Approfondimenti

Io preferisco il pompino di una troia

 Ciò che segue è un mio pezzo pubblicato nel libro fotografico "La petite mort" di Dana De Luca. I testi erano in parte apparsi in alcune mie habaneras, qui in Niedern Gasse. Li ripropongo per ribadire che io preferisco il pompino di una troia al bacio di buonanotte della mamma.                 

                                         CON TUTTO IL FANGO DELLA VITA

   Il volto è ferito, la bocca allarga la ferita cercando l’aria per nutrirsi del proprio sangue. Non è il tuo corpo che vó cercando col mio, solo voglio insudiciare la tua anima, questa modalità perversa della carne. Voglio stuprare, voglio stupire, con tutto il fango della vita, ciò che in te non ha ancora vita. Ti voglio consegnare alla mia morte, e nulla di più mortifero che giacere al fianco di un morto.
                                                                                *
   Caro amore mio dolcissimo,
io amo la tua nudità dove la nudità ci annienta. Perché, quando davvero siamo stati nella nudità? Ahia! Ché s'anco 'l duplice stamore / spoglio si fosse de le streghe vesti / che? come? disvestir la pelle 'l nudo / de 'l nudo e de la pelle 'n l'infinir. La nudità è impossibile nell'immagine. Il volto è in prestito, lo sguardo è a credito, e il discorso è il discorso dell'altro, il vedere è il vedere dell'altro. Abbiamo tutto in prestito, siamo ebrei, e tutto dovremo restituire. L'incasso del credito, l'usura, sono originariamente attivi. Ciò che bramo è con me: la ricchezza mi ha reso indigente. La nudità nell'immagine è una maschera, una maschera in scena. Ma la nudità tua che io amo è una nudità oscena, la maschera estrema: la maschera senza scena, senza sguardo, senza credito. Senza sguardo perché esposta, pro-istituita, davanti allo sguardo dell'uomo che non le trova dimora, scena, finanziamento. Trova soltanto il proprio debito, la propria cecità. Voliamo, amore mio dolcissimo. Il volo della maschera ha strappato la faccia, sulla maschera il sangue ne è simulacro, resti di faccia sono maschera sulla maschera in volo. Perché il volo è alto a non permanere in maschera ridendo di pietà sulla faccia straziata: la nudità del volo è la straziata maschera che la faccia ha ascoltato strapparle lo sguardo.
   Amore mio. Io amo la tua nudità dove la nudità ci annienta.
                                                                           *

   Non c'è mai un amante, mai una amante. C'è un amato, e una amata. Poi c'è un Terzo, che non c'è. C'è e non c'è. Non c'è nella conoscenza, c'è nella sua intestimoniabilità. Nessuno è testimone del testimone, scriveva Celan. Vi è una forza che mi ama, che ti ama, quando guardo i tuoi occhi, quando bevi le mie lacrime, quando i nostri ventri si accarezzano. Siamo come due monete nel palmo della mano di un Terzo. Siamo un capitale da spendere, che il Terzo spende nell'amore che ci sovrasta. Ecco, le monete. Nella prostituzione il Terzo è il denaro. È il denaro che nella prostituzione ci ama. Il denaro è apparentemente testimoniabile, ma ciò che ne fa un Terzo è il mistero del suo tintinnio, Geheimnis che è inconoscibile, che è indicibile, che è intestimoniabile, perché è la nostra assenza da noi stessi. Io non ti amo, tu non mi ami, quando il Terzo, il pausarius della nostra assenza, ci desidera l'uno dentro l'altra.

*
Mi piace il Galata ferito del Museo Archeologico di Napoli, un guerriero che che non ha più la forza di alzarsi, che possiede solo la torsione su se stesso.
Mi piace la Venere della Specola, una figura di cera di donna dormiente, il cui ventre può essere aperto dagli studenti di anatomia: e mentre il cielo delle arterie e degli intestini è osservato da una folla, la Venere dorme.
Mi piacciono le Deposizioni dalla Croce del Cristo. Quel suo peso irrefrenabile sulle braccia della Madonna.
Mi piace la mancanza di forze degli amanti dopo l'orgasmo. Quel galleggiare del respiro sopra la morte.
Mi piace l'immagine dell'immunodeficienza, della indifendibilità: ho conosciuto due ragazze che sono morte di Aids: una si chiamava Avghí, alba in greco. L'altra Sarah, principessa in ebraico. Sarah, a cui dunque spetta un potere in eredità, ha nella mia mente l'eredità e il potere di un'alba di resa.
La resa è tutto quello che ho.

Ianus Pravo

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Commenti

Al di là del titolo

Il titolo è fuorviante: nelle pieghe di questi versi accorati c'è una specie di inno all'amore, o a quello che si crede tale... e alla paura di pronunciare questa parolona o parolaccia "amore" "ch'a nullo amato amar perdona", ma che sa anche perdonare e quasi uccidere, quando arriva la petit-mort e la madre e la troia, forse, non si distinguono più...