Interviste

Buncker uno

Vivo in un Bunker da due mesi, e ora decido di comunicare con l’esterno. 

Senza titolo

Quando il Presidente Filippino Duterte ha iniziato a massacrare i drogati e a dire alla televisione, che qualsiasi Cittadino, poteva suonare al campanello della porta del suo vicino e sparargli -per l’idea di un sospetto che fosse un narco trafficante- ho comperato 11 box.
Un investimento, perché ho pensato che li avrei rivenduti più avanti, se fosse scoppiata una Guerra Nucleare, oltre a quella del “tutti i giorni”.
Ho cambiato idea una notte: nel mio appartamento sul tetto non mi sentivo al sicuro.
In questo stabile abitano persone con facce da galera, persone “perbene”, però alcuni li trovo sui giornali, spesso in contesti imbarazzanti.
Ho chiamato un’impresa di pompe funebri per imbottire le pareti di quel velluto massiccio e goffrato che utilizzano per le bare e un’impresa di falegnami e operai capitanata da un geometra, anziano e col cappello francese.
Hanno trivellato gli 11 box, affinchè ci fosse un passaggio, così abbiamo ricavato undici stanze percorribili, dalla mia stessa persona, in 3 minuti.
Legno di faggio sul soffitto, moquette rossa, e sui muri il velluto Hollywood Rosa Baby, fornito dalle pompe funebri.
I LoVe Rosa.
Ho 21 fornelli elettrici, tante sedie col cassetto di legno, dove svuotarmi, non passa un filo di freddo e ho comperato delle stufe regolabili di qualità:rosse con i pomelli d’acciaio.
Sono stufe da Guerra Fredda, mi sento in guerra con il Mondo e insieme al Mondo!
L’elettricità è abusiva, ci siamo attaccati ai fili degli appartamenti di questo giga grattacielo, che ospita la mia Villa, benchè sia tozza e della forma di un rettangolo io la chiamo “Villa Orgasmo” in onore di questo libro omonimo di Renzo Barbieri, un amico defunto; libro che non ho mai letto.
Giada, sua figlia, verrà a trovarmi e mi regalerà l’ultima copia esistente.
Ho anche una linea fissa abusiva e tutte le tecnologie.
E un lavoro: si ho un lavoro qui nel bunker: scoprire la realtà.
Un altro lavoro che faccio a Villa Orgasmo (siccome ho speso quasi tutto quello che avevo per la ristrutturazione e altro) è leggere gli oracoli – battezzati da me Junghiani e dipinti da Nicoletta Ceccoli; ti parlano solo del tuo dentro.
Solo dentro succede ogni cosa.
E’ vero che non comunico con l’esterno, ma qui ricevo: ho un tutto fare in livrea, si chiama Leo, è fuggito dal San Salvador perché la mafia voleva il suo negozio di ferramenta.
Leo è perfetto : 1 metro e 55 e il 34 di piedi, occhi azzurri a fulmine e oggi mi ha comperato i campanelli a pile.
Io non posso urlare, odio urlare e Leo è leggermente sordo, la musica dei campanelli è quella del Can Can.
E quando sto liscia sulla mia dormeuse rosa baby ( I loVe Rosa) e rifletto sulla realtà che solo da qui posso vedere e ammirare in tutto il suo amore, odio, disordine, spingo il pulsante del mio marchingegno Can Can come un flipper.
Desidero osservare Leo che arriva, mentre lo fotografo con la Polaroid.
I vecchi rullini esistono ancora e non ho avuto nessun timore a comperarne a scatoloni: rullini in bianco e nero.
Fotografo anche i miei conoscenti o pazienti che vengono a farsi curare l’anima con queste carte eccezionali che mai si permettono o ti sorprendono a dirti con un calcio, notizie sgradevoli, come succede con i tarocchi tradizionali. Queste hanno disegni incredibili di gioia e smarrimento e stupore; possiedono la prima Infanzia.
Non c’è la figura dell’impiccato.
Entra Leo nel box numero 1, il Mio Studio, aspetto un paziente, un avvocato del grattacielo che sogna il suo futuro e non può star fermo nel presente; è sempre on- line.

Io sono off- line.
Schizzo dentro ad una nuvola di profumo, con la mano spettino i capelli biondi e neri e con la mia stessa voce annuncio: Leo sono pronta fai passare l’avvocato.

LoVe dal Bunker Pop.
Giovanna Giolla.