Approfondimenti

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a cura di Ianus Pravo

          Guardatevi dall'entusiasmo. Per esempio, a me piace così tanto tacere che non posso fare a meno di dirlo.
         Voglio tacere di una piccola ceramica proveniente dal Perù, di cultura nazca, "Donna che dà alla luce una testa mozzata". Raffigura un corpo femminile, morbidamente ocra (un volto maschile è schematicamente dipinto in nero sul ventre): dal sesso sporge il capo di una vittima sacrificale -di guerra o di giustizia?- il cui volto è segnato dalla violenza e le cui labbra sono provviste di spine per trattenere l'anima.
           È il circolo vizioso dell'orior su di sé, il circolo chiuso del ventre sull'aria che respiro.

 

        L'alba è ridicolmente tragica perché necessariamente libera. Sul tavolo il posacenere è semivuoto, i mozziconi torturati dei sigari non l'hanno mai centrato, riposano sulla tela cerata rossa. Il rosso non ha pietà di me, l'azzurro l'ha sempre avuta. L'azzurro è la fede con cui l'oblio sorride alle mie mani rosse.
        Ho preso a pugni il muro, e mi succhio le nocche ferite. Mi metto addosso qualcosa e scendo in strada.
            Sono un occhio chiuso sopra un occhio aperto.
           Deambulo nella vita come una puttana in un mondo senza marciapiedi. Cioran dixit. C'è una piazza, vicina a dove abito, qui, nel Raval di Barcellona, dedicata ad André Peyre de Mandiargues, lo scrittore francese che trascorse un periodo della sua vita in questo quartiere. Mandiargues vi scrisse un romanzo, "La marge". Allora questa zona era chiamata "Barrio Chino", in riferimento all'alto grado di marginalità sociale che lo caratterizzava. Adesso si chiama Raval, è cambiata, ma conserva alcuni dei vecchi tratti che ispirarono Mandiargues e il Jean Genet di "Diario di un ladro".
       La piazzetta è uno spazio stretto tra una nuova costruzione, una residenza per studenti universitari, e un vecchio edificio occupato da un bar color grigio morte e da alberghi a ore che ospitano prostitute e clienti. Sono le sei di mattina, nella piazza, sdraiati in un angolo, sopra un materasso, ci sono due tossicodipendenti che s'infilano la siringa nel braccio. Il pavimento è umido, sono passati da poco gli operai del comune con gli idranti.
         Il desiderio è una moneta luccicante che ci compra. Oggi Dio è il denaro con cui compro un sorriso, e Dio è come un cadavere che è mezzo di qua, e mezzo non è di là. Con il denaro io dò ciò che non ho. Lei esce dall'albergo, mangiucchia un panino. È un riflesso bianco sulla lenta ondata grigia della piazza. Porto il mio nome come uno sputo in faccia.
        Lei poi prenderà i soldi, si laverà e si vestirà. I soldi offrono il cadavere alla bellezza. Ti offro nella mia mano i salici che non ho visto. Per alcuni la bellezza è intangibile. Dice noli me tangere. Se cercano di toccarla svanisce, si corrompe, la sua acqua si fa torbida, et lacrimis turbavit aquas. Per altri la bellezza si lava nel fiume della morte. È così bella la rovina. Rovinarmi è la mia sola forma di amarmi, e ancora non ci sono del tutto riuscito.
       E se la bellezza è solo un inizio di realtà -il suo aborto-, mi tengo stretto il corpo allontanato di lei, il suo corpo insensibile che nel mio piacere ha portato il vuoto come facies ultrix di Anteros. E non c'è nulla come soccombere alla vendetta del desiderio ripagato dal nulla.
            Io ho sempre restituito ciò che non mi fu mai dato. Muovo il mio giocattolo all'ombra di un impiccato che oscilla come il mio giocattolo.

 

Il grigio perla è un bianco ingrigito
Proprio della seta come questa mano
Posata sulla punta di un seno
Il cui nudo sotto la veste s'eccita
Come un primo piacere che durerà poco
O molto, se possibile,
Dinanzi alla resa della bellezza totale
Rompe nella deflorazione e la rovina
La consentita spoliazione
Senza porre nessun'altra condizione
Che di usare senza rispetto né pietà né riposo
Una pelle bianca tremante
Pioggia di perle sparse
Dalla mano che ruppe la collana
Al volo degli ultimi frammenti
Gabbiani
E il tappeto persiano, non è mare
A raccogliere le sue perle in ondate
nella furia di una notte di stupro?
Luci della carne del mare e delle perle
Scintille uscite dal gran fiore di seta
Incarnazione rosa del grigio perla
Illuminate una vita che declina.

(André Pieyre de Mandiargues, trad. Ianus Pravo)

Il bianco ius che ride del segno del tuo volto
quaesivit caelo certum, tradisce ancora un riso
estremo quando scorge il caos che la tua mano
ha formato al mio verbo, ha gridato al silenzio.
Ancora, siamo ancora la cenere oscurante
che mani ricompongono nel volto del mio riso
che si può il potere di non voler volere,
théleis é boreís; mi è ius la notte e il suo limite,
sono il padre e nascondo il nome di mio padre.

(Ianus Pravo)