Approfondimenti

Snow White and the Seven Dwarfs, Anne Sexton

Snow White and the Seven Dwarfs
Anne Sexton 

Biancaneve
e i sette nani.

Non importa quale tipo di vita si conduca
quello della santarellina è un bel colpo:
zigomi fragili come cartine da sigaretta
braccia e gambe come ceramiche di Limoges
labbra come Vin Du Rhône
roteando quegli occhioni blu da bambolina made-in-china
aperti e chiusi.
Aperti per dire
Good Day Mama
e chiusi per la spinta
dell’unicorno.
Non si sporca mai.
È bianca come il latte.

C’era una volta una vergine fanciulla favolosa
che si chiamava Biancaneve.
Diciamo che aveva tredici anni.
La sua matrigna,
una bellezza fuor di dubbio,
sebbene smangiata, naturalmente, dall’età
non aveva mai udito di alcuna bellezza superiore alla sua.
La bellezza è una passione semplice,
ma, oh, amici, alla fine
danzerete nel fuoco con le scarpe di ferro.
La matrigna aveva uno specchio al quale si rivolgeva –
qualcosa come le previsioni del tempo –
uno specchio che proclamava
la più bella del reame.
Lei domandava,
specchio specchio delle mie brame,
chi è la più bella del reame?
E lo specchio rispondeva,
sei tu la più bella del reame.
L’orgoglio le pompava dentro come un veleno.

Improvvisamente un giorno lo specchio però le rispose
Regina, tu sei bellissima, è vero,
ma Biancaneve è più bella di te.
Fino a quel momento Biancaneve
non era stata più importante
di un gatto di polvere sotto al letto.
Ma ora la regina vedeva delle macchie marroni sulle sue mani
e quattro baffi sopra il labbro
così condannò Biancaneve
a essere fatta a pezzi fino a morire.
Portami il suo cuore, disse al cacciatore,
e io lo condirò e lo mangerò.
Il cacciatore, tuttavia, lasciò fuggire la sua prigioniera
e riportò al castello il cuore di un cinghiale.
La regina lo masticò, lo ciancicò, come una tartare.
Ora sono io la più bella, disse,
leccandosi le sottili dita bianche.

Biancaneve vagò nella foresta
per settimane e settimane.
Ogni volta c’erano venti porte
e a ognuna stava un lupo affamato,
con la lingua penzoloni come un verme.
Gli uccelli cantavano lascivi,
parlando come pappagallini rosa
e i serpenti pendevano inanellati,
ognuno un cappio per il suo dolce collo bianco.
Nella settima settimana
giunse alla settima montagna
e là trovò la casa dei nani.
Era buffa come un cottage da luna di miele
e completamente accessoriata
di sette letti, sette sedie, sette forchette
e sette vasi da notte.
Biancaneve mangiò sette fegatini di pollo
e, alla fine, si coricò per dormire.

I nani, quei piccoli hot dog,
girarono tre volte intorno a Biancaneve,
la vergine fanciulla addormentata. Erano saggi
e borbottavano come piccoli zar.
Sì. È un buon presagio,
dissero, e ci porterà fortuna.
Rimasero a guardare in punta di piedi
finché Biancaneve si svegliò. Lei disse loro
dello specchio e della regina assassina
e loro le chiesero di restare a fare da badante/ serva.
Attenta alla tua matrigna,
dissero.
Presto verrà a sapere che sei qui.
Mentre siamo nelle miniere
durante il giorno, non devi
aprire la porta.

Specchio specchio delle mie brame…
Lo specchio parlò
e così la regina si vestì di stracci
e se ne uscì come una venditrice ambulante per incastrare Biancaneve.
Attraversò le sette e montagne.
Giunse alla casa dei nani
e Biancaneve aprì la porta
e comprò un po’ di nastri.
La regina li fissò saldamente
intorno al suo corsetto,
stretti come una benda
così stretti che Biancaneve svenne.
Giaceva sul pavimento, una margherita estirpata.
Quando i nani tornarono a casa slacciarono il pizzo
e lei si rianimò miracolosamente.
Era piena di vita, pimpante come una bibita gassata.
Attenta alla tua matrigna,
dissero.
Ci proverà ancora una volta.

Specchio specchio delle mie brame…
Ancora una volta lo specchio parlò
e ancora una volta la regina si vestì di stracci
e ancora una volta Biancaneve aprì la porta.
Stavolta comprò una spilla avvelenata,
uno scorpione curvo di otto pollici,
e se lo mise tra i capelli e svenne di nuovo.
I nani tornarono e rimossero il pettinino
e lei si rianimò miracolosamente.
Aprì gli occhi spalancandoli come l’orfana Annie.
Attenta, attenta, dissero
ma lo specchio parlò,
la regina venne,
Biancaneve, coniglietta scema rimbambita
aprì la porta
e morse una mela avvelenata
e cadde a terra per l’ultima volta.
Quando tornarono i nani
e le slacciarono il corsetto
cercarono il pettinino,
ma stavolta non funzionò.
Nonostante l’avessero lavata col vino
e strofinata col burro,
non funzionò.
Giaceva immobile come un pezzo d’oro.

I sette nani non riuscivano a portarla da soli
per seppellirla nella terra nera
così costruirono una bara di vetro
e la deposero sul settimo monte
di modo che tutti quelli che passavano
avrebbero potuto sbirciare la sua bellezza.
Venne un principe in un giorno di giugno
e non si mosse più.
Rimase così a lungo che i suoi capelli divennero verdi
e ancora non se ne andava.
I nani ebbero pietà di lui
e gli dietro il vetro di Biancaneve -
i suoi occhi di bambola chiusi per sempre -
da tenere nel suo castello lontano.
Mentre gli uomini del principe portavano via la bara
inciamparono e la fecero cadere
e il pezzo di mela balzò fuori
dalla sua gola e lei si risvegliò miracolosamente.

E così Biancaneve divenne la sposa del principe.
La regina malvagia venne invitata al matrimonio
e quando arrivò c’erano ad aspettarla
scarpe di ferro arroventate,
come pattini a rotelle incandescenti
stretti ai suoi piedi.
Per prima cosa ti fumeranno le dita dei piedi
e poi si carbonizzeranno i talloni
e infine friggerai come una rana,
le venne detto.
E così danzò fino alla morte,
figura sotterranea,
la lingua che le scorreva dentro e fuori
come un getto di gas.
Nel frattempo, Biancaneve si occupava della corte,
sbattendo i suoi occhioni blu di porcellana
e talvolta rivolgendosi allo specchio
come fanno le donne.
 

Snow White

No matter what life you lead
the virgin is a lovely number:
cheeks as fragile as cigarette paper,
arms and legs made of Limoges,
lips like Vin Du Rhône,
rolling her china-blue doll eyes
open and shut.
Open to say,
Good Day Mama,
and shut for the thrust
of the unicorn.
She is unsoiled.
She is as white as a bonefish.

Once there was a lovely virgin
called Snow White.
Say she was thirteen.
Her stepmother,
a beauty in her own right,
though eaten, of course, by age,
would hear of no beauty surpassing her own.
Beauty is a simple passion,
but, oh my friends, in the end
you will dance the fire dance in iron shoes.
The stepmother had a mirror to which shereferred--
something like the weather forecast--
a mirror that proclaimed
the one beauty of the land.
She would ask,
Looking glass upon the wall,
who is fairest of us all?
And the mirror would reply,
You are the fairest of us all.
Pride pumped in her like poison.

Suddenly one day the mirror replied,
Queen, you are full fair, 'tis true,
but Snow White is fairer than you.
Until that moment Snow White
had been no more important
than a dust mouse under the bed.
But now the queen saw brown spots on her hand
and four whiskers over her lip
so she condemned Snow White
to be hacked to death.
Bring me her heart, she said to the hunter,
and I will salt it and eat it.
The hunter, however, let his prisoner go
and brought a boar's heart back to the castle.
The queen chewed it up like a cube steak.
Now I am fairest, she said,
lapping her slim white fingers.

Snow White walked in the wildwood
for weeks and weeks.
At each turn there were twenty doorways
and at each stood a hungry wolf,
his tongue lolling out like a worm.
The birds called out lewdly,
talking like pink parrots,
and the snakes hung down in loops,
each a noose for her sweet white neck.
On the seventh week
she came to the seventh mountain
and there she found the dwarf house.
It was as droll as a honeymoon cottage
and completely equipped with
seven beds, seven chairs, seven forks
and seven chamber pots.
Snow White ate seven chicken livers
and lay down, at last, to sleep.

The dwarfs, those little hot dogs,
walked three times around Snow White,
the sleeping virgin. They were wise
and wattled like small czars.
Yes. It's agood omen,
they said, and will bring us luck.
They stood on tiptoes to watch
Snow White wake up. She told them
about the mirror and the killer-queen
and they asked her to stay and keep house.
Beware of your stepmother,
they said.
Soon she will know you are here.
While we are away in the mines
during the day, you must not
open the door.

Looking glass upon the wall . . .
The mirror told
and so the queen dressed herself in rags
and went out like a peddler to trap Snow White.
She went across seven mountains.
She came to the dwarf house
and Snow White opened the door
and bought a bit of lacing.
The queen fastened it tightly
around her bodice,
as tight as an Ace bandage,
so tight that Snow White swooned.
She lay on the floor, a plucked daisy.
When the dwarfs came home they undid the lace
and she revived miraculously.
She was as full of life as soda pop.
Beware of your stepmother,
they said.
She will try once more.

Looking glass upon the wall. . .
Once more the mirror told
and once more the queen dressed in rags
and once more Snow White opened the door.
This time she bought a poison comb,
a curved eight-inch scorpion,
and put it in her hair and swooned again.
The dwarfs returned and took out the comb
and she revived miraculously.
She opened her eyes as wide as Orphan Annie.
Beware, beware, they said,
but the mirror told,
the queen came,
Snow White, the dumb bunny,
opened the door
and she bit into a poison apple
and fell down for the final time.
When the dwarfs returned
they undid her bodice,
they looked for a comb,
but it did no good.
Though they washed her with wine
and rubbed her with butter
it was to no avail.
She lay as still as a gold piece.

The seven dwarfs could not bring themselves
to bury her in the black ground
so they made a glass coffin
and set it upon the seventh mountain
so that all who passed by
could peek in upon her beauty.
A prince came one June day
and would not budge.
He stayed so long his hair turned green
and still he would not leave.
The dwarfs took pity upon him
and gave him the glass Snow White--
its doll's eyes shut forever--
to keep in his far-off castle.
As the prince's men carried the coffin
they stumbled and dropped it
and the chunk of apple flew out
of her throat and she woke up miraculously.

And thus Snow White became the prince's bride.
The wicked queen was invited to the wedding feast
and when she arrived there were
red-hot iron shoes,
in the manner of red-hot roller skates,
clamped upon her feet.
First your toes will smoke
and then your heels will turn black
and you will fry upward like a frog,
she was told.
And so she danced until she was dead,
a subterranean figure,
her tongue flicking in and out
like a gas jet.
Meanwhile Snow White held court,
rolling her china-blue doll eyes open and shut
and sometimes referring to her mirror
as women do.

trad. Paola Silvia Dolci