Will! Magnifico Will! Vieni fuori!

Non so proprio cosa riesca a trasmettere uno spettacolo così. Sono certa che la sparuta troupe che ci lavora è in gamba, malgrado i costumi da «clown» che indossiamo. Lo sfondo sembra quello dell’Opéra Comique; quanto a noi elfi, ci muoviamo sotto una luce blu d’acquario, densa, al ritmo di musica che scorre su un tappeto verde scuro e diventa color terra quando è illuminata. Aggiungici che Titania indossa una veste che ha i colori di uno zerbino e non ti sorprenderai di come ho recitato — Io, proprio io, ho avuto il proverbiale panico da palcoscenico, per di più senza senso.

Domani, comincia il festival ufficiale e le infinite assurdità di sempre prenderanno il via, fuoriuscendo, colando giù, venendo allo scoperto, senza smettere mai.

Per il resto, tutto a posto. Chiusa nelle mie misteriose stanze, ho tagliato con la società intera; ho accanto solo M[inou], sempre carina, e due ragazzi che mi piacciono molto; e ora che avrò un paio di giorni liberi mi fiondo al mare per annegare la malinconia e immergermi nella gioia.

D’ora in avanti, ti scriverò con regolarità, fino a questo momento, ero infastidita di non poterlo fare ma non mi era proprio possibile; non avevo neanche la forza di parlare. Nel frattempo ho pensato, fatto ordine, mi son rilassata e ho deciso quali cose farò prossimamente.

Scrivi due righe se non hai voglia di mandarmi una lettera, ma non mi dimenticare. La canicola mi ha colto impreparata. Ti amo.

M.