I DODICI POETI (!) (Lisa Orlando)

I DODICI POETI (!)

[Che io amo amo amo! Come malinconie di brecce nel prodigioso].

1) Pur non avendo scritto [L e i] alcuna lirica, indossate (tutti!) lucide vesti da sera, alzatevi in piedi – indocili sudditi! – e invocate(la) P o e t e s s a! La più grande, Virginia Woolf, l’immensa (!) nella salmodiante voce che fiancheggiava Dio. Chi mai ebbe assidua coscienza (svicolando la vita dai fatti) d’ogni ritmo, suono, colori, spiragli per immagini magiche, se non Lei? L’adorata. Creatura!

2) Oh Tristan, Tristan (Corbière)! io verrò – a fotterti, mio Colorista furioso! E poi sì! Sarò la tua puttana di marmo, infoiata! bizzarra!… e riflessiva. Padrona, carne tua! Sarò vergine e lasciva… Feroce, santa, e bestia, in te cercando il cuore… ché tu, t’uccidesti d’ardore! Pazzo, troppo, per aver saputo esser stupido. Uccello raro, molto maschio, talvolta femmina. (Negli strampalati zig zag del cuore) io t’amo, Poeta Vincitore!

3) «Come un’inondazione di corvi neri nelle fibre del tuo albero interno», la società, albergo di prostituzione, antitesi dell’umanesimo ti. ha. ucciso. Ammutolito “il dolore di dire”; la lingua umiliata, oppressa dalla malattia, dalla devastazione, dalla follia. Tu, che lavorasti alla Grande Parola senza limiti, che c o m p r e n d e s s e la vita! Artaud, Artaud, Artaud, per ogni angolo buio vissuto in te, alzerò una fiamma che brilli la porpora.

4)Come se ci avesse scavati dentro fino al midollo. Vandala in un’aureola di vento! Riconosciamo te, Marina Cvetaeva, dal primo boato, dal tuono – beato –lungo tutti i nostri corpi!

5) Vladimír! Holan! Vladimìr! Dietro quel muro, l’insorta materia – bruta? o misercordissima? – recluso al mondo, cosi potesti esistere? Squarciami una breccia, lasciami entrare; dimmi: “Cos’è p o e si a”. Una piccola fessura mi fu, d’un tratto, aperta e così mi fu detto: Già il fatto che esisti, ah sì, che tu esisti, / e che nel tremore e stupore, / testimonianza di miracolo, / soffrendo mi ingelosisco della tua piena bellezza, / e che non posso baciarti e con te non mi posso giacere, / e che non ho nulla, e colui che è sprovvisto di doni / è costretto a cantare…

Le disse nel silenzio, queste parole (richiudendosi nella soffocante strettura dei muri); cosicché pensò che io non udii il suo canto.

6)Come avete osato gridare “Vive Rimbaud, à bas Laforgue!”, voi, surrealisti devoti a Lautréamont. Vive, vive Laforgue pour l’éternité! Mio geniale parisien, un po’ dandy, un po’ bohémien, un po’ Pierrot lunaire. Funanbolico cantor d’estasi, tra lune clorotiche e soli avventurosi; tu cupo, tu ghignante, tu cesalattor tenace; e sprezzante, spudorato, rivoluzionario, squisito, da me amato.

[Ti porto sulla punta delle dita fino a farmi venr meno…]

7) Disperatamente, inconsolabilmente indagò l’enigma nascosto nella tela della solitudine. Chi la vide bere vino, nella notte, ballando nuda tra le ossa della nebbia? Figlia del silenzio. Figlia del vento. Figlia dell’insonnia. Cercava purezza! Ardeva d’amore! Morì, sotto il velo suicida durante la monacazione dei suoi isolamenti. Splendono, i tuoi versi, in un cielo di luci liquefatte nel mercurio d’oro, Alejandra Pizarnik.

8)Noi siamo “Gli imperdonabili”, Cristina Campo. Ho pudore a dir di te. Dolorante angelo, che creavi la rosa e la fiamma e il bacio insieme; le stelle e la neve.

9) Una nera, sconfinata muraglia recinge il regno del Mistero, del Terrore, solo lui (che si sappia!) l’ha oltrepassata. Edgar Allan Poe, tu! Cosa cercavi? (Nelle nere spoglie di lutto) – Dio? Una soluzione – d’amore, salvezza? sgomento dai fantasmi del dolore. O, piuttosto, sete d’auto-tortura? Ché l’amata non ti fu salvata. Ma i tuoi versi (che sia promessa!) – in cieli di rarità o in libri di devozione – io salverò dal funesto N-e-v-e-r-m-o-r-e!

10)Posso dire: Iosif Brodskij Iosif Brodskij Iosif Brodskij Iosif Brodskij Iosif Brodskij Iosif Brodskij – ad infinitum?!

11) Marina Cvetaeva, io sono un’altra cosa, oltre me: tutto ciò che Tu sei; ciò che è tu – Marina! Userò dunque le tue (mie?) parole, per amare, ancor, colui che abbiamo amato: il Poeta di Dio per eccellenza: “Rainer Maria Rilke! Posso chiamarla così? Lei, incarnazione della Poesia, dovrebbe sapere che il Suo stesso nome è una poesia. Rainer Maria ha una risonanza religiosa, e infantile, e cavalleresca. Il suo nome non si intona coi tempi d’oggi, viene dal prima o dal dopo-o dal sempre”.

12) E così, Christina accettò l’invito di una certa signora Tebbs. Non si sa bene cosa fosse accaduto lì, forse si disse qualcosa di salottiero, di futile su di lei. A ogni modo, inaspettatamente, s’alzò dalla sedia e camminò fino al centro della sala una donnetta vestita di nero, la quale annunciò solennemente – I o s o n o Christina Rossetti. Dopodiché ritornò alla sua sedia.

(Senza dire) ebbe come a dire io sono “la” Poetessa! Tralasciate,voi (frivoli!), ogni trivialità biografica, non aprite i miei cassetti; guardate, c’è un libretto verde. E’ una copia delle mie opere complete. Costa quattro scellini e mezzo. Leggete(la) P O E S I A!
 

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