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Le bolle nere sul pavimento nero della palestra pallavolaia

non esistono più, permanenza nella capacità dell’uomo

a richiamo della coscienza

di nozioni del momento anteriore rispetto all’attuale.

Sugli avambracci a elevazione muscolo-scheletrica da rinforzo

in rinforzo acetato e il pelume.

Fregata la squadra più forte della provincia del capoluogo di provincia.

 

 

Una fotografia in tutto l’universo.

 

 

Mura rimaste nella rimembranza

da ristrutturazioni manomessa.

 

 

Le bolle nere sul pavimento nero della palestra non esistono più dalla pavimentazione verde.

 

 

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Morsa l’epidermide sopra l’osso frontale in cucina,

convivente,

torna tutto nelle rifiniture o nella ceramica di un pavimento insoddisfacente.

Occhi, divieto di cinque anni fa,

aumentata secrezione lacrimale dal Falerio-Passerina-vino da tavola qual è.

Calore in dispersione da ricarica.

 

L’ultimo giorno di scuola a colazione ad un certo punto ha detto: “Aheee, aheee, aheee” alla scolaresca allibita dall’ipotesi infondante.

 

 

Le espressioni di una religiosità interiorizzata

giustappostandosi sul letto nel sonno

del passaggio dal solstizio all’equinozio.

 

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Lontano dalla cucina, nella camera dal letto ternaria,

stipulato un patto d’eccezione

siglato dall’increspatura lieve delle due regioni laterali della faccia,

compresa tra il margine inferiore dell’orbita,

la linea d’impianto del naso,

la commessura delle labbra

e i margini inferiore e posteriore della mandibola

per visionare autotrasporti psichedelici su Youtube.

 

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Mentre tutti riwiwiwiwiwiwiwiwiwiwi wi sulle piattaforme -fi.

 

Con figlio nuova terra per capacità di ricaptazione di memorie.

 

In cintocinquanta metri quadrati di spazio per Super Tele milanista in sgonfiezza progrediente e convessa per due,

dopo decenni da cui.

Erba.

Porta di ferro una, l’altra legno.

 

L’Alfa 155 scivola sulla plastica

dello scivolo gialla senza morti e lo fa innumerevoli volte,

ma meno del rastrello rosso sull’erba uccisa.

 

Ricordo nuovo inviolato, ora,

padroni di stati di coscienza

di quanto sia stato avvertito come prodotto

da uno stimolo esterno o interno

nel regno a nocche congelate da riscaldo.

 

 

Ci avranno vicini irti giardini

di femmineo e tacito fogliame.

 

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Figlio.

 

Frutto cespitoso, caula breve dentro, con, su iridi di nocciola nera

che continuano rizomatosi, pubescenti, lo

incontri

un odore in rilevo,

dentro ridotta piramide nasale

sul piano meridiano della faccia.

 

La casa è areale di specie.

 

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Colori a cera dimenticati nei mesi iperborei,

impugnati con la destra a coltello squartaio,

senza motricità fine creano linee ondulate verbali

e punti silenziosi violentissimi.

Sulla griglia di carta riciclata

un’abrupta grammatica metafisica kandiskiana.

 

Un bambino non sa nulla della grammatica metafisica kandiskiana.

 

Nota biografica:

Marco Plebani , (Jesi, 1978) è insegnante di lettere presso la Scuola Media “Enrico Fermi” di Macerata (MC).
Libri editi: “Un giorno qualsiasi” (Ed. OTMA, Milano, 2011), “Decimo Dan” (Ed. La Gru, Latina, 2022).

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