03 Sul benessere organizzativo

Non starò qui a tediarvi con tutta la paccottiglia pseudo-psico-scientifica su leadership orientata all’ascolto, intelligenza emotiva, valorizzazione dei punti di forza, importanza della delega, coaching, decisionalità condivisa o su forme di welfare aziendale che prevedano la mensa vegana, l’asilo nido per i cagnolini, il distributore automatico di benzodiazepine e altre amenità: si tratta di espedienti funzionali a nascondere il reale stato delle cose. La verità sul campo è un’altra: le organizzazioni moderne si fondano sul malessere aziendale: sovraccarico allostatico e ostilità relazionale sono il perfetto connubio per migliorare le performance individuali. Il malessere porta frustrazione, scontentezza, depressione, a cui il nostro organismo reagisce sviluppando voglia di rivalsa, desiderio di primeggiare, impulsi maniacali che aumentano la produttività. Per questa ragione da po’ di anni, spacciandola per deontologia professionale, si stigmatizza quello che fin dalla notte dei tempi è stato l’unico vero elemento di coesione e affezione aziendale: il sesso tra dipendenti.

Le relazioni carnali tra pari grado, tra capi e subalterni, con provvide sortite oltre i tornelli coinvolgendo mogli e mariti di colleghi in ménage a tre, quattro, cinque, in crescendo fino alla tombola orgasmica, sono stati il fondamento del boom economico – coevo non a caso con il movimento per la libertà sessuale. Adesso siamo giunti al paradosso che sia sufficiente una chat di servizio dalla quale promani un quanto di erotia, che due colleghi s’attardino in archivio, che una segretaria carponeggi all’ombra di una scrivania perché scattino censure, s’irroghino sanzioni, si notifichino licenziamenti. Ma la cosa più assurda sapete qual è? Che in quella spirale mitico-emulatoria che vorrebbe assimilare un consiglio comunale a un consiglio d’amministrazione, anche il pubblico impiego è afflitto dalla medesima sindrome coitofobica. Vi pare normale che un valente istruttore direttivo perda il posto per una copula tra contubernali? Prendiamo il caso più autorevole di pubblico impiegato: il guerriero greco, disposto a morire per senso del dovere e fedeltà istituzionale; ebbene, costui aveva rapporti sessuali sistematici con i propri scudieri e con le ancelle, senza che ciò ne deteriorasse il rendimento in battaglia; al contrario, era ancora più indomito e feroce al solo pensiero di tornare al più presto nei propri attendamenti e riprendere la sessione sessuale a cui aveva dovuto soprassedere. Vi rendete conto che se Achille fosse vissuto ai giorni nostri sarebbe stato espulso dai ranghi dell’esercito per via della tresca con Patroclo?
Alle tre E della pubblica amministrazione: efficienza, efficacia ed economicità, va aggiunta la quarta: l’erotismo. Volete funzionari produttivi oltre ogni limite? Create stanze dell’affettività per ogni piano; garantite una carriera ai seduttori seriali; togliete i buoni pasto a chi è troppo casto; agli scatti di anzianità preferite quelli di promiscuità. La tal funzionaria non vuole rilasciarvi l’impegno di spesa? Riprovateci dopo averle regalato un orgasmo multiplo. Il vostro capo è contrario a una promozione? Sarà più incline dopo una sessione di baci singaporiani. La centrale unica appalti si oppone allo snellimento procedurale? Una gang-bang gli farà cambiare prospettiva sul principio di rotazione. È per questo che va chiuso l’Istituto Poligrafico e censurata la Gazzetta Ufficiale, per promuovere la diffusione di una Gazzetta Ufficiosa che pubblichi annunci personali a spese di un neocostituito Istituto Poligamico dello Stato.