Recensioni

“Addio Fantasmi” di Nadia Terranova, Einaudi

a cura di Giovanna Giolla 

Senza titolo

 

Questo romanzo, l’ho letto nella famosa seduta doppia, come diceva il filosofo.
Non potevo lasciarlo, perché non potevo lasciare Ida, la protagonista, abbandonarla ancora, come lo è stata da suo Padre, segregata dal suo destino nefasto e dalla sua esistenza: popolata di personaggi con un carattere ( in apparenza) più semplicistico del suo.
E non potevo lasciare me, mancante, delle risposte che a tratti ho recuperato.
Ma più che risposte, sono state micro illuminazioni sensoriali.
La scrittrice racconta la vita, e vivere è faticosamente complicato: dentro di noi portiamo le vite degli altri, i rifiuti, i corridoi parlanti delle nostre case d’infanzia, le sparizioni.
Raccontato con un linguaggio svelto e asciutto, a tratti neorealistico e gotico, non manca -la forma della descrizione inusuale- di chi ti fa vedere ciò che non vedi- attraverso la parola.
La madre della protagonista, Sara l’amica d’infanzia, il marito.
Messina è un’altra madre di Ida, forse la più importante, perché è la cornice tridimensionale della memoria. Tridimensionale perché le memorie di Ida si espandono, come un’eco in una conca di scavi archeologici.
In questa città – fenomenale- troviamo le origini, o le radici di una cultura ancora molto viva, oggi. Troviamo i luoghi che hanno formato l’idea e la percezione di mondo di Ida.
E’ un reportage dell’anima, non simile, ma con numerosi punti d’incontro con un testo, ormai classico del millennio, che si chiama Blue Nights, di Joan Didion.
In “Addio Fantasmi” c’è il capitolo: L’ora blu.
Se tu lettore riesci a moderare il “peso” e la “leggerezza” di questa storia potrai riabbracciare, litigare, piangere, reinventare i tuoi fantasmi; ognuno di loro verrà al tuo cospetto, assieme ad Ida che ti guida con maternità e autentica spudoratezza , aprirai un nuovo dialogo con te stesso.
E forse riderai di nascosto, per alcuni momenti, fuori dalle ossessioni di sempre, per indagarne altre.
Ida che non si è mai amata, o meglio ha vissuto nella sua mente, in maniera esclusiva, senza specchi dialoganti.
Non è la metafora di quello che facciamo in molti, dopo un trauma?
Come quello della scomparsa del Padre e della sua prima volta con uno sconosciuto in un parcheggio della spiaggia.
Ti farà strada nel comprendere, che le colpe che ci assillano sono le chiavi, per cominciare a sentire chi ci sta accanto; non più solo come proiezione del nostro vissuto, ma come una creatura da amare, la quale si può amare, iniziando a comprenderla.
Mettendosi, finalmente, da parte. In un angolo pacifico.
I fantasmi sono ovunque, un piccolo dettaglio riappare nella memoria vigile, e si scatenano praterie di madeleine con le quali fare i conti.
La storia ha una svolta quando Ida va a pranzo dalla vicina, ormai adulta, in attesa di un altro figlio e riferendosi a lei, sentenzia con parole mute : la serenità di chi non ha nulla da perdere, perché il suo tavolo da gioco è un altro.