Approfondimenti

STORIA DEL FALLO IN 13 PEZZI + 1/6 - NANI, SCHIAVI, EROI

Isis e Osiris

Nelle puntate precedenti
 

I - dove si parla di Iside e di Osiride, nonché dello smembramento del dio in 13 pezzi più 1.
II - dove si parla del motivo per il quale si vorrebbe disquisire di simbologia del Fallo (e altri dettagli).
III - dove si parla delle divinità ctonie e dei numerosi lati oscuri dell’archetipo maschile e degli uomini . 
IV - dove si parla del giardiniere con il membro più grosso e verace di tutta la mitologia greca.
V - dove si parla di terapie bizzarre per le isteriche, di vibratori e di altri simpatici aggeggi. 

Bentornati, cari lettori di questa nostra saga del Fallo. Come avete trascorso il mese di agosto? Spaparanzati sulla sabbia in qualche isolotto con palmizi oppure impegnati in un’avventura montana, o ancora armati di tutto punto per un trekking nel paese di Chissà? Niente di tutto questo o di tutto questo un po’? In ogni caso, vi auguro uno splendido autunno e, nel farlo, vi dono il sesto capitolo di “Storia del Fallo”.

Figli, amanti, eroi

"Ai tempi che nel suo estro possente la Natura concepiva ogni giorno qualche figlio mostruoso, avrei voluto vivere presso una gigantessa fanciulla come ai piedi d'una regina un gatto voluttuoso ".
Charles Baudelaire immagina se stesso "percorrere a piacere le sue magnifiche forme; risalire i versanti dei suoi ginocchi enormi, e talvolta d'estate, quando i soli malsani, stracca, la fanno stendere attraverso la campagna, dormire smemorato all'ombra dei suoi seni, come un casolare ai piè d'una montagna." (1)
"Se una persona continua a vedere solo giganti, vuol dire che guarda ancora con gli occhi di un bambino" scrive Anaïs Nin nei Diari a proposito di Henry Miller e del rapporto di quest'ultimo con la bella moglie June (2).
Quando la donna è immensa, l'uomo diventa un essere microscopico: è il figlio della Grande Madre addormentato nell'abbraccio, l'amante simbiotico che non riesce a differenziarsi dal ventre dell’origine.

Gigantessa e Imperatrice

 

Il Puer nostalgico e sempre ferito, sofferente a causa dei propri desideri e delle domande senza risposta. Si tratta dello stesso fanciullo sanguinante narrato da James Hilman (Saggi sul Puer, Raffaello Cortina Editore), un elemento ancora ben lontano dal diventare ‘eroe’ solare, cavaliere armato sulla strada del Fallo (e ancora lungi dall’andare troppo avanti lungo questa via, dimenticando la propria origine).

I seguaci del ‘Grande Femminino’ (3) invocano un mondo materno ideale proiettando paure e desideri sulle donne in carne e ossa. Apparentemente, la donna idealizzata si fa virago, diventa la gigantessa dei sogni di un eterno bambino, l’essere ciclopico nell'immaginario del lillipuziano. L'elemento ‘disprezzo nei confronti del femminile’ è comunque presente, covato nell'Ombra degli uomini e delle donne ma si riflette in maniera davvero evidente nella stessa condizione di inferiorità del succube.

Vergini e puttane, dominatrici e schiave, regine con il potere della vita e della morte e creature stuprabili, cose da niente: non è forse questa l'atavica scissione nella psiche collettiva, in voga da centinaia di anni a questa parte? Possiamo riconoscere un'evoluzione, se osserviamo gli avvenimenti contemporanei? Vediamo forse un miglioramento tale da farci optare per un'avvenuta maturazione sociale, uno sviluppo che possa spingerci a dire, per esempio, qualcosa del tipo: "Beh, dai, le cose però si mettono meglio, in fondo, tutto sommato." Proprio pochi minuti fa ho letto su La Stampa la notizia dell’ennesimo delitto, quello di una ragazzina di 16 anni – uccisa dal fidanzatino di 17. 

“Ogni giorno 11 stupri in Italia”, dichiarano a gran voce i quotidiani. Tutto questo fermento di violenza mi porta a suggerire una riflessione continua e continuativa sul tema del maschile e del femminile come elementi psicologici che si relazionano - oppure combattono e si dilaniano - dentro ogni essere umano.

La gigantessa dei sogni

Quando il nano e la gigantessa chiudono insieme il cerchio matriarcale, firmano un diabolico patto. Nella prospettiva di sviluppo della coscienza secondo Erich Neumann, la Madre viene dal Caos primordiale – la dea dei miti, il ventre uroborico originario - e il Padre procede da lei oltre la fusione con la notte inconscia, una commistione che viene percepita comunque dalla psiche come "qualcosa di materno" (4).

La coscienza centrata sull'Io e il Patriarcato come cristallizzazione di valori maschili solari che sull'Io si fondano sono un prodotto derivato per opposizione e distacco dall'iniziale fase di autoconservazione e fusione indivisa (5). La "conquista di sé" (6) da parte del maschio è lotta eroica fuori e contro il primo regno, un'istituzione di fortezze egoiche sul territorio antico dell'unione, fino alla presa di potere sull'Altro- sull'inconscio, sulla terra, sulla donna.

Eroi va bene, diciamolo, purché ci si sappia fermare prima che il sole bruci la terra, prima di trasformarsi in tiranni famelici assetati di potere, prima di irrigidirsi nella distruzione di nemici nei quali inevitabilmente si finisce per riflettere se stessi e quella ‘fanciulla archetipica’ che ogni eroe che si rispetti dovrebbe salvare. Una parte eroica dentro di noi può muoversi in favore e con il favore della coscienza, sapendosi fermare, trovando il limite, essendo in grado di riconoscere che stuprando, seviziando, massacrando il ‘drago materno’ l’ero solare stupra, sevizia e massacra anche se stesso. Già, perché drago e fanciulla, puttana e vergine, gigantessa e bambina, madre e figlia, vecchia e giovane sono opposti compresenti nelle profondità della nostra anima di fragili creature allo sbaraglio nel mondo.   

O eroe, non guardarmi come se fossi una dea pronta a realizzare ogni tuo desiderio, fatta apposta per corrispondere a ogni tuo bisogno.
Non vedermi nemmeno un escremento, se nella differenza scorgi le tue stesse mancanze e limitazioni.
Siamo onesti con noi stessi e riconosciamoci degni di camminare verso il sole che sorge tenendo le mani intrecciate come Iside e Osiride amanti.

Sarà ‘dura’…

Di fatto, lo stadio del Potere (7) è comunque il primo passo nella manifestazione psichica del principio fallico nell’uomo e dell'Animus (il maschile interiore) nella donna. Il valoroso guerriero del sole, però, così come l'uomo che si consacra figlio perenne in onore di ogni innamorata, mirano entrambi al possesso del cerchio. Le loro gesta sono un sacrificio che li porta a morire in onore della Madre magnificata, "a causa" o contro di lei (8).

Baudelaire ha dedicato incubi e liriche alla propria amante, la "Venere nera" (9) Jeanne Duval, facendone una sorta di vampira in danza oscillante tra l'orrore che sapeva suscitare nel poeta e l'irrefrenabile passione che lo legava a lei. Proiettando il drago del tormento materno sopra una donna in carne ed ossa, Baudelaire ha creato un perverso mostro lascivo, mai sazio di vizi e morte.
Sembra che Jeanne fosse una bellissima mulatta bisessuale della quale il poeta, ventenne, si innamorò dopo averla veduta in un teatro del quartiere latino. Donna "intellettualmente sprovveduta, probabilmente analfabeta, del tutto priva di scrupoli" (10), Jeanne era l'involucro perfetto per essere rivestito dei sogni fatali e delle sproporzioni che ne fecero la M(ed)usa ispiratrice di un eccelso poeta maledetto. All'immagine di lei Baudelaire vendette l'Anima, guadagnando così il proprio diavolo personale.

E la donna reale?

Jeanne Duval ottenne l'immortalità nell'arte del suo bel cantastorie e più di quattordici anni di ossessioni, passione e disprezzo, una casa, amorevoli cure in vecchiaia e malattia.

Anaïs Nin, a proposito dei personaggi nei libri di Miller, scrive: "sono sempre di grandi dimensioni, sia che si tratti di tiranni o di vittime, di uomini o di donne." 

June è il gigante che solo una donna cosciente della propria molteplicità interiore può riportare alla dimensione giusta, perché Henry " ha sacrificato June" inventandola, e "l ha usata come un personaggio di cui aveva bisogno per creare (creazione di una donna crudele perchè ha bisogno di dolore e violenza per riuscire a creare, oppure perché gli piace essere vittima di una donna, non lo so ). Dice che è affascinato dal male, ma tutto quello che fa è castigare June", dividendola a metà e ingigantendone l'aspetto oscuro.                       

"Ora June se ne sta davanti al cumulo degli scritti di Henry e non sa dire se è una prostituta, una dea, una criminale, o una santa"(11).

Quando il figlio o l'eroe si impossessano della donna sotto forma di dettami dell'Animus e dall'inconscio lavorano per fare di lei un culto, la loro alleanza con l'Ombra nera rende vincente un unico ruolo, quello di attrice titanica e fatale. È davvero questo il solo modo per rapportarsi all'uomo senza soccombere, nella prospettiva di una lotta all'ultimo sangue tra i due opposti alchemici? Per gli adepti dell’arte ermetica, occorre superare la fase nella quale una Venere meretrice combatte contro il freddo e distante Saturno, oppure con Marte nel suo aspetto demonico di zolfo nero (Sulphur). Volendo ottenere l’oro (che è aurum non vulgi) bisogna distaccarsi da ciò che è basso e vile. Uscire dal cerchio, combattere ma poi trovare una pace intrisa di coscienza.

L’elemento maschile nel cerchio è fermo, è immobile, è quietato nell'abbraccio: è il "vir a foemina circumdatus" (12) e: "Quando l'uomo giace nel suo grembo, la donna è compiuta", scrive Anaïs; egli può giacere nel suo grembo e poi nascere "ogni volta rinnovato, con il desiderio di agire, di ESSERE. Per una donna il compimento non è nella nascita, ma nel momento in cui l'uomo riposa dentro di lei." (13)

Ne siamo certe? Ne abbiamo bisogno davvero, oppure la fusione con l’altro può essere elemento dinamico e temporaneo, sempre inquieto nel suo sviluppo creativo?

Che sia eterno cullarsi di uomo/figlio in ninna-nanna o riposo del guerriero tra una battaglia e l'altra, è la donna/madre a nutrirsi della fusione, a crescere nella sicurezza del dominio, salvo poi ritrovarsi aggrovigliata nelle reti di un patto diabolico, spauracchio di un nano e condannata per vivere a spossare lo sposo e fargli paura. Bramando ciclopiche femmine nel miraggio di battaglie contro mulini a vento, il Logos (lo spirito, il pensiero, il maschile) al livello del Potere si avvinghia sempre più strettamente alla spire della notte materna in una gotica, macabra danza con la Morte (14).

L’uomo/figlio amante della donna/madre allontanano la possibilità di un incontro tra esseri di pari altezza, attenuando in ogni sesso il terrore per l'Ombra del reciproco, la quale si estroflette nelle proiezioni controllate e nei giochi di dominio della coppia (15).

Il Puer si coagula. Il fanciullo si rapprende, fissandosi come pargolo dormiente o morente, come Cristo crocifisso, il capo incoronato di spine sopra il ventre materno, attraverso secoli di immagini sacre. Egli accoglie il proprio fato e muore ogni anno cambiando nome e luogo di culto: di volta in volta è Tammuz, Baal, Attis, Adone, in una lunga lista di fanciulli dal sangue di fiore (16).                                                                                      

Tra le innumerevoli maternità ritratte e rappresentazioni più o meno drammatiche di Pietà, un quadro che Max Ernst dipinse nel 1926 si discosta nettamente: "La santa Vergine castiga Gesù Bambino davanti a tre testimoni " (uno dei quali rappresenta il pittore stesso) (17). Una muscolosa, severa e imponente Madonna incombe al centro dell'immagine come una cattedrale sulla città; Ernst ha fermato l'istante in cui la donna sta per colpire con forza il roseo fondoschiena di un Gesù-bambolotto del quale non si scorge il volto. Tre uomini spiano quel gesto di punizione con un'aria tra il voyeristico e il dubbioso: commentano, forse, tra loro, la tragica maestosità della scena. Qui la madre non è né amorevole né disperata. Lei è l'unica padrona della pelle del figlio.

Cosa penseranno veramente i tre testimoni?
 
Nel 1870 Leopold Von Sacher Masoch dà alle stampe "Venere in pelliccia"; se lo scrittore avesse potuto, cinquant'anni più tardi, partecipare ai commenti dei tre uomini davanti alla Vergine autoritaria, avrebbe avuto le idee chiare a proposito. Nella vita come nella letteratura, l'ideale di Masoch è una glaciale e dispotica dominatrice: ella governa l'uomo che si fa figlio per renderla gigante. Lui la esige cattiva, la invoca, la crea e finisce per soccombere all'inevitabile; è lei a vincere e ritrovarsi libera, alla fine, mentre lui non fa che oscillare tra sadico dominio sulla donna e masochistica consacrazione ad essa (18).                                                              

Sotto cieli saturnini, Wanda Von Dunayev, la "Venere del Nord" si inflaziona, diventa una dea incarnata, fino a spezzare il gioco e il giogo rendendosi libera e viva. Severin, il figlio-amante protagonista del romanzo, è un intellettuale riservato e schivo, un "dilettante della vita" che trascorre pigramente le sue noiose giornate in una stazione termale dei Carpazi (19). Prima ancora di incontrare Wanda, egli si crogiola pensando alla Venere di pietra che si erge tra le piante del giardino; una statua senza amore è quel che lo scrittore spera per sé, una donna che lo distrugga e per la quale struggersi, consumandosi nel corpo e nello spirito.

Severin-Masoch cerca la Donna e la vuole fissata in un sorriso di sasso privo di calore; egli aspira ad una Pandora-oggetto che si faccia soggetto di crudeltà senza mai poter decidere. Wanda è forte e molto passionale ma scivola subito nei giochi perversi di Severin, forse perché in fondo al suo animo (o perché, in fondo, il suo Animus) teme il vero potere, quello dato dal collegamento con il destino e la voce autonoma del femminile.

Vedova, la dea di Masoch vive sola e autonoma. Con sicurezza, ella dichiara all' uomo il proprio ideale pagano: poter amare senza contratto, seguire le leggi della vita piena.

"Rinuncio al vostro rispetto ipocrita, preferisco essere felice." (20)

Severin insiste, non vuole viverle accanto, bensì sottomesso. Egli non è in grado di camminarle a fianco e invoca il tiranno; fa di Wanda un Titano, risvegliandone l'Ombra immensa.

"Le concedo tutti i diritti di un marito, di un adoratore, di un amico. È contento?", chiede la giovane. Ma Severin insiste ancora: "Preferisco una donna senza virtù, senza fedeltà, senza pietà, perché una simile donna, nella sua grandezza egocentrica, è pur essa un ideale (…) Faccia di me quello che vuole (...) un marito o uno schiavo." (21)

"Ma, via, si controlli", prega Wanda, "non è questa la strada per conquistarmi e tenermi." (22).

Martire devoto al Grande Femminino, Severin prende possesso della donna in qualità d'Animus, le monta la testa insinuando in lei il sogno nero del dominio: "Non comprendo più me stessa (...) Lei ha corrotto la mia immaginazione, mi ha scaldato il sangue, comincio a cullarmi in tutte le sue storie. L'entusiasmo con cui parla di una Pompadour, di una Caterina II, e di tante altre donne egoiste, frivole e crudeli, mi sconvolge, prende possesso della mia anima e mi spinge a volte a voler assomigliare a queste donne che, nonostante la loro perfidia, sono state servilmente adorate per tutto il tempo che hanno vissuto, ed esercitano miracolosamente il loro potere al di là della morte. In conclusione, lei farà di me una tiranna, una Pompadour a uso domestico." (23)

Una meretrice casalinga, una tiranna tutta per sè è il sogno che Severin agisce con Wanda, il cui animo fiero e ingenuo è sopraffatto e condannato ad un mortifero connubio con lo schiavo, il servo, lo gnomo mercuriale, bricconesco padrone travestito da figlio sottomesso (24).    

Risvegliata alla perversione, Wanda gode nel fuoco della propria cattiveria come una salamandra (25): "E ora che cosa pretendi? Dormivano in me pericolose inclinazioni che tu solo hai risvegliate.
Se adesso io provo gusto a tormentarti e maltrattarti, la colpa è solo tua." (26)
Ormai completamente drogata dal sogno di dominio che lui le ha istillato, la terribile, idropica Regina (27) è sempre più assetata di schiavi e si pretende libera come prima: "Ci si deve sentire simili agli dei nel veder tremare davanti a sé, in ginocchio, degli esseri umani (...) Io sarò una dea. Di tanto in tanto, silenziosamente e nel più grande segreto, discenderò verso di te dal mio Olimpo." (28)

Wanda e Severin firmano un contratto, lo stesso che Masoch materalizzerà nel proprio destino privato con la baronessa Fanny von Pistor. Si tratta di uno scritto attraverso il quale la donna acquisisce completo potere di vita e di morte sullo schiavo-amante. Flagellato da mano femminile, Severin-Masoch è il figlio punito dalla Vergine, vera incarnazione del sacrificio. Il figlio-amante si autocastra nell'estasi per la Madre e il circolo vizioso continua a girare senza sosta in un testa-coda sempre uguale a se stesso. La donna identificata con l'Ombra materna, sposa del figlio, si fa contenitore e gabbia del fallo fecondante, quel "Logos spermatikos" (29) che potrebbe rigenerarla, "solificarla", illuminando il suo pensiero (30) una volta tagliata la testa alla sterilità della relazione uroborica (31). Non è dato un vero rapporto con il maschile interiore fino a quando quest'ultimo non sia riconosciuto come Tu-Altro (da sé). 

(continua nella prossima puntata)
Valeria Bianchi Mian

Gulliveriana di Milo Manara

Note

1- C. Baudelaire, I fiori del male, XIX La gigantessa (pag. 103 ) La poesia è del 1843 (Rizzoli, 1980)
2- A. Nin, Diari, vol. I (pag.69) - Bompiani, 1977
3- J. Hillman, Saggi sul Puer ( pag. 113 seg. La gran madre, suo figlio, il suo eroe e il Puer) - Cortina, 1995
4- E. Neumann, La psicologia del femminile (pag.9 seg.)
5- E. Neumann, La psicologia del femminile  
6- E. Neumann, La psicologia del femminile (pag.12)
7- E. Jung, Animus e Anima (pag. 36 seg.)

8- J. Hillman, Saggi sul Puer (pag.152 La gran madre, suo figlio, il suo eroe e il Puer)
9- L. Frezza, note a: C. Baudelaire, I fiori del male (pag. 461) La relazione del poeta con Jeanne ebbe inizio nel 1842. Vedi poesia XXVI Sed non satiata (pag. 115)
10- L. Frezza, note a: C. Baudelaire, I fiori del male (pag. 56) "Ma chi e che cos'era realmente Jeanne, a parte i ruoli sadomasochistici, i significati e i simboli di cui la caricò il suo poeta? Quanto a intelligenza, biografi e commentatori lasciano pochi barlumi; per il resto, era una sciagurata che andava con tanti, e con tante. (...) E proprio per il suo rientrare imperfettamente in un ruolo ben definito, per il suo recalcitrare ad ogni etichetta, questa figura di donna rimane liberamente e caparbiamente se stessa, capace di fronteggiare con una sua vitale autonomia perfino i versi famosi che ne hanno tramandato la memoria." (pag. 464)
11- A. Nin, Diari, vol. I (cit. dalle pag. 65 e 69 e 71)
12- C.G.Jung, Mysterium coniunctionis (pag.69) - Bollati Boringhieri, 1991
13- A. Nin, Diari, vol. I (pag.129)
14- Sull'unione mortifera e violenta tra Logos di potere e lato oscuro di Eros, vedi: B.A. Te Paske, Il rito dello stupro - il sacrificio delle donne nella violenza sessuale. Soprattutto vedi da pag.91: Il background archetipico dello stupro. La danza macabra è un'immagine per la commistione del Logos di potere con Eros in fase di "nigredo".
15- E. Harding, I misteri della donna (pag 45) - Astrolabio, 1969
16- E. Harding, I misteri della donna; T.G. Gallino, La ferita e il re; Per un paragone tra Puer come figlio di madre e come fanciullo in relazione al Senex, vedi: J.Hillman, Saggi sul Puer. Soprattutto il saggio del 1973 La gran madre, suo figlio, il suo eroe e il Puer. Vedi anche nota 1 pag.159 e 160 per un confronto con il pensiero di C.G.Jung a proposito; C. Paglia, Sexual personae. La Paglia riporta Neumann (Storia delle origini della coscienza pag. 46-53) e scrive: "La mascolinità non è che un'ombra che la natura proietta nel suo eterno vorticare. Gli dei giovanetti sono "consorti fallici della Grande Madre, fuchi al servizio dell'ape regina, soppressi non appena abbiano assolto il loro compito di fecondazione". La madre amorosa soffoca ciò che abbraccia. Gli dei morituri sono "fiori delicati, simboleggiati nel mito da anemoni, narcisi, giacinti o viole. (...) I giovinetti che personificano la primavera, appartengono alla Grande Madre. Sono i suoi schiavi, una sua proprietà, perchè sono i figli che lei ha messo al mondo. Di conseguenza i sacerdoti e i ministri prescelti dalla Grande Madre sono degli eunuchi. Che si ami, si muoia o si venga evirati per lei, non fa differenza" (...) La maternità è la cappa dell'esistenza." (pag.70 e 71)
17- G. Gatt, Ernst (pag.6) Il dipinto si trova al Ludwig Museum di Colonia.
18- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia. Wanda, la terribile protagonista, è sempre e comunque libera e sola: già vedova, abbandona Severin per un nuovo amore ( un bell'ufficiale greco dall'animo fiero e autoritario, un uomo degno di lei ) ma anche quest'ultimo è destinato a soccombere (muore in duello due anni dopo ! ) - La Spiga, 1995
19- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag.5)
20- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag.20)
21- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag. 27 e 29)
22- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag.28)
23- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag.31)
24- C.G.Jung, Mysterium coniunctionis (pag. 414) - Vedi anche Psicologia e alchimia (pag. 22, 52, 178 e 518); A proposito di Gnomi come immagine dell'inconscio creativo, vedi: Teatro della notte- sogni e visioni: laboratorio dell'artista a cura di C.Risè. Si tratta di brani raccolti dall'opera di R.L. Stevenson.
25- C.G Jung, Mysterium coniunctionis (pag. 139, nota 264 e pag. 442 ); In P.Pizzari, una traduzione di Paracelso, Liber de nymphis: le salamandre sono "esseri elementali" custodi dei tesori delle regioni ignee ( pag.113). Il loro elemento è il fuoco, la loro "Terra" è la terra, il loro "Cielo" è l'aria. Possono presagire la rovina di un regno con mostruose scintille (pag.123 e 135); Il giovane pittore tedesco che ritrae Wanda con pelliccia e frustino in toni "ardenti" e "diabolici" dice di lei: "questa donna abita nel cuore di una montagna, perchè appartiene all'inferno"- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag.73)
26- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag. 85)
27- C.G. Jung, L'Io e l'inconscio (pag.43 seg. Le conseguenze dell'assimilazione dell'inconscio) Sull' idropisia come inflazione dell'Io, vedi anche in: Mysterium coniunctionis (pag. 279 seg. La trasformazione del re ) Jung riporta la Allegoria Merlini tratta da Artis Auriferae, vol. I  
28- L.V.S. Masoch, Venere in pelliccia (pag. 41 e 42)
29- E. Jung, Animus e Anima (pag. 19 Introduzione di M.L. Colonna)
30- C.G. Jung, Mysterium coniunctionis (pag. 424 e 426) Per l'oro che nasce nella testa ed è coscienza e illuminazione: pag. 437 seg. Il rotundum, la testa e il cervello.