Approfondimenti

Come prose cadute sul vano, di Vladimir d'Amora

a cura di Piero Dal Bon 

Come prose cadute sul vano, di Vladimir d'Amora

Mi parli solo a dire che le fasi dei nostri volti, come uno che ripeta all'altra la suzione accordante fiato continuo nel continuo dominio noi ci siamo disposti interi e intuìti e tu proponi come un abbaglio me, che duri ai limiti di queste sane forze, e per ciascuna volta resti all'asciutto come la pelle di un sale che s'increspi solo ricordando vento su costa e il sole - siamo pietrose fini.

Questa nostra muta cosa, in somma tu non contieni te e l'inespressioni semini coll'intenzione, come fossimo ostacolo nella crescita a un imbarazzo di ogni vita ma noi - noi respiriamo.

Interminati debiti. Lo specchio in fondo tu non mi nascondi, negandoti, hai appreso le distanze di Sibilla. E, se strafatti, contro ogni mano, noi due almeno un figlio lo possediamo: un desiderio altrove di genere di una comune contentezza nostra e assegnata al vuoto.

Da spinte assegnata.

Sognando noi scoveremo segreti? Tanto siamo da sempre sulla via d'una specie ritmica che siamo, ed è maniera isolata; e come già scordati ancora prima di un dio siamo. Da Dio. 

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Vladimir D’Amora è nato a Napoli nel 1974. In poesia ha pubblicato Pornogrammia , Edizioni Galleria Mazzoli, 2015 (finalista Premio Fiumicino 2015), Neapolitana Membra , Arcipelago Itaca, 2016 (Premio Itaca 2016) Anima giocattolo (finalista Premio Trivio 2016)