Approfondimenti

Corrispondenza Camus - Casarès, apocrifo 1

Paris, 8.00 heures [6 avril 1950]

La complicità che ci tiene uniti, che ci sarebbe anche se non stessimo insieme. Lo stare insieme, che ogni mattina mi dico che ci sarebbe in ogni caso. Deve valerne la pena, ne vale la pena.

M.V.

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         Parigi, 18 settembre 1946

Mi sono svegliato stamani in una città ostile, non mia. Ti ho pensato al mio fianco, perché ho bisogno di resistere. Quando arriverai? Perché la percezione del tempo è così tanto soggetta al desiderio? non voglio una risposta.
Stamattina scriverò ma la forza è ancora nei pensieri più che nell'atto. Ho delle idee, ma è come la voglia di te, una distanza le rende più desiderabili ma non soddisfarle conduce alla frustrazione. La scrittura ha a che fare con il desiderio?
Ieri ho mangiato poco. Del pesce, che i parigini sanno cucinare bene. Le patate, passabili. Non so perché ma in questi giorni non apprezzo molto i piaceri. La colpa è mia ma se ci fossi tu, saprei trovare il bello anche in un pesce cucinato male.
Non vado oltre, sto già scrivendo la tua lettera ma ho bisogno di anticiparmi, di correre alla posta per poche righe; dirti qualcosa senza dirti troppe cose, è questo il desiderio.

Ecco il mio envoi, questa cartolina postale
A. 
 

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