Approfondimenti

Mio padre, il cubano.

Mio padre, il Togn Balocch, c’è stato un fracco d’anni a Cuba. Erano gli anni settanta, io un fiulott. Lì, dalla Pozzi Ginori de Corsich, lo portava il suo lavoro di tecnico ceramista; da lì, perdimondo e avventuriero come era, appena poteva andava a ficcare il naso in America Latina, Equador, Perù, Brasile, Venezuela. Me, mio pà, m’è mai mancato. Anzi, in questa sua assenza, mi ha perfino divertito. Tornava a cà ogni tanto, ‘na settimana ogni trii, quatter, mes. Tornava con la barba nera e lunga, il basco a mò d’on Che Guevara biegrassin (abbiatense) o il cappello de paja dei campesinos de l’Oriente de Cuba. Facendoli danzare tra i denti, fumava pestilenti sigari habana. Il fumo, bell’apposta, te lo buttava in faccia. Mi portava dischi del Silvio Rodriguez e del Carlos Puebla; per insegnarmi come si vive (ta mostri mì come sa fa…mi diceva sto matt), le foto delle sue amanti trighegne (le more di Cuba…). Al mè pà, questo lo so per certo, a Cuba gli volevan tutti bene. Era generoso, compassionevole, apriva presto il cuore. Dicevano fosse un bell’uomo. Quando ha finito il suo lavoro, a Holguin, la città che lui ci stava, a gh’han faj una gran festa. La promessa era quella di tornare. Le cose, poi, sono andate come sono andate. Ho sempre fatto fatica a star dietro alla mia vita, figuriamoci alla sua!

El mè pà parlava solo in dialetto, leggeva gialli e nulla più. L’era on omm del popul; nei suoi modi, una sorta di sottoproletario pasoliniano. E sempre, quando ci si beccava, mi diceva una cosa. “Gigi, io ho girato molto. Là dove son stato, si muore di fame, di malattia, gent consciaa ‘me i ratt. Ma a Cuba, a Cuba no. L’hoo vist mì. Lì l’è divers. Lì, la rivoluziòn, qualcosa è servita. Io, a Cuba e ai Cubani, gha voraruu semper ben.”

Ecco. Anch’io vorrò sempre bene a Cuba, ai cubani, a tutti quelli che, da quelle parti, vogliono vivere da uomini, mica da servi. Non so perché oggi la m’è vegnuu in ment quella roba chì. Non so. Ma oggi, sì, dico quel che mai, pirla!, son riuscito a dirti…

“Hasta la Victoria, Pà! Siempre!”