Recensioni

A Pasternak

Una lettera inventata

Praga, 30 maggio 1960

Carissimo Boris Leonidovič,
ha scelto questi versi tra le svariate centinaia che scriveste perché mi si confanno. Amo sentirvi nominare verste e larici betulle, e l'acciaio delle corazzate che riluce nel tramonto mentre la corazzata si dirige a Odessa. Del nostro incontro a Peredelkino, voi leonino, voi asiatico, voi la musica, ho portato l'incantevole didascalia delle immagini trasfigurate delle guerre, il grande 1905, e dei russi trascorsi, nel vostro zar sinora. Precisissime.
Nel mio percorso di avvicinamento slavo non avrei saputo immaginarvi intero. Che la vostra lingua è un'opera ineffabile, fatta di intensione e catafratta. Scioglie la neve per gradi, poi la rinsalda.
Una ribaditura, nel quartiere illegale dei Georgiani. Tu, socialista, nell'avventura delle bombe mentre Mosca brucia e ti uccidono il patrono della scuola di musica. Descrivi, descrivi, descrivi l'ammutinamento e la lotta ed il pérdono, con schemi fissi che rompi, Marinetti lo scaraventerà.
Dico che è una lingua scomoda, anche, perché non corregge e non nasconde il dubbio e la reticenza. Svolge rapidamente ciò che vede e pensa, rileva i baratri , « tutta la brodaglia spirituale/ dei concepimenti e delle agonie/ fra la neve, la mota e i rintocchi/ dinanzi a lui ». Anche per questo mi avvalsi nel '57 dei suggerimenti di un critico polacco, che conoscerete, che fu a lungo con voi.

Come ho potuto, ma bene, ho tradotto in verso libero questa musica scientifica, grazie per le delucidazioni, di voi maestro padre schiavo come schiavi apprendisti figli tutti noi.

Con grande attenzione.

Angelo Maria Ripellino