Approfondimenti

Uno scrittore di oggi, pensa di poterli evitare, i fantasmi

Una delle operazioni più sgradevoli che ci siano è quella di negare l’esistenza degli spiriti. Sarebbe un po’ come negare l’esistenza dell’anima, e costringere la nostra intelligenza a fare i salti mortali per darci ragione di un’infinità di questioni fondamentali. Per quanto riguarda gli spettri, sono creature allusive, preferiscono che siano gli altri (cioè, noi) a dire cosa sono o non sono, e che intenzioni hanno, quando appaiono. Fatica mostruosa, carica d’impotenza, che ostacola l’amor proprio di chi, come noi, ama pensarsi sempre e comunque “superiore”, e induce all’incertezza, o al vaniloquio. Anche per questo, la letteratura e il cinema hanno sempre commerciato soprattutto con gli spettri loquaci, quelli che raccontano di essere legati a un’epoca, a un mondo d’antan piuttosto che a un altro.
 

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Uno scrittore di oggi, pensa di poterli evitare, i fantasmi. Il perché, sarebbe lungo spiegarlo, e probabilmente tedioso. Certo è che, in generale, si stanno atrofizzando i sensori deputati alla percezione dei mondi sottili… Sia come sia, fatto sta che fra le pagine digitate per vendere, d’ora in avanti ci saranno sempre meno esseri spirituali. Già estinto è il tipo-Homunculus di goethiana memoria. Gli umbratili revenants di maniero, appesantiti dalle catene, o liberi di scapicollarsi in volo come fate, appartengono a un tempo “altro”, quasi archeologico - nobilissimi spiriti languenti, resti di un’immaginazione in corso d’atrofia che tende a far spallucce alla sua stessa gloria, spingendoli fuori dalle pagine, consegnandoli al dimenticatoio dell’inespresso, e perciò a morire, come sembra, una seconda volta. O Raimondine e sua sorella Polyxéne, che ancora spaziano, bellissime, garbate e inappagabili, fra i bossi del giardino e nel castello di Duino dove Rilke attende il dono delle Elegie… i tenebrosi riflussi cosmici dei mille fantasmi alla mano, da seduta spiritica… le torme pel di carota dei furfantelli irlandesi… i vivi-in-morte della Wharton e i personaggi dell’intermondo tutto-spettri concepito da Rulfo… che cosa ne sarà di questi esseri… e con chi credono di saperli sostituire, loro, gli imbrattacarte, i cani neri?
 

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 Nel periodo in cui viaggiavo spesso fra Genova e Palermo, ho letto una raccolta di storie di maghi dove a parlare, a un certo punto, è una perfetta illetterata. La sua irruenza verbale vale una sosta, e un accorato grazie. Altro che i cani neri. «A un tale, era apparso uno spirito che gli aveva indicato il luogo dove era sepolto un tesoro. In seguito a vari contrattempi, quel tale non era riuscito a impossessarsi del tesoro, e più tardi era morto. Un colpo di pistola, chissà dove in montagna. Quando sua moglie che era inferma mi ha chiesto di dissotterrare il tesoro, mi sono fatta dare la mappa e, dopo averla studiata per benino, mi sono mossa per prenderlo. Da sola, con mio figlio. Bisognava spostarsi in campagna, in uno spiazzo dietro l’argine di un fiume, umidissimo e pieno di erbacce. Non appena siamo arrivati, ho parlato agli spiriti: “Bella fortuna, quando noi troviamo il tesoro ci uccidete se tocchiamo un soldo. Giuro che lo portiamo a casa di quella vecchia, e ce lo dividiamo”. Mio figlio ha cominciato a lavorare, a scavare. A un certo punto è comparso il fantasma del morto, scuro come un temporale, con una camicia nera e un piccolo basco sulla testa, e ha puntato un’arma contro mio figlio! Ora io avevo mio figlio in pericolo, la gioia dei miei occhi… e ho invocato gli spiriti. Intanto, ho chiamato mio figlio. Lo spirito allora ha mandato vento, vento! “Mamma - mi ha detto mio figlio - che vento che c’è!”. “Ascolta tua madre - gli ho detto - se non puoi lavorare, torna indietro!”. “Io - mi rispose il sangue del mio sangue - voglio andare fino in fondo!”. E ha continuato a lavorare. Allora l’ho chiamato a gran voce. Non appena lui si è accorto del fucile che il fantasma gli aveva puntato contro, è diventato bianco come un cencio e si è messo a gridare: “Accidenti! - mi fa - è meglio che me ne vada”. E siamo corsi via. Non abbiamo potuto prendere il tesoro perché la fortuna non stava dalla nostra parte».
 
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Il ragazzo stava facendo il suo lavoro, e scavava seguendo le indicazioni di sua madre. Ma c’è mancato un soffio e finisce che si prendeva in pancia una colpo di Carcano Mod. 91. Forse qualcuno dirà che ho riportato gli sproloqui di una testimone inattendibile, e che quel racconto è una fregnaccia. Può essere. Anzi, è quasi certo. Ma pensa, ripensando a quella storia, a chi dobbiamo la facoltà di spossessare l’uomo di se stesso. Prova a entrare nelle fantasie, nelle impressioni, nelle immagini, nelle parole della donna, togliendole dalla testa l’idea di quel fantasma. Sarebbe ancora possibile, per lei, avere un sentimento intenso della vita? E per te che mi leggi, in questo preciso momento?