Approfondimenti

Corrispondenza Camus - Casarès 12

Venerdì ore 15:00 [17 febbraio 1950]

Mia cara bambina, ti bacio e ti stringo a lungo tra le mie braccia, con una terribile tristezza e tutta la tenerezza. Dopo la tua telefonata mi fa male la vita e il pensiero di te non mi abbandona. Ho chiamato Air France perché mi sembrava di potere venire. Nessun aereo prima di martedì, ma è davvero troppo tardi, mi chiameranno domani per dirmi se c’è una defezione. In tal caso, sarò al tuo fianco nel pomeriggio. Altrimenti, rinuncerò per tornare prima [*dal soggiorno a Grasse]. So anche che non posso fare nulla per la tua disgrazia, tranne che con la mia presenza. Forse non vuoi nemmeno essere disturbata. Non so cosa pensare. Ero pazzo al telefono, il cuore storto senza essere in grado di trovare le parole.

Riuscire a sentirti finalmente e per sapere cosa! Mia povera, mia cara piccola! La mia tristezza è per l’uomo che ho amato e ammirato attraverso di te, ma mi dico anche che questo lungo calvario non era la vita per lui. È stato uno sforzo tortuoso vivere malgrado tutto. Per triste, terribile che sia stata la sua vita, la patria servita, l’esilio, la sofferenza fisica, so che non è stata vana. Le due o tre volte in cui l’ho visto ho compreso che lui era più grande di quanto avesse sofferto. E ho anche capito che tu eri la sua vera gioia, il suo perpetuo orgoglio. Non lo compatisco se lo piango insieme a te, anzi ammiro che sia stato in grado di restare così lucido e fedele nel mezzo di tante sciagure.

Ma è a te che penso soprattutto. A te mia cara inquietudine. Il tuo dolore, la tua sofferenza, la tua impotenza, ecco che non riesco a sopportarli. Oh amore mio, devi sapere che il mondo non si è fatto deserto per te. Niente sostituirà colui che ti ha lasciata. Ma qualcuno che ti somigli, che ti renda giustizia, che possa aiutarti sempre è lì, nonostante la distanza, nonostante la sua vita assurda. Che tristezza, che disgusto scriverti, invece di tacere al tuo fianco. Ma è vero che noi siamo uniti nel mezzo di questa terribile vita, nonostante tutto quello che potrà arrivare.

Piangi, se puoi, piangi tutte le lacrime. Non riprendere a lavorare per molto tempo. Riprendi fiato e scrivimi solo se te la senti. Questo per dirti la mia pena, la mia immensa pena che nulla può consolare, se non il nostro incontro. Tu, il nostro riunirci stesso non conforterà il tuo crepacuore. Ma allora io veglierò su di te come sul mio bambino infelice e amato. Bacio le tue care mani, le tue lacrime, il tuo povero viso che immagino. [...]

Sabato 18 febbraio ore 14:00.

Mia piccola cara, ti scrivo da un caffè a Nizza dove sono arrivato sopraffatto dalla fatica e dalla tristezza. Non c’è bisogno di dirti perché sono disperato e l’impotenza in cui mi trovo. Sai ben oltre, e hai altre cose da fare e da sentire. Mio caro, caro amore, mi sembra di non poterti dire altro che la mia tenerezza, l’infinita tenerezza del mio cuore. Dopo averti telefonato ho chiamato ancora Marsiglia. Alla fine, non c’era nient’altro da fare. Allora ho lasciato andare tutto con ancora il suono della tua voce nelle orecchie, la paura spaventosa di inquietarti un po’ di più, di pesare su di te… Mi sono lasciato andare e ho pianto con te.

Amore mio, mio solo, mio grande amore tornerò presto e non potrò fare niente per il tuo povero cuore, per compensare quello che ha di terribile e ingiusto questa vita. Ma almeno ti sarò vicino e ti risparmierò le piccole cose, le noie, tutto quello che un uomo può fare per la donna che ama. Non pensare che a lui, e anche a lei, e al tuo dolore. Mescola bene i loro ricordi, quello che avevano di bello e di grande, a quello che tu sei. Falli rivivere in te. E io ti aiuterò per tutto il resto, non ti abbandonerò mai. C’è almeno un essere di cui potrai disporre interamente, completamente. Non posso più vivere per le giornate mediocri, non posso più sopportare tutti questa gente senza qualità profonde. Ci sei tu, il tuo dolore, la tua solitudine attuale e il mio immenso amore. Anche se ciò che dico è di troppo/ fuoriluogo. È un silenzio accordato al tuo dolore qui, quello che vorrei inviarti. È amore, mio cuore desolato, amicizia dell’anima. Ti amo tanto, ti amo, ecco tutto e senza riserve. [...]

Sabato 18 febbraio 1950 ore 21:00.

Alla fine sono tornato, e a letto, di nuovo. Ma non riesco a non pensare che alla tua casa e a te. Quando riceverai questa lettera sarai sola ed è un’idea che mi fa male. Sola, dopo queste lunghe e tristi giornate che non avrò condiviso con te. Mio povero, mio caro amore, bambina mia, posso almeno aiutarti? e come? Ti servirà molto coraggio nei giorni che verranno. Ed io conosco a sufficienza il tuo cuore per sapere che ne avrai. Ma conosco anche il prezzo di quello sforzo. Ed è di questo nuovo sforzo che ho timore per te. È in quel momento che dovrai appoggiarti a me. Per tutto il pomeriggio a Nizza camminavo per le strade affollate e ho pensato a te, alla tua vita, al tuo destino singolare. Mi sembrava di averti compreso fino nell’intimo, di essere te, in un certo senso. Avrei voluto baciare le tue mani, raccontarti il mio dispiacere e la mia tenerezza. Mio caro amore soprattutto lasciati andare. Non irrigidirti, piangi, piangi, se le lacrime ti vengono. Scrivimi se puoi lasciando parlare il tuo cuore. Se non puoi, non preoccuparti per me. L’idea di pesare su di te in questo momento mi è intollerabile e stamattina al telefono quando ho compreso che potevo aggiungere inquietudine al tuo dolore ho perso la voce. Non pensare che a te. Io ti scriverò tutti i giorni, maldestramente come oggi ma con tutto il mio cuore. Ti chiamerò domattina al telefono. Perdona in anticipo tutto quello che dirò di stupido. Sono così ansioso e desolato che non sarei in grado di parlare con naturalezza a nessuno. Ma non dubitare del mio cuore devoto, dell’amore sconfinato che mi colma e della tenerezza soprattutto, [...]

Domenica 19 febbraio 1950 ore 16:00.

Aggiungo qualche parola per completare quello che ti ho detto male al telefono. Io non mi inquieto. Ho pena, tutto qui. La vita mi sembra rivoltante quando penso a te. E amarti senza che questo amore possa risparmiarti la sofferenza, senza poter fare rivivere quelli che ami, è ben amaro. Ma allo stesso tempo trovo in questa pena una soluzione. Quella di pensare più a te e meno a noi, intendo dire di aiutarti quel tanto che potrò nelle piccole cose della vita. Sì ti penso con pena, ma con un amore ancora più devoto. Ti amo e ti accarezzo. Abbi cura di te, riposati, non lasciarti importunare. Proteggi il tuo silenzio e la tua solitudine. Io tornerò presto.

E se ora ho la volontà assoluta di guarire definitivamente è per poterti dare tutte le mie forze e metterle al servizio della tua felicità. Ma te ne parlerò. Scrivimi ogni volta che ne sentirai il bisogno. Telefona quando vuoi. Penso con fede a te e alla nostra riunione. [...]

ore 20:00

Tristezza di questo giorno che finisce. Ti amo, ti penso. Che il mio amore ti protegga d’ora in poi, bambina mia ti bacio strettamente.

20 febbraio 1950 (Telegramma)

CON TUTTO IL MIO CUORE. ALBERT.