Approfondimenti

Due casi boschivi

Nel bosco 1

Siamo in quattro, due coppie nel bosco, verde fresco e luce che frastaglia tra le foglie. L’uomo, il giovane, tu lo hai già visto altre volte, ha il viso largo, i bei lineamenti, il sorriso, i denti regolari, ma la pelle è accesa, leggermente umida di sudore: è folle. Ti parla, lo ascolti, ti avvicini disperata e attratta. Ha i capelli lunghi e corvini, non riesci a liberarti dall’incanto, fai qualche passo incerto per seguirlo, non so cosa ti dice, parole che non mi giungono chiare, è bello, se non fosse pazzo... Non voglio che tu vada, ho paura per te, anche tu hai paura e, finalmente, nel momento in cui stai per cedere, ti afferro per la vita, non devi andare con lui, ti divincoli e piangi, ma non devi andare. Proseguiamo il sentiero. In quattro nel bosco, due coppie.

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Nel bosco 2

La stradina sterrata fa una curva tra gli alberi d’ombra chiara. Io sono a lato. Passano due in bicicletta, un uomo e una donna, non proprio giovani. Hanno solo i pantaloncini. Lei, una volta passata, mi accorgo che ha il seno cadente. Mia madre e mio padre scendono di bicicletta e sono completamente nudi. Torno a casa. Anche loro rientrano, ma lentamente. Vicino all’antica villa nel bosco mia madre si affretta, parla concitatamente, è vestita. Non capisco. Cerco di aprire il portone più in fretta che posso, ho paura. Mio fratello si affaccia. Mia madre si rassicura. Anch’io. I miei salgono in casa, io resto indietro. Poi dalla balaustra del castello mi sporgo in basso, il muro verticalmente altissimo spiomba lontano. Mi vedo dall’alto affacciato, tra il precipizio di fronte e le scale ripidissime dietro. Alla base del muro che precipita affiora il profilo di un cranio già visto, pelato con due avanzi di ciocche laterali. Angoscia. Entrare subito in casa. Mi volto e so che alla mia destra mi aspetta un’altra rampa di scale o forse uno stretto scivolo di pietra. Lo percorro strisciando contro il muro come ho già fatto una volta. Ora sono dentro, ma devo chiudere il portone laterale della chiesa. So che Lui sarà già lì fuori, è veloce, lo conosco, vorrei che fosse già lì, che fosse tutto passato, ho paura. Infatti mi sporgo e Lui è lì che passeggia. Chiudo il portale in fretta, le tende s’impigliano tra i battenti, non riesco, angoscia, poi riesco. Ho messo il chiavistello, ma ho chiuso un solo battente, da quello aperto vedo che Lui è lì vicino. Io sulla soglia, siamo a tu per tu. Lui dispone le sue braccia, forchette d’oro pesanti e lavorate, mimando il chiavistello orizzontale. Io ne correggo la posizione, poi finalmente riesco a chiudere l’altro battente.