Approfondimenti
La passione dell’ostacolo (II)
Un saggio di Francisco Morán su Juana Borrero
Traduzione e cura di Gordiano Lupi
2. Una breve parentesi prima della morte di Casal: Il viaggio negli Stati Uniti.
![]()
Nella primavera del 1892, Juana e suo padre si recano negli Stati Uniti. Secondo la testimonianza di Dulce María Borrero, il motivo di questo viaggio furono le “relazioni attive (di Esteban) nella Giunta Rivoluzionaria di New York” (Evocación 25). Una volta a New York, José Martí, “con le sue parole di miele e di fuoco”, continua Dulce María, presenta “alla colonia cubana di New York la bimba prodigio” (26). È durante quel viaggio che Juana aveva scritto il sonetto Apollo, forse la sua poesia migliore. Esteban, inoltre, lascia a Martí, come ricordo, “alcune piccole opere pittoriche di Juana, che ha già sentito il paesaggio”, arte nella quale fu iniziata dal pittore spagnolo Sanz Carta (27) (4).
Di ritorno a Cuba, Juana prende lezioni di pittura con il pittore Armando Menocal (5), che, certamente, dipinse l’unico ritratto a olio che venne fatto in vita a Casal, così come un’impressionante tela che riproduce la caduta in combattimento di Antonio Maceo. Casal, da parte sua, commentando il genio pittorico di Juana, afferma:
“Una breve serie di lezioni, ricevuta da diversi maestri, è stata sufficiente perché, illuminata dal suo genio, si lanciasse alla conquista di tutti i segreti dell’arte pittorica. Si può dire, senza alcuna iperbole, che ormai è entrata in possesso di ogni segreto. Non mi spieghi teorie, perché per me sono inutili, diceva poco tempo fa Juana a Menocal, dipinga un poco meglio su quella tela e così comprenderò meglio. E, in effetti, al secondo giorno, la discepola sorprese il maestro con un bozzetto incomparabile”. (Julián del Casal, Juana Borrero).

Nella testimonianza di Casal, non solo risalta il talento innato, l’intuizione pittorica di Juana, ma soprattutto – cosa forse ancor più importante – l’affermazione volenterosa del carattere, l’orgoglioso individualismo dell’artista. Sorprende, senza dubbio, la rapidità con cui matura, con cui acquisisce uno sguardo proprio. la morte di Casal, avvenuta l’anno successivo, ha su di lei un effetto devastante, ma al tempo stesso recide i suoi ultimi legami. In questo senso le lettere a Carlos Pío sono, soprattutto, una scusa per scavare in se stessa, per recuperare il suo intimo sentire nella scrittura in cui si stempera, in quel fiume d’inchiostro in cui s’immerge – per un atto di affermazione individuale – mentre ripete ossessivamente i versi di Vergine triste: “Perché in te vedo già la tristezza/ delle persone destinate a morire presto”.
Utenti on-line
Ci sono attualmente 4 Users Online