Recensioni

UNA BRICIOLA SUL VESTITO DELL’UNIVERSO

Ottant’anni che sono al mondo e non capisco niente di cactus, ragni, tartarughe. Morirò stupido.

Cees Nooteboom è uno dei maggiori scrittori viventi di questo pianeta, ma è anche, se non soprattutto, uno dei maggiori poeti viventi. E si sente.

La sua prosa è imbevuta di lirismo anche quando scrive di cactus, e di una tartaruga che morde un eonio, e se ne serve per scrivere in una forma ibrida, a metà fra il diario e gli appunti, il saggio e l’autobiografia.

L’autore olandese inizia con il descrivere, o forse sarebbe meglio dire animare, il giardino della sua residenza estiva nell’isola spagnola di Minorca, per proseguire con riflessioni e ricordi su Borges e Gombrowicz, Dante e alcuni autori ungheresi, sul ruolo dell’intellettuale in rapporto alla contemporaneità (anche se forse i fugaci commenti politici sull’attualità e le sorti dell’Europa risultano meno interessanti e originali di tutto il resto), ma soprattutto spaziando sull’intorno, su ciò che circoscrive il suo sguardo: l’anima vegetale del suo giardino, e talvolta anche quella animale.
Ma se appunto le pagine che spiccano sulle altre sono quelle dedicate all’osservazione e alla variazione apparentemente minima del suo giardino ([…]ed è tempo che ti chiuda nel tuo giardino mentre tutti gli altri procedono frenetici e inarrestabili in un mondo che è tutto un malinteso) che risultano utili al poeta per aprire nuove riflessioni e nuovi link sul mondo non solo circostante, anche le ricche pagine intorno alla letteratura, ai libri, agli scrittori permettono al lettore di scoprire e intraprendere nuove strade.

Ho la sensazione di aver passato ore al trapezio, è l’effetto che fanno certi libri. Senza rete, il pericolo di un salto mortale: può succedere anche leggendo.

Ed è proprio questo salto mai brusco, fra una citazione ed una riflessione, a rendere il libro un’opera che riesce ad essere imbastita con un materiale apparentemente, volutamente, minimo.

Il suo variare di argomenti, aggraziato come quello di una fronda smossa dal vento, è la sua forza al pari di quella di arricchire il racconto attraverso uno sguardo che oltrepassa la propria camera, al pari di una massaia che riesce ad estrarre dalla pentola una minestra fumante con i soli pochi ingredienti che si ritrova in cucina.

In fondo è già tutto suggerito nella parentesi di pagina 120:
C’è solo un modo di leggere, quello attraverso la paranoia: tutto è stato scritto esclusivamente per chi in quel momento ha in mano un libro.

di Giuseppe Rizza

Cees Nooteboom, 533, Il libro dei giorni; Traduzione di Fulvio Ferrari, ed.Iperborea