Ecce ancilla Domini, Dante Gabriel Rossetti (Lisa Orlando)

Ecce ancilla Domini, a cura di Lisa Orlando

Allorché fu alba in casa,
nella straziante nudità del sé,
s’avvertì tremare nei ginocchi
perché la pienezza inconoscibile
del tempo era giunta.

Nell’attimo dell’Annunciazione, Maria all’Arcangelo Gabriele: Ecce ancilla Domini. Ecco la serva del Signore, nuda del sé, rinunciante alla volontà, ché Dio possa farsi pieno nel vuoto. La possibilità di consegnarsi alla visibilità, la forma di Dio che rende la propria verità attraverso lo scambio con ciò che non è.
Nel n o n essere – nel Nulla (amorevole!) d’ogni Madonna che accoglie il suo “insondabile molto di più” – il movimento invisibile; Dio che si crea; ed emerge. Ritornando in forma d’assenza nel mondo pieno di sé, inetto a fluttuare nell’ombra, che non lascia spazi, e non ha più Madonne.

Ecce ancilla Domini,
nel mondo eccedente
il gesto tremante, sacrificale(!),
per un nuovo spazio, vuoto – un luogo in più.

Il dipinto è di Dante Gabriel Rossetti, “Ecce Ancilla Domini”, 1850, Londra, Tate Gallery

 

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