Recensioni

Fiori nuovi nella neve – Bruno Di Pietro

a cura di Mario Famularo 

nelle pietre sconnesse
delle strade
l’erba silenziosa
il papavero spontaneo
talvolta i frammenti
i semi di prima
senza uno scopo
un dopo

come sarebbe bello
aspettare con te
quel giorno dell’anno
dalla luce più breve
cercarla nei corpi
germogliare al mattino
fiori nuovi nella neve

(Bruno Di Pietro, “Frammenti del risveglio”, Oèdipus, 2021)

Questi due frammenti di Bruno Di Pietro condividono un’immagine, di cui sono in qualche modo il reciproco rovescio: un attento osservare il divenire della natura, lo svanire imperfetto che si fa vitalità improvvisa, e allo stesso tempo fragile (senza con ciò portare alcun carico di significato, né uno specifico “fine”, né alcuna garanzia di durata), da realtà osservata si fa possibilità, in cui l’io del testo trasfigura insieme alla sua compagna, nell’attesa di una miracolosa metamorfosi, che si traduce in comunione con il mondo ed esperienza di rinascita.

In particolare, le “pietre sconnesse / delle strade” raffigurano un quadro di imperfezione, quasi di rovina, in immediata opposizione a “l’erba silenziosa” e al “papavero spontaneo”, che sulla roccia priva di connessione in ogni caso attecchiscono vitali, insieme, “talvolta”, ai “frammenti” (di cui è composta la raccolta): sulla rovina del percorso segnato dal tempo, pertanto, irrompono con naturale discrezione i nuovi fiori, insieme a ciò che resta dell’avere esperito il cammino, “i semi di prima” ormai germogliati. Ciò che l’autore sottolinea in chiusa, è che tutto questo non accade con speranza di permanenza, né di significato: è bellezza fine a sé stessa, e pertanto autentica, naturale e in qualche modo terribile, “senza uno scopo” né “un dopo”.

Il secondo testo inizia con un desiderio (letteralmente, perché la coppia descritta sembra quasi “osservare le stelle”), quello di poter “aspettare con te / quel giorno dell’anno / dalla luce più breve”, per diventare insieme quel rapido bagliore, ritrovandolo “nei corpi”, per vivere assieme l’esperienza di una nuova fioritura, “al mattino”, come “fiori nuovi nella neve”. L’immagine in questione è particolarmente vivida, sia per la sintesi operata tra luce del giorno e corpo degli amanti, che si fa occasione di rinascita, sia per l’associazione tra momenti del giorno e fasi della vita, sia per la presenza della neve, tradizionalmente agente della dimenticanza e dello svanire; all’ultimo verso, insomma, Di Pietro affida un messaggio di vitalità e amore che riesce a resistere all’imperfezione e alla rovina del divenire e del suo dissolversi, fiducioso che l’eterno trasformarsi di ogni cosa non potrà negare, nemmeno dopo che la neve abbia coperto ogni cosa, una rinnovata fioritura.

bruno