Recensioni

LA DISMORFIA DEL NOSTRO AMORE

                         a cura di Giuseppe Rizza

Ad accoglierti (fin dal titolo) nella lettura della raccolta di Felicia Buonomo sono una serie di citazioni: da Amelia Rosselli a Vasco Brondi, passando per Chandra Livia Candiani, così che durante la lettura della prima delle tre sezioni si percepisce qualche eco lontana di una dualità dialogica della protagonista che ha numerosi esempi nella poesia italiana degli ultimi decenni, quasi uno scontro all’arma bianca, davanti allo specchio, fra voci appartenenti alle stesse viscere.

Fin dai primi versi (M’innamori/ come il gelo sul lungolago di Mantova) la figura che emerge in rilievo dalle pagine della Buonomo è quella di una donna accoltellata e fatta a pezzi da una mano chiamata amore (goffamente mi rialzo) che fa continuamente i conti con se stessa (io il mellino).

La voce protagonista dei versi di Cara catastrofe si mette a nudo senza veli, (la mia mano avrà sempre / la forma della carta, penso), a tratti sentenziosa fino ad un finto sarcasmo (nei secoli dei secoli. Amen; è tutto quello che ho da dire/ Vostro onore) l’autrice si serve di una lingua piana, priva di virtuosismi, ideale per essere letta da chi non ha confidenza con i sempre più ristretti scaffali di Poesia e tenta di avvicinarsi al genere temendo il verso di qualche fera nascosta fra i volumi di Neruda e Hikmet.

Tema assoluto del libro è quello della materia amorosa, della gestione delle sue conseguenze, della contrattazione del dolore, e anche se una corda erotica attraversa sottopelle la raccolta (e che copulare è da sempre/ il metro della mia bellezza) più si va avanti a leggere più la voce che risalta dai versi sembra quella di una gatta randagia che tenta di fermare un passante fingendo il ruggito di una tigre: il risultato più probabile in chi vi si imbatte è un sorriso tenero, una carezza appena abbozzata.

Se il verso della Buonomo risulta quindi accessibile sia dal punto di vista lessicale che sintattico scontando da una parte l’assenza di slanci linguistici d’altro lato sorprende per l’innocenza con cui la sua voce risulta priva di sovrastrutture concedendosi al lettore senza filtri, mettendosi al servizio di un’opera che potrebbe essere utile ponte per avvicinare il grande pubblico all’avventurosa impresa di leggere poesia.

Quello della Buonomo è quindi un verseggiare legato alla corporeità delle membra che soggiacciono alla tortura dei sentimenti e il risultato è proprio tutto caricato sulla sostanza della materia, scontando altresì un minor peso specifico delle parole.

Cara catastrofe potrebbe quindi diventare l’emblema di una scelta di campo, una pietra di paragone in merito alla linea editoriale che riguarda le pubblicazioni di poesia nel nostro Paese: tentare di avvicinare gli italiani alla lettura in versi e alla qualità della nostra poesia contemporanea porta inevitabilmente ad una scelta popolare che abbassa la lingua per rendere più comprensibile ed accessibile tutto il resto?

La mia mano avrà sempre
La forma della carta, penso.
La mia sempre quella della forbice,
mi rispondi.