Approfondimenti

L'UOMO MASCHERATO E L'OMBRA DI UNA DONNA

a cura di Ianus Pravo


(Uomo Mascherato)

Oh, dove sei Uomo Mascherato / in che galassia il tuo nome s'è arenato / lotta, lotta contro il male / perché la felicità dell'uomo è la guerra / Uomo Mascherato qual è la minaccia / che incombe sulla tua schiena / mentre gli uomini ridono di te / oh, povero Mascherato di te ridono gli uomini / che colpa ha il pigmeo, o l'elefante o la tigre / se l'Occidente è crudele / se sulla croce sparano / nella selva. (Leopoldo María Panero).

A Las Palmas, il taxi mi lascia in Calle Nicolás Estevanez, a ridosso di Plaza Santa Catalina. Passo davanti alle terrazze del Nuevo Río, del Derby... nella tabaccheria la Esfinge compro una stecca di Camel per Leopoldo, che mi sta aspettando seduto a un tavolo della Lolita Pluma. Leopoldo abbranca la stecca e la introduce, quasi furtivamente, nella sua borsa azzurra piena di libri, guardando a destra e a sinistra, come per tutelarsi da sguardi minacciosi, o comunque indesiderati. Da un pacchetto aperto, sopra il tavolo, estrae una sigaretta e l'accende. Alza quel sottile bianco sul cratere grisaceo del suo volto. Lo succhia e lo sfilaccia nell'aria in un fantasma fuggente. Si passa l'avambraccio e il dorso della mano sulla bocca e sotto il naso. 

Rimane con la bocca aperta, un ovale nero, come lo sbavo di una tartaruga, iniziando un lentissimo sbadiglio. Poi fa crepitare la risata, nera come l'ala di un pipistrello. Il cameriere ci porta una bottiglia di birra Tropical, per me, e una di coca cola light per lui. Tra le due bottiglie posa un piattino colmo di arachidi. Un piccione balza sul tavolo e inizia a becchettare nel piatto di arachidi. Ne arriva un'altro, e poi ancora un altro piccione. E un quarto. Leopoldo osserva tranquillo questo attacco quasi hitchcockiano di uccelli al suo piatto d'arachidi. Un capo d'uccello si abbassa sul piatto e un altro si alza, in un balletto di nutrizione. Leopoldo inserisce una mano tra gli uccelli e si tira su un paio di arachidi e le inghiotte. Poi tossisce, giochicchia con una nuova sigaretta tra le dita.

Leopoldo non sta bene. Forse si è confuso di medicazione (lui dice che gli infermieri, nel manicomio, l'hanno avvelenato con stricnina). Tossisce convulsamente, ansima. Mi accorgo che ha una vasta macchia sui pantaloni, abbasso lo sguardo e vedo tra le gambe della sedia un rigagnolo d'orina. Faccio chiamare un'ambulanza. Poi mi sussurra qualcosa, faccio fatica a capire. Vuole un panino con la frittata. E mi mormora qualcos'altro, uno dei suoi versi favoriti, I' vo come colui ch'è fuor di vita. Leopoldo non possiede un'anima, ma uno stile. I' vo come colui ch'è fuor di vita / che pare, a chi lo sguarda, ch'omo sia / fatto di rame o di pietra o di legno, / che si conduca solo per maestría / e porti ne lo cuore una ferita / che sia, com'egli è morto, aperto segno. (Guido Cavalcanti).

Orina, oro a fondo, il gesto che filtra dall'amante senza sensi. Quando scrissi ciò non conoscevo ancora Leopoldo. Egli è lo smascheramento dell'uomo. Fluidi, secrezioni, intontimenti su una piazza affollata di camerieri. Plaza de Santa Catalina è la mia Piazza Rossa. Le nudità sfilano come tanks, nel Trionfo del Pomeriggio. A notte, tornato Leopoldo al manicomio, attraverso le strade alle spalle della piazza. In Calle Sagasta, attratto da un neon, verde e rosso, come una falena da un fuoco di campo, e arpionato da un kamaki vestito incredibilmente con un frac color zafferano, entro in un bar che è un postribolo. Chi mi siede al fianco, al bancone, su un alto sgabello, mi pianta sugli occhi il mestiere del suo sorriso, e la nudità perfetta, anch'essa blindata, delle sue cosce accavallate.

Nella stanza da letto tutto è vero, e ogni nudità, ogni smascheramento, è maschera dello smascheramento: dopo il mio orgasmo, in cui riesco a dimenticare tutto ciò che da sempre ho dimenticato, lei prende i soldi, poi si lava e si riveste. I soldi offrono il cadavere alla bellezza. Ti offro nella mia mano i salici che non ho visto. Per alcuni la bellezza è intangibile. Dice noli me tangere. Se cercano di toccarla svanisce, si corrompe, la sua acqua si fa torbida, et lacrimis turbavit aquas. Per altri, per Leopoldo, la bellezza si lava nel fiume della morte. È così bella la rovina. E se la bellezza è solo inizio di realtà, come scrive Cioran, se è l'aborto della realtà, mi tengo stretto il suo corpo allontanato proprio mentre è pro istituito, messo davanti, insensibile, che nel mio piacere ha portato la maschera della nudità, la facies ultrix del dio Anteros. L'ombra bianca di un ventre cosparso di carta moneta.

Sempre vi è un Terzo a vegliare sugli amanti: ciò che gli unisce, dividendoli, è un Terzo. Nella prostituzione opera una duplice frontalità o nudità, un duplice smascheramento o una duplice maschera di smascheramento: una frontalità o nudità o smascheramento o maschera di smascheramento in cecità, d'oggetto a oggetto, di amante a amata (frontalità edificata dal denaro); e una frontalità esposta, su amante e amata, dallo sguardo di un Terzo. Il Terzo, chi o che cosa sia non so, è pausarius, soggetto. Il pausarius è il sogno dell'ombra in cui consiste, secondo Pindaro, l'uomo (skías ónar ánthropos). 

L'orina, lo sperma, lo sputo, il denaro, il sorriso, o il riso, che del sorriso è il divoramento cannibalico. Sono il pane puro (Santa Catalina, Caterina, katharéyô, sono puro) che spezzo all'infinito. Spezzare all'infinito il pane, cosa resta? L'infinito. Un'ombra di donna intravista in un quadro di Willem de Kooning, o sulle labbra in fellatio che in precedenza hanno pronunciato un prezzo. Una maschera di smascheramento, perché ogni nudità è una maschera, ogni maschera è un sorriso.

E niente, niente, se neanche sei ferma,
a sorridere, no, del gorgo fermo
del sorriso, ma no, del gorgo fermo
del mio volto che sorride, non è
che la pozza, il volto no, né risciacquo
le mani del sorriso nella pozza
del volto, nel gorgo fermo, nel niente
che sorridi, di niente, nella pozza
di me che non sei ferma e non sorridi
sorridi e non ci sei, io non ci sono.

 


(Willem De Kooning, Woman with a green and beige background, 1966)