Approfondimenti

L'Oltreuomo, pover'uomo

yeats in his old age

Uscito forse dal disastro postprandiale di una digestione impossibile dopo un pranzo in famiglia, mi sono messo sul divano a riposare. Agli estremi del sogno c’era il più grande poeta di lingua inglese dopo Shakespeare e un infelice pensatore tedesco venuto a inseguire i suoi fantasmi in Riviera. Il sommo poeta se ne stava seduto sopra una panchina, con una coperta sulle gambe, aveva un occhio cieco sotto alle spesse lenti degli occhiali e un cipiglio interrogante. Muoveva la testa con lentezza, poiché non faceva che meditare. Mi sembrava ovvio che stesse ripensando alla baia di Rapallo per trasfigurarla.
Il filosofo, lo intravidi così concentrato in se stesso che il suo sguardo non abbracciava più dello spazio breve della sua ombra. Poco dopo, aperti gli occhi, per liberare la mente da qualsiasi residuo di visione mi ritrovai a borbottare, piano, perché i miei parenti in chiacchiere a pochi metri da me non mi sentissero, prendendomi per pazzo: davanti agli spettri, attenzione!

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Riatterrato dal sogno, quel pensatore tedesco mi dà i nervi esattamente per quanto mi entusiasma posto che anche quando dice scemenze mi dà sempre l’impressione di essere solo superficialmente in errore. Con lui discuto sempre, perfino quando me ne sto muto, non parlo, mi sento in equilibrio e leggo uno di quei libri che ti costringono ad andare avanti con le blandizie di una prostituta.
Senza sapere esattamente che essere sono, rimugino su una cosa che non c’entra niente con lui, per esempio sull’ebbrezza di vita che mi dà vivere in mezzo a questa confusione di stradicciole, di voci, ma ecco che salta su chissà da quale buco di vicolo, e da buon neo-pagano qual è mi parla del dio “falso e bugiardo dei cristiani”. Le stupidaggini, e specialmente le stupidaggini geniali, più che a far sorridere tendono a generare una forza di resistenza. Ora, mi dico, decido di metterlo a tacere e chi s’è visto s’è visto… e potrei anche riuscirci a sostituirlo, per la mia predisposizione a mettere radici temporanee in molte persone interessanti, se non fosse per il fantasma che mi ha lasciato in eredità. L’Oltreuomo, colui che non assume mai una dimensione che gli sia propria, perché non è mai uomo né mai effettivamente oltre-uomo, pover’uomo, visto che è destinato a esistere al di là di un “se stesso” che, di fatto, non potrà mai dirsi tale, se non nell’attimo nel quale va dicendosi. Incessantemente, eternamente, di nuovo…

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L’opera di auto-formazione è un insieme di itinerari, un percorso inconcludibile. Ho incontrato il fantasma di Caterinetta in un punto preciso della mia vita (ogni punto della nostra vita è un punto preciso della vita) e ne ho accettato le conseguenze: lei mi ha squadrato da capo a piedi, eravamo vicinissimi, quasi avremmo potuto toccarci, e dall’intensità della compassione che emanava dal suo sguardo ho capito subito che mi trovavo di fronte a un essere capace di assumere su di sé tutto il peso, e la leggerezza, della piena espressione del vivente che si espande al di là e sopra di sé, tanto da rivelarmi che avrebbe voluto diventare il mio spirito guida.

Ma io non avevo ancora la forza di volontà necessaria per seguirla.