Approfondimenti
Ballerina e la danza con l’Errore (CGristina Basile + Marzia Catalani)

Ballerina si tolse la gonna di flamenco e la lasciò cadere a terra.
Troppo stanca per tornarsene a casa, si avvolse nei suoi colori e si assopì.

Poco prima di prendere sonno, si chiese se anche quella notte avrebbe incontrato a il suo Errore. Per quanto il tempo passasse, quel monellaccio era sempre pronto a perseguitarla. Ballerina ce l’aveva nella testa e nel cuore, come un tarlo.
La cosa più insopportabile era che, ogni volta che lo incontrava in sogno, Errore le sorrideva sornione, come se si prendesse gioco di lei.
Ballerina chiuse gli occhi e, poco dopo, Errore le venne incontro. Come al solito, iniziò a punzecchiarla ridacchiando. La accusò di non aver fatto questo e quello, di essere troppo così e non abbastanza cosà. Stizzita, Ballerina gli chiese perché ridesse di lei in quel modo. Errore rispose che finché non avesse imparato a ridere dei propri Errori, questi si sarebbero trasformati in Orrori, e lui avrebbe continuato a ridacchiare.
Per dimostrarglielo, squarciò il velo che la teneva imprigionata e le mostrò il grande albero sotto il quale Ballerina andava spesso a singhiozzare.
Ai suoi piedi giaceva un tappeto fitto di foglie autunnali, che avrebbero voluto sollevarsi e tornare a turbinare, ma che Ballerina teneva inchiodate al suolo con i suoi malumori e con frasi come: «Ho sbagliato tutto! Sono una stupida! È tutto finito!»

Poi Errore le indicò una casetta in lontananza, illuminata da una luce azzurrina.

Dentro si muovevano quattro figure femminili.
«La seria, la timorosa, la tenera e l’allegra…» disse Ballerina, come se le riconoscesse. Le quattro sorelle giocavano insieme, ma ognuna conteneva l’altra, come matrioske.

Quando Errore le chiese perché non andasse da loro, Ballerina rispose che, per quanto i colori la attirassero, le rocce da attraversare erano troppe. E poi temeva che qualche animalaccio sbucasse dall’erba e la divorasse.
Il mattino seguente si svegliò di cattivo umore.
Pensò di aver commesso un altro Errore: avrebbe dovuto raggiungere le sorelle invece di restarsene sola a piangersi addosso.
Ma, prima che anche quell’Errore si trasformasse in Orrore, ebbe un’idea.
Avrebbe costruito lei stessa un sentiero verso la casina, a colpi di pennelli e pennarelli.
Sgusciò fuori dalla gonna di flamenco e si mise all’opera.
In men che non si dica creò un prato pieno di fiori e un ponte meraviglioso, più bello di un arcobaleno.

Dipinse anche un ciliegio, perfetto per arrampicarsi.

Era un tripudio di colori: rosa, rosso, verde, giallo, blu.
E, mentre dipingeva, persino la paura che dall’erba potesse spuntare qualcosa svanì.
Non appena videro il sentiero, le quattro sorelle uscirono correndo come matte e la raggiunsero sul prato, seguite da Orrore ed Errore, increduli.
I sette si misero a ballare come matti.
Era tutto così vivo, così pieno, che Ballerina si stropicciò gli occhi.
Ma quella volta non si svegliò.
La realtà era diventata più bella del sogno.
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