Recensioni

I suoni di Silvia Belfiore

Riflessioni sulla maggior pianista italiana di musica contemporanea sperimentale

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Un recital pianistico e la presentazione di un cofanetto Suoni e… (Edizioni Verso l’Arte di Roma) del compositore Federico Gozzelino con i saggi della musicologa Elisabetta Piras e del critico Gian Nissola, sta mettendo in luce in questi mesi l’arte interpretativa e performativa di Silvia Belfiore la bellissima, affascinante, colta pianista di origini siciliane, che, dopo una vita trascorsa fra l’Alessandria di Umberto Eco (di cui è allieva al DAMS di Bologna) e l’esotismo africano (dove torna frequentemente come per il prossimo viaggio di lavoro in Costa d’Avorio), dopo i lunghi soggiorni in Brasile e in Portogallo (altre mete artistiche e professionali), da qualche anno.

Sedici dischi alle spalle, centinaia di concerti in tutto il mondo con svariate formazioni che vanno dal duo fino all’orchestra, Silvia Belfiore ora con Suoni e… (sette cd e un volume con interviste e saggi) raccoglie l’opera omnia per pianoforte dell’ottantaquattrenne Federico Gozzelino, viene per la prima volta, oggi, discussa nelle sale di tutt’Italia: composta tra il 1980 e il 2018, s’ispira di volta in volta a fiabe, vangeli, pitture, vita quotidiana, universo femminile soprattutto a poeti moderni come Ungaretti, Pavese, Garcia Lorca.

“Recentemente ho avuto la fortuna di conoscere Federico Gozzelino, o meglio, prima ho assaporato la sua musica, poi ho avuto modo di conoscere la persona. Non sono stati necessari troppi incontri per creare un clima di sana confidenza. Il suo pensiero sulla musica emerge schietto: la musica è qualche cosa di vivo e presente nell’esistenza. I racconti di Federico sui suoi pezzi, la conoscenza della storia della sua vita e naturalmente le sue note hanno palesato sempre di più una dimensione musicale in cui il sentimento umano e l’espressività viaggiano in rapporto simbiotico con la creazione dell’opera”.

Con queste parole la musicologa, pianista, didatta Elisabetta Piras, che con la Belfiore condivise quasi un’esistenza parallela di studi, ricerche, gusti, bellezza, affinità elettive, apre il proprio saggio “La musica come autobiografia: Federico Gozzelino. ‘Trovare cose’ nella sua musica” che connota positivamente un personaggio straordinario: di umili origini, Gozzelino, dapprima autodidatta, poi diplomatosi perito, quindi laureato a pieni voti, esercita via via l’attività di operaio, impiegato, psicologo, mantenendo viva fin da ragazzo la passione della musica, tra lezioni private e diplomi di conservatorio, tra il rock (tastierista nei primi Sleepings, ad esempio, che aprono nel 1967 il tour italiano dei Rolling Stones) e il jazz in fumosi night club, attorniato da perdigiorno e prostitute, di cui avverte la dolente umanità.

Nell’avvicinarsi ai ‘suoni’ di Gozzelino, la Belfiore parte da “una tenera amicizia e sono felice di averlo conosciuto e di essere stata scelta da lui per l’integrale delle sue opere pianistiche. Gozzelino dice che ‘lo capisco al volo’. Mi sembra che ci sia una stima reciproca e anche una sintonia che mi porta ad interpretare le sue musiche come lui desidera. La collaborazione con lui è molto vivace, ricca di idee, progetti e stimoli reciproci”.

Silvia confessa inoltre che “le difficoltà tecniche sono sporadiche, nel senso che normalmente Gozzelino ama inserirle in uno o più passi in ogni suo brano ma, normalmente, il resto della composizione è tecnicamente semplice. Invece trovare il senso della musica, rendere varie composizioni che, per loro natura, tendono a essere piuttosto ripetitive, studiare la qualità del suono che Gozzelino richiede e ‘inventare’ agogiche che lui per scelta non scrive, è sicuramente la parte più complicata”.

Ne fuoriesce un’autentica summa che, grazie a un’interpretazione pianistica a dir poco geniale di Silvia Belfiore, apre all’arte e all’umanità di Gozzelino, grazie al quale, come sostiene la Piras “il messaggio alla base arriva chiaro e forte, e rimanda direttamente a un’esperienza vissuta e trasposta musicalmente, e ad affetti vitali che trovano sfogo con la musica e nella musica, e non hanno bisogno di altro che della comunicazione empatica tra gli individui”.

Alla fine sembra proprio che “Suoni e” sia quasi un’opera di Silvia Belfiore per la competenza anche spirituale che diffonde in ogni tasto che accarezza talvolta con soavità talaltra con decisione. Del resto la pianista è da sempre abituata ad atmosfere sonore variopinte come dimostrano gli altri suoi nuovi CD in circolazione da Black Lands. A Tribute To Africa assieme al sassofonista Andrea Morelli a Contemporary Piano Music Works dove segue lavori di Brizzi, Cisternino, Flammer, Radulesco e Scelsi.

Guido Michleone