Recensioni

Elisa Donzelli, album

Una poesia impastata di realtà e una poetessa che ha il coraggio di sporcarsi le mani con la realtà senza perder nulla né della sapienza del verso né della limpidezza del dire. album di Elisa Donzelli (nottetempo, 2021: e la minuscola, sia nel nome della raccolta che dell’editore, non è un refuso) è un’opera multiforme, che intreccia età diverse della vita dell’io poetico e diversi periodi della storia recente d’Italia, toccando il decennio del terrorismo e il ventennio berlusconiano con uguale grazia e determinazione. Scenari e tematiche sono quanto mai vari: spaziano da dolori privati al dolore di un ecosistema in affanno, dalla maternità alla tragedia dei migranti, senza che la raccolta risulti mai eterogenea. Risulta invece immediata, autentica, urticante.

album si apre con un gesto pieno di intimità e al tempo stesso drastico: "ho sognato stanotte / che ti stavo sognando / e così facendo / ti stavo perdendo": una perdita dunque, e un vagheggiamento che rende ancor più dolorosa quella perdita. Più volte nella raccolta si accenna a un'assenza, a un lutto alla base della sensibilità dell’io poetico -forse il trauma originario alle radici di ogni fare poesia. Eppure non manca mai la forza vitale. Forza del linguaggio, che arieggia al linguaggio minimo del quotidiano, ma s’impasta qua e là anche di voci più preziose, come lemmi specialistici e frasi latine, oppure tocca l’inglese e la lingua contemporanea della “comunicazione”, costruendo un edificio sonoro plastico ed espressivo, ma anche rispondente alle necessità metatestuali di un’opera che rimanda continuamente ad altro da sé, ad altri testi non solo letterari -le note finali dell’autrice rendono palesi rimandi ad altra poesia, a notizie di cronaca, alla musica pop ecc., e a questo dobbiamo aggiungere i richiami metatestuali che ogni opera consapevole intesse al suo interno. Molte poesie hanno un tono apparentemente interlocutorio, iniziano con una sorta di preludio e poi procedono a volo d’aquila verso un punto massimo -a volte situato alla conclusione del componimento- che è come una bordata, una coltellata di poesia. Sono, quelli di Elisa Donzelli, componimenti che sembrano cadere dall'alto, con forza, e la sua voce è stentorea anche nei versi più intimi: non appare mai compiaciuta ed anzi è sempre combattiva. Molte poesie crescono come se l’oratore iniziasse un discorso casualmente per poi via via infiammarsi -ma, rileggendole con attenzione, notiamo che le immagini iniziali non sono mai casuali e sono invece figure germinali contenenti in nuce lo sviluppo successivo del discorso.

Se molte singole poesie iniziano con una sorta di preludiare, anche la raccolta nel suo complesso ha un preludio rappresentato dalla prima sezione, Esercizi di disegno, e una coda costituita dall'ultima parte, Aprendo la notizia. A una lettura avveduta, album si rivela un’opera che tende al poemetto, costruita come un pezzo musicale molto rigoroso, ma anche molto libero: come certe musiche barocche, o certo jazz di Miles Davis o John Coltrane, dall'acuto senso formale.

Le bordate poetiche che Elisa Donzelli ci dona hanno la capacità, spesso, di cogliere l'aria del nostro tempo con rara forza icastica; altre volte hanno carattere più intimo. Sempre tuttavia osserviamo l’apertura dell’Io a un Tu o l’emergere di un Noi fortemente inclusivo: i migranti, le donne siriane, tutta la sofferenza del mondo si riversa nelle parole di una poetessa che è sempre in ascolto e in relazione, e che rivela uno spessore umano grande quanto quello letterario. Elisa Donzelli ha il vero dono della sensibilità, che non è quella verso se stessi e il proprio disagio connaturale alla condizione umana, ma quella verso il mondo, verso gli altri. Una sensibilità spinosa e fiera quanto forte è l’assalto del mondo che la assedia, ma sempre presente senza cedimenti, senza la tentazione di fuggire la lotta o di ripiegare su se stessi. album è una di quelle opere che, pur nel pudore con cui sono scritte, rivelano moltissimo dell’umanità di chi scrive, ed è un rapporto umano quello che si instaura a fine lettura -posto però che sia stata una lettura attenta, consapevole, padrona dei macrotesti fra cui la poesia si muove.