Approfondimenti

Margaret Atwood

Margaret Eleanor Atwood, Ottawa, 18 novembre 1939.

Narrativa e fantascienza, romanzi e poesie, notevole attività a favore del femminismo.
Ha pubblicato racconti nella rivista Playboy. 

Tre poesie, circa 

GRILLI

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GRILLI

Settembre. Astro selvatico. Uva fragola
minuscola e amara,
il sapore indaco dell’inverno
già le fiorisce dentro.

La casa è invasa dai grilli,
sono entrati per il tepore.
Strisciano nella stufa
e dietro il frigorifero,
fanno sortite attraverso il pavimento,
cantando l’un l’altro:
qui, qui, qui, qui.
Li calpestiamo per errore,
o li raccogliamo, a dozzine,
dozzine di nere coscienze che si contorcono,
e li gettiamo fuori dalla porta.
[…]

I POETI RESISTONO

I poeti resistono.
È dura sbarazzarsi di loro,
solo dio sa quanto ci abbiamo provato.
Li oltrepassiamo in strada
lì con il loro piattino per l’elemosina,
un’antica usanza.
Ora non c’è nulla dentro
a parte mosche secche e monetine false.
Guardano fissi avanti.
Sono morti, o cosa?
Hanno l’aspetto irritante
di chi ne sa più di noi.

Di più riguardo a cosa?

Che cosa credono di sapere?
Sputatelo fuori, gli sibiliamo.
Ditelo chiaramente!
Se cerchiamo una semplice risposta,
ecco si fingono pazzi,
o ubriachi, o poveri.
Hanno indossato quei costumi
tempo fa, 
quei maglioni neri, quegli stracci;
ora non riescono a toglierli.
E hanno problemi con i denti.
Questo è uno dei loro fardelli.
Dovrebbero farsi un trattamento.

Hanno anche problemi con le ali.
Non otteniamo granché da loro
in questi giorni al dipartimento di volo.
Non più impennate, sfolgorii
né chiasso.
Per cosa diavolo vengono pagati?
(Supponendo che vengano pagati.)
Non riescono a staccarsi da terra,
loro e le loro piume infangate.
Se volano, è verso il basso,
nella terra umida grigia.
Andatevene, diciamo –
e portatevi la vostra noiosa tristezza.
Non siete graditi qui.
Avete dimenticato come dirci
quanto siamo sublimi.
Come l’amore sia la risposta:
quella ci è sempre piaciuta.
Avete dimenticato come adulare.
Non siete più saggi.
Avete perso il vostro splendore.

Ma i poeti resistono.
Non sono altro che tenaci.
Non riescono a cantare, non riescono a volare.
Solo saltellano e gracchiano
e sbattono contro l’aria
come se fossero in gabbia,
e raccontano la solita vecchia storia.
Quando interrogati, rispondono
che parlano di quello che devono.
Caspita, se sono pretenziosi.

Loro sanno qualcosa, comunque.
Lo sanno.
Qualcosa che sussurrano,
qualcosa che non riusciamo a sentire del tutto.
Riguarda il sesso?
Riguarda la polvere?
La paura?

È AUTUNNO

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È AUTUNNO

È autunno. Le noci cadono giù.
Faggiole, ghiande, noci nere –
tre orfani gettati a terra
nei loro vestiti ruvidi.

Non andate là dentro
nell’aranceto essiccato –
è pieno di vecchi rabbiosi
furtivamente in marcia mimetizzati
fingendo di non essere visti.

Alcuni di loro non sono nemmeno vecchi,
hanno solo fronti artritiche,
o sono ubriachi
ma qualcosa deve soffrire
per i loro rancori, per i loro oscuri dolori:
più la carne schizza, meglio è.

Spareranno ad ogni minimo movimento –
al tuo cane, al tuo gatto, a te.
Diranno che eri una volpe o una puzzola
o un’anatra o un fagiano. Forse un cervo.

Non sono cacciatori, questi uomini.
Non hanno la pazienza dei cacciatori,
nemmeno il rimorso.
Sono certi di possedere tutto.
Un cacciatore sa di prendere in prestito.

Ricordo le lunghe ore
accucciata nelle alte erbe palustri –
Il basso cielo vuoto, l’acqua silenziosa,
i colori stinti degli alberi distanti –
aspettando l’affrettarsi di ali,
quasi sperando che nulla accadesse.

a cura, traduzione, di Paola Silvia Dolci