Approfondimenti

OGNI MATTINA HO PAURA DI APRIRE GLI OCCHI

a cura di Ianus Pravo

 

A questo buio dentro noi femmineo
è la luce del giorno disastro.

Così scrisse Heinrich von Kleist. La luce che ogni mattina cerco non deve illuminarmi. La luce che ogni mattina cerco deve abbagliarmi. Accecarmi. È necessario che mi pianti negli occhi i suoi aghi di fuoco, che mi accenda negli occhi la sua fiamma rossa, e poi bianca e poi nera. Purtroppo, ho un difetto che mi preclude la cecità definitiva. Questo mio difetto consiste nelle lacrime che mi coprono gli occhi, che mi salvano, come un Michele Strogoff, dalla cecità. Ma io non desidero nessuna salvezza, e non ho Tartari da ingannare. Le lacrime sono il mio marchio d'infamia, come la lettera scarlatta di cui scrisse Hawthorne, la lettera che marchiava le adultere. O come la stella gialla di David per gli ebrei.
Di fronte ai miei occhi che le lacrime proteggono dall'ustione, anche una prostituta si copre la nudità pagata, si stringe alla parete, terrorizzata come davanti alla rivelazione di un'orribile deformità.
Solo i morti non hanno paura delle lacrime. È così che, sulla strada di casa, l'eroinomane spettrale, che ha perso tutti denti, che ha le mani gialle e le braccia nere, e a cui ogni mattina dò una moneta, può guardarmi negli occhi che ho pieni di lacrime e dirmi: non c'è problema senza una soluzione.