Hai le calze scure
e i sandali coi brillantini
faccio una foto perché esistano
per sempre o almeno ora
i tuoi piedi oggi
sotto il sole che non sappiamo
le sue ombre senza pelle
le parole che ci diamo
passando i minuti
con un sottile respiro


Sono i giorni degli insetti tornati
lo scarabeo cammina
già stanco tra le margherite
tutto ronza in giardino
le formiche che cercano riparo in casa
perché di sopra hanno spruzzato
il veleno due o tre che esplorano
il pavimento
mentre ancora sussulto
alla solita sirena


La bella la grande illusione
distruzione che non fa macerie
le parole una sopra l’altra
l’incubo leggero di sempre
far crollare e poi tirare su
toccarti scioglierti averti
galleggiare suono fra i suoni
non rispettare il tempo né scegliere
nascere e invecchiare insieme
l’orizzonte è una supposizione
viola è il mare e anche verde
l’inutile limite dei mai più
il mostruoso non-ancora-là
vedere due volte il primo tramonto
un soccombere che ancora non nuoce
e insieme il tagliare delle carezze
le affilate dita di rosa dell’aurora


Sfilano le bare e i versi
cieco nella piccola peste
non credevo in niente
credo in tutto
ci sono giornate di sole
picchia sulla nuca
picchia sulla pancia
se non ci fosse il bambino
sarei io a abbracciare forte
il tubo pluviale
e le canne del giardino
che diventano sempre più sottili
come queste infilate nel corpo


Gli animali

Torneranno i lupi e gli orsi in città
falchi poiane marmotte camosci
i cervi fra le auto parcheggiate
e il riccio prenderà coraggio
camminerà a bordo strada da brescia a prato
gli occhi dei gatti non si infrangeranno
contro l’abbaglio dei fari
il tempo scorrerà senza misura
solo il buio della notte detterà legge
sui prati e gli alberi cresciuti
e quando i superstiti riapriranno la porta
per uscire a vedere il mondo cambiato
intoneranno il canto del merlo
senza cercare nessuna spiegazione


Caldo di fine inverno dicono
ma domani torna la neve
scorro il dito sulle tue vene
seduto nel paradiso all’aperto
quest’angolo verde e grigio
di casa che stavamo cambiando
è troppo piccola per sperare
per stare fuori tutto il giorno
senza cuffia né altri desideri
c’è invece un profumino di neve
ma come di una neve lontana
inutile fra i raggi di sole
entriamo a ripararci subito
giù dai gradini tra gli angoli di sole
è una casa in piedi finché può
e non fa più tenerezza perché
se ci ammaliamo ci impestiamo
noi della casetta tutti e tre
ma non ammaliamoci prima del tempo
leggiamo molto facciamo l’amore
quando si sveglia cicio giochiamo a pallone
c’è il giardinetto per fare l’evoluzione
della margherita virulenta
oh che pena la salita
sa di salvezza annichilita
risolviamocela questa vita
non cresce più l’erba
non piove da mesi
nulla siamo
e sia pace
nulla possiamo
e calvario sia

Nota biografica:

Giovanni Peli (1978) è un autore bresciano.
Prolifico e versatile, ha pubblicato varie raccolte poetiche, racconti, testi teatrali, testi per bambini e dischi cantautorali.
www.giovannipeli.it 

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