Recensioni

Il viaggio dei viaggi assieme a Gianluca Barbera

Riflessione attorno al nuovo romanzo dello scrittore tosco-emiliano

Guido Michelone

Con il nuovo libro, Il viaggio dei viaggi, Gianluca Barbera sembra completare un ideale trittico sul tema del viaggio di esplorazione, che vede in Magellano e Marco Polo i protagonisti dei due omonimi romanzi usciti rispettivamente nel 2018 e del 2019. Nel terzo episodio però i protagonisti viaggiatori sono molti (nove per altrettanti episodi), ma soprattutto vengono inquadrati in un contesto letterario che invece riprende la coralità di Finis Mundi (2014) e La truffa come una delle belle arti (2016) che segnano l’esordio narrativo dell'autore, dopo alcuni racconti apparsi su riviste e antologia e dopo un paio di biografie storiche (Anna Frank e Gheddafi) e un'altra romanzata (Jesse James).

Ecco quindi che una tipica scolaresca liceale (capitanata dal professor Terranova) è in visita a un immaginario museo dei viaggi e delle esplorazioni: grazie alla suggestione degli oggetti esposti e a un libro dagli straordinari poteri, i personaggi precipitano in una grande avventura attraverso il tempo e lo spazio; dunque emerge quale primattrice l'arte di viaggiare in tutte le sue forme: per cielo, mare, terra, abissi, cosmo, perfino aldilà e cyberspazio. La galleria dei viaggiatori risulta indimenticabile - Darwin, Livingstone, Belzoni, Magellano, Marco Polo, Walpole e Gray, Nobile e Amundsen, il re Ferdinando di Borbone, Armstrong e Aldrin della missione Apollo - in un romanzo che contiene il mondo intero, tra ieri, oggi, domani.

Riassumendo, anche se la sintesi non dà affatto l’idea della bellezza e della complessità del libro stesso, ne Il viaggio dei viaggi, si legge dunque di un viaggio nel tempo, ossia a cavallo di una time machine quasi come quelle inventate da H.G.Wells per i suoi romanzi fantascientifici. Ma occorre sottolineare il ‘quasi’, perché Barbera è ben consapevole che tale viaggio al momento ancora non si può fare, nonostante le teorie scientifiche dei buchi neri quale ricettacolo di ogni forma di vita passata-presente-futura. Esiste però, secondo l’autore,il viaggio della o nella propria mente, giacché si viaggia sempre (e si può viaggiare ovunque) con la mente. E al proposito egli cita un’esperienza comunissima: “Due persone che fanno insieme lo stesso viaggio, in realtà fanno due viaggi distinti, vedono cose diverse. È una questione mentale. Se sei felice, bendisposto, farai bei viaggi; se sei maldisposto ogni viaggio risulterà spiacevole”.

Tornando a Il viaggio dei viaggi quale opera letteraria, ciò che viene finora (grosso modo da inizio maggio) pubblicato dai critici è una valutazione complessivamente positiva, giacché molti sottolineano in primis l’uso raffinato della lingua italiana, un uso molto apprezzato nella versatilità con la quale l’autore esprime i diversi momenti storici di personaggi compresi tra il Medio Evo e la stretta attualità; la stampa discute altresì del senso di avventura che sprizza da ogni pagina, talvolta azzardando giusti collegamenti con Verne, Salgàri, London, Stevenson, Vassalli. E Forse Barbera è davvero l’inauguratore di una nuova stagione della narrativa di avventura, che in Italia langue da circa un secolo, benché si dovrebbe evidenziare maggiormente l'universalità del messaggio del libro nel suo carattere esaustivo, nell’essere insomma opera-mondo.

Il viaggio dei viaggi risulta perciò un tentativo anche pedagogizzante di recupero del rapporto adulti/giovani (Terranova/scolaresca e figlia) mediante un rituale di passaggio, dove Barbera ha gioco facile raccontare e ascoltare le generazioni:, dentro di lui, ovvero nel libro, emerge altresì la voce dell’adolescente che si apparenta al sogno di evadere dal proprio tempo, dalla realtà quotidiana che attraversa tutti.

Il viaggio dei viaggi è inoltre scandito dalla situazione adulto/giovani con gli episodi ‘storici’ inseriti tra un capitolo e l’altro, ma che vengono per così dire visualizzati nella narrazione con i diversi due mondi che comunicano grazie al canale dell’immaginazione, che, a sua volta, si serve come medium degli oggetti strabilianti presenti nelle sale del museo e di un libro dagli straordinari poteri, per il cui tramite la scolaresca e il professore precipita no in una grande avventura attraverso il tempo e lo spazio, proprio come a cavallo di una macchina del tempo.

Per viaggiare in nuove dimensioni, infine, Barbera ha un supporto fenomenale, che è la grande tradizione filosofica occidentale, come egli stesso, in conclusione, ribadisce: “Anche le grandi opere dei filosofi creano mondi che trascendono il nostro. L’iperuranio di Platone, il primo motore immobile di Aristotele, il dio panteistico di Spinoza, le monadi di Leibniz, il solipsismo di Berkeley, l’Essere di Parmenide e quello di Heidegger, il Dio che pensa sé stesso di Hegel, gli Eterni di Severino. Li ho letti come mondi fantastici, colossali costruzioni alla Gaudì, immani città invisibili. Comunque sì, mi piacciono i vinti, i cattivi, gli sconfitti. Titanici ma sconfitti. Sono le regole dell’epica. Ma anche della commedia. E io le pratico entrambe, mescolandole”.