Recensioni

Ogni amore è improvviso – Domenico Cipriano

a cura di Mario Famularo


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Sulla tua faccia il rossore
di vino e ti sfioro l’orlo
della camicia ma non lascio
che il tocco scombini ogni forma
ed osservo il tuo riso, il gioco
parlando, sfiorando la fronte.
Attiro alla voce la voglia
di vita, risalirei nella valle
profonda le dita ed aspetto
godendo (come allora) il tuo viso:
ogni amore è improvviso.

(Domenico Cipriano, “La grazia dei frammenti”, Giuliano Ladolfi Editore, 2020)

Con un abile serie di accorgimenti eufonici e ritmici, tra suono e sensi, questo testo di Domenico Cipriano raffigura con precisione un sentimento profondo, fatto di dettagli, di componenti minime ma allo stesso tempo decisive, riconsegnando abilmente una relazione di innocente intimità, di autenticità semplice e rara.

Il rossore del vino si mesce insieme a quello dell’imbarazzo, cui l’io del testo risponde con cura, con gesti leggeri di attenzione (“ti sfioro l’orlo … sfiorando la fronte”) dove il desiderio di un affetto delicato si unisce alla premura “che il tocco (non) scombini ogni forma”, godendo del “riso”, del “gioco”, della “voglia di vita”, del “viso” della persona cara.

Quello che sembra un testo semplice mostra, in ultima istanza, l’aspetto più prezioso delle relazioni profonde ed autentiche: l’amore che fa riemergere il lato ludico, fanciullesco, la premura incolpevole, il desiderio di cura e di attenzione genuina; e nella parte conclusiva del testo, infine, si ribadisce come il tempo consolidi questo genere di rapporti, per quanto rari, amplificandone l’intensità e la tenerezza – soprattutto se il tempo lascia vivo l’imbarazzo, il piacere di un’espressione del viso, la “voglia di vita” che alimenta e avvolge, e l’intuizione, rivelatoria e determinante, che l’amore è qualcosa di improvviso e fulmineo, che si manifesta in sensazioni istantanee e impreviste, a maggior ragione se tale fenomeno riesce a ripetersi, con la medesima spontaneità e naturalezza, a distanza di anni tra le stesse persone.

È notorio che l’argomento in questione è il più difficoltoso per chi si occupa di versi, considerato il pericolo di mostrare il fianco a sentimentalismi, luoghi comuni, eccessi e banalità di ogni sorta, che portano, in ultima istanza, una spiacevole desensibilizzazione nel lettore, quando l’intenzione dovrebbe essere proprio quella di restituire un dettaglio essenziale, minimo, prezioso: si può dire che Cipriano, con una parola misurata e puntuale, non è caduto in questa trappola.

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