Recensioni

Il North East della Session Americana

Il North East della Session Americana

Riflessioni attorno a un garden disco folk-rock

Guido Michelone
 

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Nel booklet del cd, all’inizio del commento, il critico Steven Beeber riprende il poeta ottocentesco Walt Whitman che definisce l'America come ‘moltitudini’: e tale in fondo può dirsi questo tributo del sestetto allargato formatosi a Cambridge nel Massachusetts, che, al 7° CD rende omaggio alla propria terra (grosso modo il New England) attraverso 14 musicisti ‘locali’, rileggendo generi eterogenei in chiave sobriamente folk-rock, talvolta eguagliando l’originale come accade ad esempio con Roadrunner dei Modern Lovers.

La rivista americana ‘Rolling Stone’definisce i Session Americana come “una rock band in una tazza da te o un gruppo folk in una bottiglia di whiskey”. Da Boston dunque, per quest’album il quintetto base con Dinty Child, Jimmy Fitting, Billy Beard, Ry Cavanaugh e Jon Bistline, validissimi musicisti disposti a a produzioni eclettiche, ma di alta qualità, affrontano North East quale `esplorazione introspettiva, avente il comune denominatore della provenienza etnica, ovvero a parte nord orientale degli States, che da circa un secolo fornisce all`american songbook esempi magistrali.

Sul valore delle singole canzoni, dice al proposito Remo Ricaldone su ‘Planet Country’ che dal largo “spettro di proposte provenienti da nord della ‘Mason-Dixon Line’, troviamo storytellers del calibro di Kris Delmhorst e di Jeffrey Foucault, tra i migliori cantautori della loro generazione, il bravissimo chitarrista Duke Levine, qui anche a mandola e dobro, le eccellenti armonizzazioni vocali di Jennifer Kimball e un insieme di talenti che rendono il disco un piacevolissimo ed intelligente mix di tonalità. Il repertorio è imprevedibile e vincente, dalla splendida Riding On The Railroad di James Taylor (stava su uno dei suoi capolavori, Mud Slide Slim) a Merrimack County di Tom Rush passando per la nobile canzone d’autore di Patty Griffin (Goodbye), di Bill Morrisey (You’ll Never Get To Heaven) e di Carly Simon (Coming Around Again).

Ma Ricaldone osserva pure che l’album vanta persino episodi non cantautorali, partendo ad esempio da generi come “il rock americano più alternativo con Jonathan Richman (la classica Roadrunner), Morphine (l’intensa ballata The Night) e Pixies (Here Comes Your Man) ripresi con grande passione e per canzoni le cui melodie travalicano generi e stili per presentarsi nelle versioni dei Session Americana come genuine parti della tradizione. Esempi limpidi sono Trip Around The Sun, canzone che ricorda il delizioso folk delle sorelle Kate e Anna McGarrigle (chi si ricorda anche della versione in coppia di Jimmy Buffett e Martina McBride?), il soul-gospel di Dim All The Lights firmata da Donna Summer (!) e la delicata Air Running Backwards, brani che contribuiscono a creare un insieme assolutamente brillante e da consigliare.

Nel fare tutto questo Session Americana, come illustra Laura Bianchi su ‘Mescalina’: “Per compiere l`operazione, il gruppo si è affidato a amici e collaboratori di quelle zone, chiedendo loro di suggerire brani significativi della loro terra, senza limitazioni di epoca o generi. Ben lungi dall`essere un miscuglio poco omogeneo di titoli, o, peggio una copia degli originali, il disco sorprende per una coerenza interna, data indubbiamente dalla cifra personale che i singoli musicisti della band forniscono, rendendo il suono sfaccettato e ricco”.

E la Bianchi individua pure fra le 14 song dell’album alcune perle brillantissime: “Che ai Session Americana piaccia suonare insieme, è chiaro: molte sono le tracce dalle quali traspare la gioia della musica, dal piccolo capolavoro Roadrunner, del mai abbastanza celebrato Jonathan Richman, all`energetica You go your way, dipinta da Amy Correia, ma qui impreziosita dalla voce di Rose Polenzani e immersa in una salsa alla Dr. John, davvero gustosa”.

Ma infine esistono, in quest’album stupendo, persino momenti di intimità e riflessione dove “brillano - è ancora la Bianchi a parlare - le atmosfere create dal dialogo fra le corde, vocali e degli strumenti, come nella dolce bonus track Coming around again, che ci ricorda che proviene dal Nordest anche la splendida Carly Simon, ma che qui viene interpretata da una voce che ricorda James Taylor, o la Goodbye di Patty Griffin, qui resa in una versione molto rallentata, sottolineata dalla calda voce di Jennifer Kimball, da una suggestiva steel guitar e da una percussione soffusa, che dà ulteriore emotività alle parole della canzone”. Per concludere la versione italiana pubblicata da Appaloosa (e distribuita dalla milanese IRD) contiene tre canzoni in più rispetto alle altre edizioni che sono composte da undici tracce anziché quattordici.

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Cfr.: Session Americana, North East, Appaloosa Records, USA, 2019.