Approfondimenti

Per Pier Massimo Forni (Filippo Tuena)

L’altro giorno, per informarlo che avrei usato alcuni suoi versi per esergo a un capitolo di un mio libro, sono andato su google in cerca di Pier Massimo Forni ed è lì che ho appreso della sua morte.
Dati spiccioli che credo di dover inserire dicono che era nato nel 1951 e aveva insegnato per lungo tempo nelle università degli Stati Uniti e che nel 1993 aveva curato una impeccabile edizione dei Fioretti di san Francesco per Garzanti.

Ci eravamo sentiti una ventina d’anni fa, sempre su mail, perché cercavo suoi versi oltre quelli che aveva pubblicato nel 1977 e nel 1980. Fu gentile e mi mandò da Oltreoceano uno smilzo libretto del 1996, di cui dirò. Non credo abbia pubblicato altro di poesia. Dunque un silenzio durato più di vent’anni e reso definitivo dalla morte avvenuta il primo dicembre del 2018.

E’ sempre terribile, persino blasfemo, voler entrare in contatto con qualcuno che crediamo in vita e che invece, silenziosamente, l’ha abbandonata. Ci sembra quasi di tenerlo in sospeso, in un limbo non accogliente e che si scioglie soltanto quando la notizia della fine ci raggiunge, liberandone l’anima al suo destino.

Dunque, tre testi, tre sillogi in una quarantina d’anni. Li ho qui sulla mia scrivania.

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Esordì ventiseienne con ‘Stemmi’, 29 poesie pubblicate all’Insegna del pesce d’oro, con la prefazione di Maria Corti. Ho fotografato quella me lo fece conoscere e che mi accompagna da molti anni. Atmosfera crepuscolare, adatta a uomini maturi, meno al giovane che era quando la scrisse. 
 

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In Poesia Uno, (Guanda 1980) a cura di Maurizio Cucchi e Giovanni Raboni, un altro testo ‘Marmi’ . Da questa ho tratto un distico sarcastico:

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Fece seguito un lungo silenzio interrotto da ‘Hotel pace dei monti’ (Greco e Greco, 1996), il libretto che m’inviò quando andai a stanarlo chiedendogli altre cose sue e che racconta di paesaggi padani che dovevano essergli rimasti nel cuore.

Da quel testo ho fotografato per questa un’altra poesia che parla di calciatori dimessi senza grandi speranze e che però ancora giocano la partita.

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Vengo così ai versi che ho scelto come esergo al libro che dicevo. Avrei voluto informarlo e non ci sono riuscito. Mi dispiace. Adesso, contrariamente alla mia intenzione – che dovessero accompagnare la mia prosa – accade che la sovrastino. Va bene così.

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Filippo Tuena